Tasse a Roma e Milano care? Ecco quello che si deve sapere ma non dicono

E' vero che a Roma e Milano le tasse sono più care? Ecco quello che non si dice ma che si dovrebbe sapere, aldilà dei luoghi comuni

di , pubblicato il
E' vero che a Roma e Milano le tasse sono più care? Ecco quello che non si dice ma che si dovrebbe sapere, aldilà dei luoghi comuni

Che le tasse nelle grandi città, soprattutto a Roma e Milano, siano più care, è un dato evidente. Ma da cosa dipende questa pressione fiscale? Corrisponde a servizi adeguati o, come vogliono testimonianze di scandali e luoghi comuni, è solo frutto degli sprechi della PA?

Tasse a Roma: perché le aliquote sono così alte

Ad incidere sulla pressione fiscale dei contribuenti romani sono soprattutto aliquota Irpef comunale e regionale e Tari.

Non tutti sono però a conoscenza che esiste un documento “illuminante” per l’analisi delle tasse a Roma: il DUP della Città metropolitana di Roma Capitale. Questo “Documento unico di programmazione” raccoglie tutto quello che c’è da sapere riguardo l’amministrazione capitolina. E se da un lato in molti restano ancorati agli stereotipi de “La Grande Bellezza” e di “Roma Ladrona”, dall’altro emerge una realtà diversa, quella fatta di lavoratori e contribuenti che pagano regolarmente le tasse anche se a volte ne restano schiacciati.

A Roma si pagano le addizionali comunale e regionale più alte d’Italia. Idem per la Tari (anche se lo smaltimento dei rifiuti non viene gestito assolutamente in maniera impeccabile, anzi). A Roma, infatti, tra Imu, Tasi, Irpef regionale e comunale e Tari,  nel 2015sono stati pagati 2.726 euro pro capite, a Napoli 2.576 euro; a Torino 2.458 euro, a Milano 2.422 euro, a Bologna 2.279 euro, a Genova 2.209 euro, a Salerno 2.130 euro.

Tari Roma: calcolo

Il federalismo fiscale non si ritrova più nell’agenda politica attuale del Paese, ma i suoi effetti sulle tasche dei cittadini pesano ancora.

Il DUP spiega però anche in che modo viene stabilita la pressione fiscale dalle leggi nazionali e, nell’ottica di comparazione tra i contribuenti residenti nelle 10 città metropolitane, si legge che “nella area romana Roma si situa al 1° posto per numero di contribuenti (2,7 milioni) rilevandosi così come quella con la più ampia platea di contribuenti del Paese e precedendo quella di Milano (2,3 milioni di contribuenti) che si posiziona al 2° posto; conseguentemente la provincia di Roma si colloca anche al 1° posto per quanto riguarda il valore dell’imponibile complessivo prodotto (66,4 miliardi di euro) precedendo quella di Milano (61,1 miliardi di euro) che si situa al 2° posto.

Nettamente distanziate risultano le altre provincie”. Per quanto riguarda l’aera urbana della Capitale inoltre si precisa che ““ i contribuenti residenti nel comune di Roma rappresentano il 68% dei contribuenti residenti nella provincia e producono ben il 74% del reddito imponibile provinciale”, per un ammontare totale di 66,4 miliardi. Le aliquote sono progressive e, quindi, aumentano al crescere del reddito imponibile pro-capite: quello medio, a livello nazionale, è stato pari, nel 2012, a 22.511 euro pro-capite, mentre quello dei romani è risultato lievemente più alto, ovvero pari a 26.215 (con uno scarto del 16% abbondante). Ne consegue che i contribuenti romani rappresentano il 4,6 % del totale ma il loro contributo all’imponibile nazionale è più alto (4,9 per cento). I contribuenti romani quindi pagano molto per le tasse ma senza che questa differenza gli torni indietro in termini di servizi.

Tasse Roma: il confronto con le altre capitali europee

Allargare il confronto oltre i confini nazionali può aiutare a capire meglio la questione del peso delle tasse a Roma. Senza arrivare a fare il paragone con economie diverse e più stabili, come Germania o Inghilterra, basta analizzare quello che succede in Spagna. A Madrid il tasso di disoccupazione è quasi il doppio di quello italiano, il reddito complessivo e pro-capite minore e le banche hanno rischiato il tracollo (scongiurato grazie al “Fondo salva Stati”) eppure, limitando il discorso all’Irpef e agli incassi per l’IVA, si può notare come lo sviluppo urbano sia finanziato proprio dalle trattenute ai cittadini (che ammontano a circa il 50%). In quest’ottica invece la sensazione è che i romani paghino ma non solo per Roma.

Argomenti: , , ,