Tassa licenziamento, un salasso per le aziende

Circa 225 i milioni di euro per l’anno 2013 e poco meno per ciascuno degli anni successivi saranno prelevati dalle tasche degli imprenditori per il pagamento del nuovo balzello della riforma Fornero che aumenterà il lavoro in nero

di Redazione InvestireOggi, pubblicato il
Circa 225 i milioni di euro per l’anno 2013 e poco meno per ciascuno degli anni successivi saranno prelevati dalle tasche degli imprenditori per il pagamento del nuovo balzello della riforma Fornero che aumenterà il lavoro in nero

Tassa licenziamento salata per le imprese. E’ questo l’allarme che lanciano i consulenti del lavoro in merito alla nuova imposta sui licenziamenti introdotta dall’ultima riforma del mercato del lavoro del ministro Fornero, la legge n. 92 del 2012.

Tassa licenziamento

I consulenti del lavoro affidano ad un comunicato stampa la denuncia sul peso eccessivo che la nuova tassa sul licenziamento carica sulle aziende, già piegate da una crisi economica senza precedenti. “Il ticket licenziamento viene trasformato dall’Inps in un’ulteriore forma di tassa per le imprese italiane” si legge proprio nel comunicato in oggetto.

Lo studio della Fondazione consulenti del lavoro

La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro fa luce su questo nuovo balzello introdotto dalla legge n. 92/2012 (legge Fornero) fornendo dei numeri ben precisi:  quasi 225 milioni di euro per l’anno 2013 e poco meno per ciascuno degli anni successivi. Sono queste le somme che l’Inps sottrae alle aziende per effetto di una interpretazione “a dir poco forzata”, così si legge nel comunicato, sul ticket licenziamento varata con la circolare 44-2013 dell’Inps. Dai dati in possesso dei Consulenti del Lavoro, emerge che i lavoratori che nel corso del 2013 potranno perdere il posto di lavoro sono 643.000. Il tutto alla luce dei recenti dati forniti in via ufficiale dal Ministero del lavoro per cui nel corso del 2012 sono andati in fumo circa un milione di posti di lavoro ( si veda il nostro articolo Riforma Fornero, disoccupazione record nel 2012).

 Perchè la tassa licenziamento è troppo alta

La Fondazione studi dei consulenti fornisce anche le sue motivazioni alla base dei licenziamenti che verranno decisi nel corso dell’anno per opera del’introduzione della tassa sul licenziamento: un 57,85% (pari a 372.000 unità) a seguito di provvedimento di licenziamento per esaurimento degli ammortizzatori sociali già avviati negli anni scorsi, unl 18,35%% (pari a 118.000 unità) a seguito di nuovi provvedimenti di licenziamento diretti e un  23,79% (pari a 153.000 unità) a seguito di risoluzioni consensuali e altre ipotesi che  consentono il riconoscimento di AsPI, la nuova indennità di disoccupazione in vigore dal 1 gennaio 2013. La Fondazione Studi ha previsto in base ai suoi conteggi, che i lavoratori per i quali sarà dovuto il contributo di licenziamento, circa 372.000, hanno una anzianità media aziendale pari a 32 mesi, per altre 118.000 unità invece l’anzianità aziendale media è pari a 21 mesi, mentre il residuo campione ha un’anzianità aziendale pari a 10 mesi. Proprio per questi lavoratori, la Fondazione rileva che le aziende saranno tenute a versare un contributo per il licenziamento pari a quasi 225 milioni di euro l’anno in più rispetto a quanto stabilito chiaramente dalla legge. La tassa sul licenziamento si trasforma grazie all’Inps in un’ulteriore forma di tassa per le imprese italiane, un balzello che, da più parti è stato ampiamente criticato perché, in un momento storico ed economico molto difficile, finirebbe solo per incentivare il lavoro nero.

 

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Argomenti: Licenziamento