Tassa Airbnb, si parte a giugno: aderire alla novità o alla causa contro lo Stato?

Tassa Airbnb, si parte a giugno ma il colosso non ci sta e minaccia di fare causa allo Stato. Ecco perché e cosa cambierà veramente per gli host: molte notizie circolanti non sono vere

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Tassa Airbnb, si parte a giugno ma il colosso non ci sta e minaccia di fare causa allo Stato. Ecco perché e cosa cambierà veramente per gli host: molte notizie circolanti non sono vere

La tassa Airbnb è pronta al debutto: si dovrebbe partire dal primo giugno con la cedolare secca sugli affitti brevi. Tuttavia, sebbene manchi meno di una settimana, il condizionale è d’obbligo perché la disinformazione regna sovrana e i punti da chiarire sono ancora molti, così come i nodi da sciogliere.

Tassa Airbnb, manca il decreto ma si parte a giugno

 

Tassa Airbnb, cosa cambia veramente per chi affitta

 

Molti siti di informazione (o dis-informazione) hanno intitolato con tono allarmistico che da giugno i proprietari di casa pagheranno le tasse sugli affitti brevi. Ma questo già lo fanno (e chi non le paga commette evasione fiscale). Con la novità che ha preso il nome di tassa Airbnb cambiano però le cose, sia per chi affitta ma soprattutto per le piattaforme di annunci che mettono in contatto domanda e offerta. I primi non dovranno più conteggiare le entrate nella dichiarazione ai fini Irpef e i secondi saranno considerati, di fatto, alla stregua di sostituti di imposta. Ed è proprio su questo punto che Matteo Stifanelli, Country manager di Airbnb Italia, ha annunciato battaglia: “Se la legge rimane questa siamo pronti a fare ricorso e ad aprire un contenzioso con lo Stato per tutelare i diritti dei nostri host”. Airbnb viene spesso accusata di fare concorrenza sleale agli albergatori ma Stifanelli fa leva sull’impatto che il sito ha dato all’economia: “La community ha stimolato un impatto generato sul PIL in Italia di 4,1 miliardi di euro nel corso dell’ultimo anno, dato dalla somma dei guadagni degli host (621 milioni di euro) e delle spese dei viaggiatori presso realtà economiche locali durante il loro soggiorno (3,5 miliardi di euro)”.

 

Salvo modifiche last second comunque la tassa Airbnb sta per debuttare: l’Agenzia delle Entrate ha messo le mani avanti spiegando che chi non si adegua sarà soggetto ad una sanzione di oltre due mila euro e che i siti intermediari dovranno pagare un corrispondente pari al 20% dell’ammontare non trattenuto a titolo di ritenuta.

Tassa Airbnb: i punti su cui si basa la causa allo Stato

L’obbligo di fissare la residenza nel nostro Paese per Airbnb Italia è alla libertà di stabilimento che la Ue garantisce alle piattaforme digitali (e qui si apre la questione attualissima della web tax). Problemi anche sul fronte della privacy: “Secondo l’articolo 4, i portali online dovrebbero trasmettere al Fisco i dati degli host. Ma quali? Non è ancora dato saperlo. La stessa piattaforma non è organizzata per questo scopo, quindi va ripensata. Sappiamo se un host ha un cane o un gatto, ma non chiediamo loro i codici fiscali. Dovremmo trovare un sistema per comunicare al Fisco solo i dati pertinenti per non violare la privacy di coloro che affittano”. Ma non solo: alcuni emendamenti allo studio arrivano a risultati quasi paradossali che rischiano di trasformare i proprietari di casa in albergatori a tutti gli effetti (obbligo di porte tagliafuoco solo per citarne uno).

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