Tassa sui cellulari? La pagano anche le Pubbliche amministrazioni

L’imposta sulle concessioni governative sui telefonini deve essere corrisposta anche dalle amministrazioni pubbliche, con natura però diversa da quella statale. Importante precisazione giunta con la risoluzione n. 9 del 18 gennaio dell’Agenzia delle entrate

di Redazione InvestireOggi, pubblicato il
L’imposta sulle concessioni governative sui telefonini deve essere corrisposta anche dalle amministrazioni pubbliche, con natura però diversa da quella statale. Importante precisazione giunta con la risoluzione n. 9 del 18 gennaio dell’Agenzia delle entrate

Secondo l’articolo 21 della Tariffa la tassa sui telefoni cellulari deve essere pagata anche dalle amministrazioni pubbliche.

La risoluzione n. 9/E del 18 gennaio, ha origine da un’ istanza di interpello, concernente l’interpretazione dell’articolo 21 della Tariffa allegata al DPR 26 ottobre 1972, n. 641, con cui è stato esposto un quesito specifico. In particolare, l’Agenzia interregionale per il fiume Po (AIPO) ha chiesto di conoscere la corretta interpretazione proprio dell’articolo 21 della tariffa annessa al DPR 26 ottobre 1972, n. 641.

 

Articolo 21 Tariffa annessa al Dpr 641/1972

In particolare, tale disposizione stabilisce che è dovuta una tassa per la “licenza o documento sostitutivo per l’impiego di apparecchiature terminali per il servizio radiomobile pubblico terrestre di comunicazione (articolo 318 del decreto del Presidente della Repubblica 29 marzo 1973, n. 156 e articolo 3 del D.L. 13 maggio 1991, n. 151, convertito con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 202): per ogni mese di utenza (…)” . In sostanza, il quesito posto all’attenzione dell’Amministrazione finanziaria, riguarda la possibilità di sapere se anche le pubbliche amministrazioni siano tenute a corrispondere la tassa sulle concessioni governative per la fornitura di servizi di telefonia mobile.

 

Disciplina normativa sulla tassa sulle concessioni governative dei cellulari

L’Amministrazione finanziaria, risponde all’istanza di interpello avanzata, ricordando la disciplina normativa in merito alle tassa sulle concessioni governative, che ritroviamo contenuta nel DPR n. 641/1972. L’articolo 1 del decreto in questione, individua in particolar modo l’oggetto della tassa sulle concessioni governative nei provvedimenti amministrativi e gli altri atti elencati nell’annessa tariffa.  Successivamente l’articolo 3 del dl 1 n. 151/1991, ha esteso la tassa sulle concessioni governative ai servizi radiomobili di comunicazione aggiungendo alla Tariffa, annessa al DPR n. 641 del 1972, la voce n. 131, intitolata “Apparecchiature terminali per il servizio radiomobile pubblico terrestre di comunicazione”. Una previsione questa confluita nell’articolo 21 della Tariffa annessa al DPR n. 641 del 1972 che dispone il pagamento della tassa sulle concessioni governative per la “Licenza o documento sostitutivo per l’impiego di apparecchiature terminali per il servizio radiomobile pubblico terrestre di comunicazione (art. 318 del DPR 29 marzo 1973, n. 156, e art. 3 del D.L. 13 maggio 1991, n. 151, convertito con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 202): per ogni mese di utenza”.

 

Codice delle comunicazioni elettroniche: abrogato l’articolo 318 Dpr 156/73…..

Con l’entrata in vigore del Codice delle comunicazioni elettroniche (decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259), sono stati poi abrogati i titoli III e IV del libro IV del DPR 26 marzo 1973, n. 156, recante “Approvazione del Testo Unico delle disposizioni legislative in materia postale, di bancoposta e di telecomunicazioni”, disciplinanti rispettivamente i servizi telefonici e i servizi radioelettrici. In particolare, è stato l’articolo 218 del decreto legislativo n. 259 del 2003, che ha abrogato l’articolo 318 del DPR n. 156 del 1973, con il quale veniva precisato che “per le stazioni riceventi del servizio di radiodiffusione il titolo di abbonamento tiene luogo della licenza”.

 

….o no?

