Tassazione rendite finanziarie: in Croazia non si paga nulla

La Croazia è uno dei Paesi Ue dove non si pagano tasse sulle rendite finanziarie. Un paradiso fiscale per rentier, ma serve trasferimento di residenza oltre confine.

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La Croazia è uno dei Paesi Ue dove non si pagano tasse sulle rendite finanziarie. Un paradiso fiscale per rentier, ma serve trasferimento di residenza oltre confine.

Per chi è alla ricerca di “paradiso fiscale” all’interno della Ue dove mettere al sicuro i propri risparmi, la vicina Croazia è il Paese ideale. Per i rentier, cioè coloro che vivono di rendita, con gli interessi sui titoli di stato e le obbligazioni, trasferirsi in Croazia è sicuramente vantaggioso.

Una volta era la Svizzera, San Marino e Monaco l’eldorado di molti italiani (e non solo) che potevano sfruttare la vicinanza del Paese per spostare i propri depositi oltre confine per sottrarli alla grinfie di un fisco divenuto sempre più vorace. Oggi, questi Paesi, dopo gli accordi raggiunti con l’Italia per lo scambio automatico di informazioni fiscali, non sono più la meta preferita dei rentiers.

Il monitoraggio fiscale sui capitali

Anzi, a dire il vero, oggi come oggi, nessun Paese europeo rappresenta un porto sicuro per eludere il fisco, sempre più a caccia di imposte sulle rendite finanziarie e capita gain. Chi esporta capitali lo deve dichiarare e se non lo fa viene subito pizzicato dalla Guardia di Finanza che, computer alla mano, riesce a seguire in breve tempo tutte le movimentazioni bancarie anomale intercettando altresì tutte le informazioni che in automatico arrivano dai Paesi stranieri nell’ambito del monitoraggio fiscale e dello scambio di dati. Cosa fare allora? L’unica possibilità è abbandonare la residenza in Italia, trasferirsi a vivere altrove cambiando completamente abitudini di vita e lingua. Posto che ne valga la pena e che occorre trascorrere nel Paese di destinazione almeno 183 giorni all’anno, quali sono le mete preferite in Europa dai capitalisti italiani?

Trasferirsi in Croazia conviene

Scandagliano qua e là le normative fiscali in vigore nei vari Paesi del continente, vi sono diverse destinazioni che potrebbero fare al caso specifico, come Cipro, Grecia, Malta, Lussemburgo.

Ma il Paese che più di tutti tratta meglio i rentiers, è la Bulgaria è la Croazia. Quest’ultima, a differenza della Bulgaria, ha chiesto di aderire entro quest’anno alla moneta unica, per cui sarà a tutti gli effetti un Paese Ue. A Zagabria non si paga alcun tipo di imposta sugli interessi dei titoli di stato, delle obbligazioni e dei dividendi delle società quotate, viceversa in Italia il prelievo ammonta al 26% (12,50% per i titoli di stato). In Croazia il capital gain, invece, si paga e ammonta al 14,16%. In altre parole, dividendi e cedole non vengono tassate dallo Stato croato. Unica eccezione è rappresentata dai depositi per i quali la Croazia chiede, al pari del capital gain, il 14,16% all’anno. Sempre meno che in Italia dove si paga il 26%.

In Croazia la tassazione più bassa d’Europa

La Croazia è quindi uno dei 28 stati membri della Comunità Europea a fiscalità privilegiata, pur non essendo un paradiso fiscale. Non avendo adottato ancora l’euro come moneta nazionale, è riuscita finora a mantenere un basso costo della vita e a favorire la crescita economica anche grazie ai capitali stranieri. Bisognerà però vedere se le cose resteranno così o cambieranno in futuro.

Il trasferimento di residenza

Ma come fare per trasferire la residenza all’estero senza incorrere in errori o incappare in qualche tenaglia fiscale italiana? L’Agenzia delle Entrate, come noto, conosce bene questo aspetto e non manca di effettuare controlli e verifiche sulla effettiva residenza del contribuente all’estero. Oggi, poi, con lo scambio automatico di informazioni fiscali con i Paesi stranieri è diventato più facile controllare gli effettivi spostamenti degli italiani. In ogni caso, per essere a posto col fisco italiano, è bene sapere che non è sufficiente trasferire la residenza all’estero per non pagare più tasse in Italia. Occorre anche dimostrare di non avere più alcun interesse e legame con il Bel Paese. Così, l’iscrizione all’AIRE è solo un punto di partenza, poiché ciò non toglie che un contribuente possa essere iscritto al registro degli italiani residenti all’estero ma poi dimorare per più di 6 mesi all’anno in Italia o mantenere attività, anche sotto prestanome, nel nostro Paese.

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