Trasferimento residenza all’estero per lavoro: è persa la detrazione per canoni di locazione

Il lavoratore che trasferisce la residenza all’estero per motivi di lavoro beneficia della detrazione per canoni di locazione solo per l’anno in cui è risultato fiscalmente residente in Italia

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Il lavoratore che trasferisce la residenza all’estero per motivi di lavoro beneficia della detrazione per canoni di locazione solo per l’anno in cui è risultato fiscalmente residente in Italia

Non trova completo campo libero la detrazione dei canoni di locazione a favore del lavoratore dipendente che trasferisce la residenza all’estero per motivi di lavoro. È quanto emerge dalla Risposta n. 288 del 28 agosto 2020 emanata dall’Agenzia delle Entrate, sciogliendo così il dubbio di un contribuente il quale ha fatto presente che il 21 agosto del 2019 ha trasferito, per motivi di lavoro la residenza all’estero, con contestuale iscrizione all’AIRE.

Questi essendo per il 2019 residente fiscalmente in Italia, quindi, ora è tenuto a presentare qui la propria dichiarazione de redditi e chiede, pertanto, se può godere in dichiarazione della detrazione per canoni di locazione che spetta ai lavoratori dipendenti che trasferiscono la residenza per motivi di lavoro.

La detrazione per canoni di locazione in caso di trasferimento della residenza

L’Amministrazione finanziaria dopo aver illustrato quali sono le condizioni per essere considerati fiscalmente residenti in Italia, ricorda che la detrazione menzionata nel caso di specie è quella prevista dall’art. 16, comma 1-bis, del TUIR, ai sensi del quale:

“Ai lavoratori dipendenti che hanno trasferito o trasferiscono la propria residenza nel comune di lavoro o in uno di quelli limitrofi nei tre anni antecedenti quello di richiesta della detrazione, e siano titolari di contratti di locazione di unità’ immobiliari adibite ad abitazione principale degli stessi e situate nel nuovo comune di residenza, a non meno di 100 chilometri di distanza dal precedente e comunque al di fuori della propria regione, spetta una detrazione, per i primi tre anni complessivamente pari a:

  • euro 991,60 se il reddito complessivo (comprensivo del reddito assoggettato al regime della cedolare secca) non supera euro 15.493,71;

  • euro 495,80 se il reddito complessivo (comprensivo del reddito assoggettato al regime della cedolare secca) supera euro 15.493,71, ma non euro 30.987,41”.

La detrazione si applica solo per l’anno in cui si è fiscalmente residente in Italia

Come evidenziato dall’Agenzia delle Entrate, “la finalità della disposizione in questione è quella di agevolare i dipendenti che, dovendosi trasferire in un comune diverso e distante da quello di origine per motivi di lavoro, sostengono anche l’onere della locazione dell’immobile da adibire ad abitazione”.

La norma, la detrazione spetta per i primi tre anni, dunque, conclude l’Amministrazione finanziaria, il contribuente in questione può godere della detrazione solo con riferimento al primo anno, ossia per il periodo d’imposta 2019 (Modello 730/2020 o Modello Redditi PF/2020) poiché solo per questo anno questi è fiscalmente considerato residente in Italia. Dopo il primo anno, infatti, il contribuente dovrà effettuare nel nostro Paese gli adempimenti fiscali previsti per i soggetti non residenti ed il comma 3 art. 24 del TUIR indica espressamente quali sono le detrazioni che possono essere scomputate dall’imposta lorda dovuta dai soggetti non residenti, tra le quali non vi rientrano le detrazioni per canoni di locazione in commento.

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