Tasse: la Lombardia è la regione più tartassata d’Italia

Secondo uno studio della CGIA di Mestre, la Lombardia paga il 55% in più di tasse della Calabria e il 25% più della media nazionale. Autonomia regionale per armonizzare il fisco fra le regioni.

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Secondo uno studio della CGIA di Mestre, la Lombardia paga il 55% in più di tasse della Calabria e il 25% più della media nazionale. Autonomia regionale per armonizzare il fisco fra le regioni.

Lombardia tartassata dal fisco. Secondo una ricerca effettuata dall’ufficio studi della CGIA di Mestre, sono i cittadini lombardi quelli che versano più tasse in Italia. Vero anche che il reddito medio pro capite è più alto, ma la relazione mostra una netta spaccatura fra la Regione del Nord e il resto del Paese derivante da una disomogenea distribuzione delle fonti di reddito.

Alla Lombardia il record delle tasse

Nel dettaglio, nel 2017 (ultimo anno in cui i dati sono disponibili), ogni residente di questa regione ha pagato mediamente 12.297 euro tra tasse, imposte e tributi. Seguono i valdostani con 11.480, gli abitanti del Trentino Alto Adige con 11.297 e gli emiliano-romagnoli con 11.252 euro. La Calabria, invece, è l’area dove il “peso” del fisco è più contenuto: ogni residente di questo territorio ha pagato all’erario mediamente 5.516 euro. Il dato medio nazionale è pari a 9.168 euro.

Il 76% delle tasse raccolte finisce nelle casse dello Stato

Da notare, inoltre, la distribuzione del gettito tra i vari livelli di governo. Su un totale nazionale di 9.168 euro, ben 7.672 euro finiscono nelle casse dello Stato centrale (pari all’83,7 per cento del totale) e solo 1.495 euro pro capite (pari al 16,3 per cento) confluiscono alle Regioni e agli Enti locali (Comuni, Province e Comunità montane). Non sorprende, quindi, che, di fronte a simile pressione fiscaleLombardia e Veneto stiano lottando per ottenere l’autonomia differenziata. Autonomia che è stata vissuta come una contrapposizione tra Nord e Sud del Paese. Invece – osserva la CGIA di Mestre – è una partita che si gioca tra il centro e la periferia dello Stato, tra chi vuole un’Amministrazione pubblica che funzioni meglio e costi meno e chi difende lo status quo, perché trasferendo funzioni e competenze ha paura di perdere potere e legittimità. E per conservare posizioni che non sono più difendibili, i proponenti di questa riforma sono stati accusati di voler impoverire ulteriormente le realtà territoriali più in difficoltà del Paese.

Autonomia Regioni per maggiore efficienza

Dalla CGIA sono convinti che questa riforma possa far bene a tutta l’Italia e non solo alle regioni che per prime hanno chiesto maggiore autonomia.

Afferma il segretario Renato Mason: “Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna sono le regioni che stanno vivendo la fase più avanzata di questa partita, ma altre 9, in forme diverse, hanno manifestato l’interesse ad avviare una trattativa con l’Esecutivo. Più autonomia equivale a più responsabilità ed è evidente che i risparmi e l’extra gettito prodotto devono rimanere nei territori che li generano. La responsabilità diretta sulle materie richieste da Zaia, Fontana e Bonaccini costringerà tutto il sistema Paese ad avere un maggior rigore nell’uso delle risorse. Queste 3 regioni faranno da apripista, provocando un effetto trascinamento che ridurrà la spesa pubblica e innalzerà la qualità dei servizi erogati ai cittadini”.

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