Tassa transazioni finanziarie: un’ipotesi che assume realtà

Botta e risposta immaginario tra detrattori e estimatori dell'imposta sulle transazioni finanziarie

di Alessandra M., redazione Investireoggi.it, pubblicato il
Botta e risposta immaginario tra detrattori e estimatori dell'imposta sulle transazioni finanziarie

Frequentemente si parla di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie, ma mai come questa volta l’imposta sembra essere sul punto di essere introdotta. L’imposta, di cui si è parlato in una seduta della commissione europea, raccoglie innumerevoli consensi per diversi motivi: contribuirebbe ad accrescere il gettito in un periodo di magra come quello attuale, porterebbe ad una redistribuzione della ricchezza, potrebbe facilitare una certa moralizzazione degli operatori finanziari.

 

IMPOSTA TRANSAZIONI FINANZIARIE: CI SONO ANCHE I DETRATTORI

Tuttavia se è vero che sono numerosi i cittadini che vedono di buon occhio l’introduzione di un’imposta del genere, vi sono anche dei detrattori, che non perdono occasione di mettere in cattiva luce l’applicazione di tale tipo di tributo.

Per quanto riguarda una delle critiche più forti che i detrattori dell’imposta sulle transazioni finanziari muovono sull’argomento, occorre ricordare che sebbene l’imposta abbia un costo economico, come del resto tutte le imposte, non si avranno ripercussioni sul mondo del lavoro. Infatti graduando in modo corretto l’aliquota non si applicheranno sovra tassazioni sulle transazioni che possano compromettere il mercato lavorativo. Inoltre occorre anche ricordare che il settore degli istituti di credito negli ultimi tempi ha goduto di notevoli trattamenti di favore, e pertanto l’applicazione del tributo non dovrebbe sconvolgere il sistema o fare diminuire le transazioni in modo apprezzabile. Inoltre l’applicazione dell’imposta a livello europeo, dai calcoli effettuati, garantirebbe un extra gettito di circa 57 miliardi di euro, che ogni nazione potrebbe usare per abbattere il proprio debito nazionale o per effettuare investimenti in attività produttive ed infrastrutture che alla lunga produrrebbero un congruo numero di  posti di lavoro.

Altra critica riguarderebbe il fatto che l’imposta venga in qualche maniera scaricata sui cittadini permettendo agli intermediari finanziari di non subire alcuna imposizione di fatto. A questo assunto si replica dicendo che le statistiche mostrano come l’85 per cento delle transazioni finanziarie avvenga tra istituti di credito ed intermediari in generale. Inoltre la restante parte delle transazioni potrebbe essere tassate solo in merito ad operazioni particolari (è  il caso ad esempio di ingenti quantità di titoli finanziari).

 

Inoltre la proposta della commissione europea trova anche le adeguate contromisure per contrastare un’eventuale esodo della clientela dagli istituti di credito. Infatti nella bozza presentata l’aliquota era molto contenuta e la base imponibile era stata allargata. Inoltre la tassazione aveva come base il principio di residenza e pertanto gli istituti di credito difficilmente rinuncerebbero ai loro clienti europei per una , tutto sommato, modesta imposta sulle transazioni.

 

IMPOSTE SU REDDITI IL CAPOLINEA

Per quanti sostengono che l’imposta generi più effetti negativi che positivi, soprattutto in termini di ricadute occupazionali e di rischio di vedere un aggravio eccessivo dei costi per gli operatori del credito europei, bisogna anche considerare che molti Stati, Italia in primis, hanno varato numerosi interventi sul patrimonio e sul reddito, e pertanto ulteriori azioni di questo tipo non sarebbero semplicemente praticabili. Pertanto l’imposta sulle transazioni finanziarie oltre a garantire un cospicuo gettito per le casse di molti stati europei potrebbe riequilibrare, anche solo in parte, la bilancia dei sacrifici richiesti visto che per la maggior parte sono stati richiesti  ad imprese e cittadini con aumento di costi di carburante, cibo ed immobili.

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Argomenti: Tasse e Tributi