Trasferimento legge 104 art.3 comma 1, quando è possibile?

Trasferimento sede lavoro, con legge 104 art. 3 comma 1 per se stessi o per assistere il familiare, il Comune lo rifiuta, cosa prevede la legge?

di Angelina Tortora, pubblicato il
trasferimento lavoro forze armate

Trasferimeto legge 104: Gentilissima Dott.ssa Angelina, le ripropongo la questione, sono funzionario sindacale del Csa (Coordinamento Sindacale Autonomo) sindacato del Comune. La disturbo in quanto l’Amministrazione del Comune, per coloro che sono in possesso dell art. 1 comma 3 della Legge 104/92 per se stessi, o per i genitori, “ non concede ne l’avvicinamento alla residenza anagrafica e trasferisce senza nessun riguardo gli aventi diritto. Può darmi un consiglio, con norme o sentenze che posso impugnare d’innanzi al Comune di Milano, a favore di coloro i quali vengono bistrattati, dall ‘amministrazione. Ringraziando, le porgo distinti saluti.

Risposta

Molte volte abbiamo trattato quest’argomento, molto delicato e più volte discusso nelle aule dei tribunali. Cerchiamo di riassumere brevemente i principi basilari del trasferimento con legge 104, diritti sempre più spesso calpestati da enti e istituzioni. In allegato troverà una serie di articoli che le consiglio di leggere, sono risposte ai lettori, inerenti al trasferimento con legge 104, in ogni articolo, è mia abitudine, inserire la norma o la sentenza di riferimento. Potrà trovare il materiale che le serve, considerando l’esistenza dei presupposti per il trasferimento.

Richiesta di trasferimento con legge 104

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5900/2016, ha stabilito che in base alla legge 104, il diritto del lavoratore a scegliere la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere. Infatti inserisce la locuzione “ove possibile”, di fatto decretando la necessità che il trasferimento non rechi comunque danno al datore di lavoro.

La Circolare del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale n. 28 del 1993 precisa che la locuzione “ove possibile“, in merito al diritto di scelta della sede di lavoro, è da intendersi nel senso che il datore di lavoro può frapporre un rifiuto solo per motivate esigenze di organizzazione aziendale; il diritto di non essere trasferito senza esplicito consenso ad altra sede costituisce, invece, un diritto incondizionato, nel senso che non è soggetto a verifica di compatibilità con le esigenze organizzative e produttive dell’impresa.

E’ intervenuta anche la circolare del Dipartimento Funzione Pubblica n. 13/2010 a seguito dell’emanazione della legge numero 183/2010, che ha chiarito che la norma tutela il lavoratore e gli concede il diritto al datore di lavoro il quale può rifiutare il trasferimento solo “in presenza di circostanze oggettive impeditive, come ad esempio la mancanza di posto corrispondente nella dotazione organica di sede, mentre non può essere subordinato a valutazioni discrezionali o di opportunità dell’amministrazione”.

Infine, la Circolare del Ministero per la Funzione Pubblica numero 90543/7/448 del 26 giugno 1992, ha chiarito che “nel pubblico impiego il diritto di scegliere la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere vale soltanto nell’ambito della medesima amministrazione o del medesimo ente di appartenenza”.

Infine una sentenza n. 710 del  21/07/17  del  TAR Reggio Calabria ha messo un freno significativo ai dinieghi di trasferimento motivati dall’Amministrazione militare sulla base di generiche esigenze di servizio. Il Giudice ha annullato il diniego così formulato, ritenendo che per respingere una richiesta di trasferimento avanzata dal militare, sia necessario “l’accertamento di cause concrete e specifiche che ne escludano la possibilità“, di cui l’Amministrazione deve darne atto nel proprio diniego attraverso un corredo motivazionale stringente e puntuale.

Inoltre, si sottolinea che:

  • il diritto di scegliere, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio può valere soltanto nell’ambito della medesima amministrazione o ente di appartenenza (Circolare Ministero per la Funzione Pubblica n. 90543/7/448 del 26 giugno 1992) – per esempio non è possibile invocare la legge 104 per essere trasferiti da una azienda U.S.L. ad un’altra o da un Comune ad un altro, in questi casi può essere utilizzato l’istituto della mobilità nella pubblica amministrazione;

 

  • il diritto al trasferimento di sede può valere solo nel caso in cui esista il posto vacante nella sede di destinazione richiesta (Parere del Consiglio di Stato n. 1813 del 10 dicembre 1996, Circolare del Dipartimento Funzione Pubblica 6 dicembre 2010, n.13;);

 

  • molte pubbliche amministrazioni (per esempio scuola, guardia di finanza) hanno ulteriormente precisato i criteri per fruire di tale agevolazione. Pertanto, è sempre opportuno verificare quanto specificamente previsto dal contratto di lavoro e dai regolamenti di categoria.

Sulla base di quanto esposto, le consiglio di verificare il contratto di lavoro, i regolamenti di categoria ed eventuali regolamenti interni, verificare che alla corrispondenza delle richieste di trasferimento con legge 104, ci sia la disponibilità del posto vacante.

Articoli di riferimento:

Legge 104 e trasferimento sede lavoro più vicina, si rischia il demansionamento?

Trasferimento legge 104 con art. 3 comma 1, cosa posso fare?

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Se hai domande o dubbi, contattami: [email protected]

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Argomenti: Quesiti benefici Legge 104, News lavoro, Legge 104