Tassa di soggiorno 2019 in hotel: chi la paga e chi no, tutti i casi di esenzione

Chi paga la tassa di soggiorno 2019 in hotel e come si calcola. Tutti i casi di esenzione di pagamento previsti dalla legge.

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Chi paga la tassa di soggiorno 2019 in hotel e come si calcola. Tutti i casi di esenzione di pagamento previsti dalla legge.

Tassa di soggiorno in hotel in arrivo, ma non per tutti. E’ tempo di vacanze e gli italiani sia accingono a prenotare viaggi e soggiorni nelle mete turistiche più gettonate. Chi viaggia spesso, quindi, sa che oltre ai vari costi di viaggio e pernottamento dovrà sostenere anche i costi della “tassa di soggiorno”, uno dei balzelli più odiati dai turisti italiani, introdotta nel 2011 per permettere ai comuni che la applicano di raccogliere fondi per finanziare interventi in materia di turismo, ma in realtà è una scusa per fare più genericamente cassa.

Tassa di soggiorno, quanto si paga

Come recita la normativa, è imposta dal Comune per persona e per pernottamento ed è graduata e commisurata con riferimento alla tipologia delle strutture ricettive come definite dalla normativa regionale, tenuto conto della classificazione delle strutture medesime. Pertanto la tassa di soggiorno è calcolata in misura variabile (da 1 a 5 euro al giorno) a seconda della località di interesse artistico e culturale in cui si soggiorna. L’imposta è calcolata a persona, in base al numero di pernottamenti e alla classe della struttura ricettiva  (numero di stelle). I comuni italiani più virtuosi tendono ad applicarla in misura minima o a non applicarla del tutto per attirare maggiori turisti. Altri, invece, con i conti in rosso applicano il massimo consentito. A Roma, città più cara, ad esempio, per un pernottamento di una settimana in un hotel 3 stelle, l’imposta è pari a 28 euro. A Verona, invece, si paga 7 euro.

Chi non paga la tassa di soggiorno

La tassa di soggiorno non può però essere addebitata ad alcune categorie di viaggiatori. Questi sono:

  • i residenti nel comune
  • i bambini di età inferiore a 12 anni
  • gli studenti universitari fuori sede
  • i disabili e gli accompagnatori
  • i militari e le forze di polizia
  • autisti di autobus, treni e accompagnatori turistici
  • i malati in strutture sanitarie e i familiari accompagnatori
  • i residenti negli ostelli della gioventù

Tassa di soggiorno non solo in Italia

La tassa di soggiorno, benchè odiata dagli italiani al pari di altri balzelli a cui non erano abituati, è stata introdotta anche all’estero da molto più tempo.

A Parigi l’imposta è in vigore da oltre 100 anni e si paga nell’ordine di pochi centesimi a notte, mentre a Vienna viene applicata in misura proporzionale alla spesa. Ad Amsterdam e a Berlino è, invece, il 5% del costo del pernottamento. Negli Stai Uniti, l’imposta è frazionata in tre parti: un contributo fisso, uno variabile e uno proporzionale al costo della stanza, mentre in Giappone la tassa di soggiorno si applica solo a partire da 10.000 yen a notte.

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