Tasse nel 2021 si cambia, progressive e senza nuove imposte: chi pagherà di più (e chi di meno)

Quali tasse potrebbero aumentare e quali diminuire con la riforma delle imposte progressive. La ricetta Draghi sarà dolce o salata?

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Tra i punti del piano Draghi c’è la riforma fiscale 2021. Abbiamo già accennato alle principali novità. Oggi cerchiamo di rispondere ai dubbi pratici dei contribuenti, privati e imprese, ovvero di chi paga le tasse.

Si parla di tasse progressive ma, per chi è chiamato al pagamento, che cosa significa all’atto pratico? Quali aumenteranno e quali potrebbero diminuire?

Secondo alcune fonti, in realtà, la riforma fiscale non sarà tra le principali urgenze atteso che c’è prima da risolvere la questione vaccini e recovery plan. Ma che ci sia bisogno di semplificazione fiscale è innegabile.

Pagamenti tributari più semplici e Irpef progressiva

Pilastro della riforma fiscale firmata Draghi è la ristrutturazione dell’Irpef. La priorità, nel nome della progressività a cui abbiamo fatto riferimento sopra, è semplificare i pagamenti, eliminando deduzioni e detrazioni che qualcuno ha anche definito “caramelle” per imbonire gli elettori. Ne scaturirebbe una revisione delle aliquote Irpef con l’obiettivo di eliminare scaglioni troppo drastici.

Tra le idee al vaglio anche quella di una tassazione per cassa per le imprese. Prevede la possibilità di versare le imposte a cadenza mensile sulla base di quanto effettivamente incassato (e al netto delle spese di attività).

Per chi aumentano le tasse nel 2021: riforma del catasto e cedolare secca

L’ispirazione è al modello fiscale tedesco: aliquote su misura per ciascun contribuente con una riduzione importante per i redditi medio-bassi. In questa riduzione delle aliquote Irpef, come suggerito da Carlo Cottarelli, Draghi potrebbe inglobare il bonus Renzi. Preoccupa soprattutto il salto di 11 punti percentuali drastico per chi supera i 28.000 euro di imponibile.

Tra le proposte avanzate dall’ex commissario alla spending review c’è quella di abolire l’Irap da sostituire con addizionali di tipo diverso.

 Occhi puntati anche sulle tasse del settore immobiliare con una proposta di revisione del catasto. Oggetto di riforma in questo settore potrebbe essere in particolare la cedolare secca. L’obiettivo minimo su questo fronte è equipararla per gli affitti a canone libero a quella delle rendite finanziarie (passerebbe dal 21% al 26%), e per gli affitti a canone concordato a quella prevista per i titoli stato (aumenterebbe dal 10% al 12,5%).

No a nuove tasse: Draghi boccia patrimoniale e flat tax

I no del nuovo Presidente del Consiglio incaricato riguardano le proposte di nuove tasse, sia la patrimoniale che la flat tax. Con buona pace di Salvini.

Non stupisce, a ben vedere, per i più informati della strategia europea, il no di Draghi alla flat tax. Sia le raccomandazioni del Fmi che quelle della Commissione europea, ma anche le linee guida della Banca d’Italia, non fanno riferimento a soluzioni di stampo a stelle e strisce. La tassa piatta appunto, bocciata da Draghi.

Nuovi controlli delle Entrate e lotta all’evasione fiscale nel piano Draghi

Nel piano fiscale Draghi c’è anche il potenziamento degli strumenti di lotta all’evasione fiscale. Sul tavolo alcuni strumenti di nuovo controllo.

Debiti fiscali scaduti e rottamazione quater: decisione a breve

C’è inoltre la questione, sempre legata alle tasse e abbastanza urgente, relativa alla riscossione (modalità e termini). C’è in sospeso il blocco di 50 milioni di notifiche Equitalia in arrivo. La scadenza garantita dal governo Conte tutela i contribuenti fino al 28 febbraio prossimo. Entro fine mese, quindi, urge un intervento sulla rottamazione quater nel 2021. L’alternativa sarebbe una dilazione dei termini di prescrizione pari almeno a due anni.

 

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