Tasse ambientali: possibile gettito fiscale per 5 miliardi di euro

Legambiente propone di tassare chi inquina

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Legambiente propone di tassare chi inquina

Il Governo Tecnico ha rivisto il sistema fiscale incrementando le imposte in linea con l’esigenza di aumentare le entrate dell’erario. La morsa fiscale ha riguardato soprattutto i redditi da lavoro subordinato e le pensioni. Da questa prospettiva si colloca un interessante intervento di Legambiente: l’associazione ha infatti proposto un metodo per recuperare circa 5 miliardi in maniera costruttiva ovvero stimolando il rispetto dell’ambiente. La soluzione starebbe nelle cosiddette “tasse ambientali”.

 

Proposta revisione imposta bollo auto

Si parte con la proposta di una imposta patrimoniale una tantum e di revisione verso l’alto del bollo sulle auto (che passerebbe da tassa sul possesso a imposta variabile in funzione delle emissioni di CO2 e quindi proporzionale alle potenza del motore e all’uso del mezzo)di grossa cilindrata per disincentivare la mobilità privata. Dall’applicazione dell’addizionale progressiva (da 0,75€/cc a 3€/cc) resterebbero invece esclusi veicoli a trazione elettrica, a gpl e a metano e quelli adibiti al trasporto di persone disabili. Solo con l’applicazione di questa tassa alle vetture immatricolate negli ultimi cinque anni Legambiente ha stimato un potenziale introito di 1.992 milioni di euro. Dal 2006 ad oggi infatti il parco auto immatricolato conta 11,4 milioni di autoveicoli (dei quali l’8% con cilindrata superiore a 2000 cc).

Il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza ha ribadito l’importanza della green economy come risposta alla crisi del Paese e all’esigenza di aumentare il gettito fiscale. Da questa prospettiva ha anche sottolineato l’esigenza di approvare da subito la carbon tax per dare un segnale preciso al Paese.

 

Prelievi risorse naturali statali

Altri interventi potrebbero puntare ad aumentare gli importi a favore dello Stato per il prelievo delle risorse naturali allo Stato. Al momento infatti per l’estrazione di materiali dalle cave usati a fini edilizi è previsto il pagamento di cifre irrisorie, che appaiono ancora più esigue in proporzione ai guadagni di questi settori. Basti pensare che, secondo le stime riportate da Legambiente, in Italia si pagano circa 40 centesimi al metro cubo per l’estrazione di sabbia e ghiaia mentre ad esempio in Inghilterra si arriva a canoni di concessione pari a tre euro al metro cubo. Riflessione analoga per quanto concerne il settore dell’acqua minerale e dell’imbottigliamento.

 

Rifiuti in discarica

Tra gli strumenti proposti c’è infine il ripristino dell’imposta per il conferimento dei rifiuti in discarica, originariamente presente nel Dl Ambientale e poi eliminata. L’ecotassa di 50 euro per tonnellata di rifiuti smaltiti in discarica porterebbe nelle casse delle Regioni circa 750 milioni di euro (a fronte di un totale di rifiuti urbani smaltiti in discarica pari a circa 15 milioni di tonnellate l’anno).

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Argomenti: Tassa ambientale