Tasse retroattive, come possono difendersi le aziende

Negli ultimi quattro anni le imposte applicabili prima dell’entrata in vigore della legge ci sono costate 10 miliardi, nonostante il divieto dello statuto del contribuente

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Negli ultimi quattro anni le imposte applicabili prima dell’entrata in vigore della legge ci sono costate 10 miliardi, nonostante il divieto dello statuto del contribuente

Da Monti in poi sono state applicate dal governo di turno una serie di deroghe per aggirare l’impossibilità di introdurre tasse retroattive; la lista a ben vedere è lunga, e parte da dietro, dal 2000, anche se è il 2014 l’annus horribilis, quando questo subdolo rituale si è ripetuto ben 23 volte. Era la fine del 2011 e il governo Monti aveva aumentato l’addizionale Irpef per il 2011 di 2,2 miliardi. Da quel momento i contribuenti italiani hanno versato oltre 10 miliardi di euro allo stato, sottoforma di tasse retroattive (divise tra 6 miliardi di maggiori imposte e più di 4 di maggiori acconti e anticipi).

Come agiscono le tasse retroattive

Il funzionamento è molto semplice, l’imposta viene introdotta in qualunque mese dell’anno, ma la sua applicazione può partire fin da gennaio, in barba il divieto posto, in tal senso, dallo statuto del contribuente. Tutti i governi succedutisi a partire dal 2000 hanno però introdotto tasse con effetto retroattivo, agendo in deroga al divieto; quasi come una beffa, alcune delle norme retroattive sono andate a vantaggio dei cittadini, ma in una percentuale praticamente trascurabile, 800 milioni contro 10 miliardi, rispetto agli effetti negativi procurati dalle altre.

Renzi e l’effetto retroattivo sulle tasse

La Legge di Stabilità del governo Renzi contiene elementi di montiana memoria e infatti, tra le sue pagine, emergono degli inquietanti dettagli volti a favorire l’effetto retroattivo delle tasse. Come fa notare il “Sole 24 Ore”, gli 80 euro con cui Renzi ha conquistato gli italiani vengono risucchiati da un vortice fiscale che prevede, tra le altre cose (incremento sul prelievo dei dividenti di fondazioni e trust), l’aumento dell’aliquota Irap.

Non solo, sempre con la Legge di Stabilità, in fase di approvazione, la tassazione sui rendimenti dei fondi pensione passa dall’11,5% al 20% (tradotto significa

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