Tassa Borse di Studio troppo “impopolare”: dietrofront del governo

La protesta di questa mattina dei dottorandi in medicina: Trattateci come sanitari, non come cessi

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
La protesta di questa mattina dei dottorandi in medicina: Trattateci come sanitari, non come cessi

Aveva suscitato polemiche e dibattiti la notizia dell’approvazione in Senato dell’emendamento che stabiliva l’introduzione di una tassa sulle borse di studio e di ricerca superiori agli 11.500 euro equiparandole ai fini Irpef al reddito da lavoro dipendente. Colpiti dalla norma soprattutto gli specializzandi in medicina.

 

Un paese che tassa i suoi cervelli non ha futuro

La notizia di oggi è che il provvedimento non è passato alla Commissione finanze della Camera e sarà quindi cancellato dal decreto fiscale. Le prime conferme arrivano da Twitter dove alcuni esponenti politici, dal leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini ad Aldo Di Biagio (Fli) commentano con approvazione la rinuncia a tassare il merito. E proprio di meritocrazia si era parlato tanto in questi giorni, in un Paese dove già la fuga dei cervelli e i tagli alla ricerca rappresentano un limite pesante per la crescita. L’articolo 34 della Costituzione recita testualmente «i capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi». Ed è proprio da quest’ottica che la «Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie e altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso». Come può lo Stato, anche in tempi di evidente appetito fiscale, pretendere di riavere indietro una parte di quei soldi? La conferma ufficiale del dietrofront governativo è giunta dal ministro dell’Istruzione e della Ricerca, Francesco Profumo, in seguito all’incontro “Gli scienziati italiani nel mondo e la crescita del paese” alla Farnesina. E certamente sarebbe stato paradossale, dopo un incontro con tale tema, ribadire la volontà di tassare borse di studio e di ricerca.

Un dietrofront giunto, come sopra citato, in seguito a molteplici proteste indette dei sindacati. Proprio questa mattina, mentre in rete iniziava a circolare la notizia dell’emendamento che rintroduceva borse di studio e di ricerca nelle assegnazioni esentasse, a Montecitorio sfilava un’ampia rappresentanza (circa un centinaio di persone) di giovani specializzandi in medicina, dottorandi e ricercatori. Forti gli slogan di protesta “Trattateci come sanitari, non come cessi“.

 

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Argomenti: Tasse e Tributi