In verità, la stessa Agenzia specifica nella risoluzione n. 9/E come anche a seguito della intervenuta abrogazione del citato articolo 318, non risulta modificato il presupposto di applicazione della tassa di concessione governativa sui servizi radiomobili. Sostengono questa considerazione dell’Amministrazione finanziaria in primo luogo, il Dm 33 del 13 febbraio 1990, con cui il Ministero delle poste e delle telecomunicazioni, ha introdotto il cosiddetto regolamento concernente il servizio radiomobile pubblico terrestre di comunicazione, ossia il pacchetto di norme regolamentari del servizio radiomobile pubblico terrestre di conversazione che consente agli abbonati l’impiego di apparecchiature terminali, veicolari, portatili ed estraibili.

 

Il contratto di abbonamento

Nel documento dell’Agenzia delle entrate, si specifica che per usufruire del servizio radiomobile pubblico terrestre di comunicazione, tramite apposite apparecchiature terminali, occorre fare richiesta di abbonamento da inoltrarsi alle società che offrono tale servizio a seguito di regolare autorizzazione generale. Le richieste di abbonamento devono essere inoltrate dai singoli utenti alle società che offrono il servizio, ossia gli operatori telefonici autorizzati, le quali rilasciano all’utente il documento attestante la sua condizione di abbonato al servizio. Il contratto di abbonamento rilasciato dal gestore telefonico costituisce il titolo giuridico che consente all’utente di usare il sistema di telefonia mobile, sostituendo così a tutti gli effetti la cosiddetta licenza di stazione radio. Anche a seguito dell’abrogazione dell’articolo 318, si conferma che il titolo giuridico in base al quale l’utente può utilizzare l’apparecchiatura per la telefonia mobile risulta rappresentato dal documento sostitutivo della licenza, che non è altro che il contratto di abbonamento con gli operatori telefonici autorizzati. L’articolo 160 del dl n. 259 del 2003, intitolato “Licenze di Utilizzo”, ripropone il  contenuto normativo dell’articolo 318, espressamente abrogato. Quindi si considera l’abrogazione dell’articolo 318 come un’abrogazione formale della fonte normativa, poiché l’oggetto della  materia viene poi trasfuso in un’altra e nuova disposizione.

 

L’applicazione della tassa

La tassa sulle concessioni governative trova applicazione sia con riferimento agli atti ed attività soggette a concessione che in relazione agli atti ed attività sottoposti ad autorizzazione. Quindi di conseguenza si ritiene che la tassa sulle concessioni governative sia dovuta nelle ipotesi in cui venga rilasciato all’utente il documento che attesta la sua condizione di abbonato, considerato che il presupposto oggettivo del tributo è la creazione del titolo giuridico in base al quale l’utente può utilizzare il sistema. Il rilascio di questo titolo giuridico da parte del gestore del servizio radiomobile di comunicazione costituisce il presupposto oggettivo di applicazione della tassa di concessione governativa sui servizi radiomobili.

 

Anche le PPAA devono pagare la tassa

In riferimento all’istanza di interpello presentata all’Agenzia delle entrate, in ordine all’esclusione o applicazione della tassa in questione per le amministrazioni pubbliche, l’Agenzia ricorda che con numerosi risoluzioni, ha già chiarito che la qualificazione di amministrazione pubblica non esclude che questi soggetti siano tenuti all’obbligo del pagamento della tassa sulle concessioni governative. La risoluzione n. 55 del 3 maggio 2005, infatti ha chiarito che “lo Stato in quanto titolare di ogni diritto o facoltà non ha bisogno di rimuovere limiti per il libero esercizio degli stessi, mentre gli altri soggetti per l’esercizio di determinate attività necessitano di apposite autorizzazioni (licenze). Questo principio di carattere generale – applicabile alle sole amministrazioni statali – comporta che lo Stato, anche per l’impiego di apparecchiature terminali per il servizio radiomobile, non necessita di alcuna licenza (o documento sostitutivo). Dal regime di favore sopra delineato restano, invece, escluse tutte le amministrazioni pubbliche diverse da quelle statali, vale a dire quelle non riconducibili allo Stato titolare di ogni diritto e facoltà”. In sostanza, tutte le pubbliche amministrazioni, che non hanno natura di Amministrazione dello Stato, e non siano ricomprese tra i soggetti esenti, sono tenute sempre e comunque alla corresponsione della tassa sulle concessioni governative sui contratti di abbonamento per la fornitura dei servizi di telefonia mobile.

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Argomenti: Tasse e Tributi