Tares, ecco quando non pagare la nuova imposta sui rifiuti

Ecco i casi in cui non si deve pagare la Tares, il nuovo tributo comunale sui rifiuti e servizi indivisibili comunali in vigore dal 1 gennaio 2013

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Ecco i casi in cui non si deve pagare la Tares, il nuovo tributo comunale sui rifiuti e servizi indivisibili comunali in vigore dal 1 gennaio 2013

Entrata in vigore dal 1 gennaio 2013, la Tares, la nuova tassa sui rifiuti e servizi indivisibili comunali si comincerà a pagarla a luglio, ma le precisazioni e i dubbi non cessano.

Lo schema di regolamento comunale 

Le ultime precisazioni possiamo trovarle nel prototipo di regolamento comunale messo a punto poco tempo fa dal Ministero delle Finanze.

In esso capitolo importante è quello dedicato alle esenzioni dal pagamento della Tares. ( Si veda il nostro articolo Tares, ecco il prototipo di regolamento comunale). 

Tares, quando non va pagata

Risulta così che non sono soggetti al tributo sui rifiuti in vigore da quest’anno i locali e le aree che non possono produrre rifiuti o che non comportano, secondo la comune esperienza, la produzione di rifiuti in misura apprezzabile per la loro natura o per il particolare uso cui sono stabilmente destinati.

I casi specifici di esenzione

Si riportano nello schema di regolamento tipo tutta una serie di casi per cui l’applicazione della Tares viene esclusa, tra questi abbiamo:

a) le unità immobiliari adibite a civile abitazione prive di mobili e suppellettili e sprovviste di contratti attivi di fornitura dei servizi pubblici a rete;

b) le superfici destinate al solo esercizio di attività sportiva, ferma restando l’imponibilità delle superfici destinate ad usi diversi, quali spogliatoi, servizi igienici, uffici, biglietterie, punti di ristoro, gradinate e simili;

c) i locali stabilmente riservati a impianti tecnologici, quali vani ascensore, centrali termiche, cabine elettriche, celle frigorifere, locali di essicazione e stagionatura senza lavorazione, silos e simili;

d) le unità immobiliari per le quali sono stati rilasciati, anche in forma tacita, atti abilitativi per restauro, risanamento conservativo o ristrutturazione edilizia, limitatamente al periodo dalla data di inizio dei lavori fino alla data di inizio dell’occupazione;

e) le aree impraticabili o intercluse da stabile recinzione;

f) le aree adibite in via esclusiva al transito o alla sosta gratuita dei veicoli;

g) per gli impianti di distribuzione dei carburanti: le aree scoperte non utilizzate né utilizzabili perché impraticabili o escluse dall’uso con recinzione visibile; le aree su cui insiste l’impianto di lavaggio degli automezzi; le aree visibilmente adibite in via esclusiva all’accesso e all’uscita dei veicoli dall’area di servizio e dal lavaggio.

 Ma come provare tali circostanze di esenzione dalla Tares?

 Si legge nel regolamento che tali circostanze devono essere indicate nella dichiarazione originaria o di variazione ed essere riscontrabili in base ad elementi obiettivi direttamente rilevabili o da idonea documentazione quale, ad esempio, la dichiarazione di inagibilità o di inabitabilità emessa dagli organi competenti, la revoca, la sospensione, la rinuncia degli atti abilitativi tali da impedire l’esercizio dell’attività nei locali e nelle aree ai quali si riferiscono i predetti provvedimenti. 

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