Tagli pensioni saranno fatti a chi prende di più o a chi percepisce l’assegno da più anni?

Finanziare la riforma pensioni comporta tagli alle pensioni d'oro ma è disputa su quali considerare tali: sono quelle di importo alto o gli assegni erogati da anni?

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Che cosa si deve intendere con pensioni d’oro? Sono quelle erogate da lunga data (quindi verosimilmente baby pensioni in molti casi) oppure quelle di importo alto? La questione non è di poco conto perché da questo dipende l’individuazione degli assegni che saranno oggetto di taglio con la prossima riforma pensioni. Per finanziare quest’ultima infatti il nuovo governo necessita di copertura economica. Dove attingere?

Privilegi pensioni: i tagli equi guardano l’importo o la data?

Il ragionamento ha una sua logica intrinseca. Tagliare le pensioni alte significa in qualche modo ridurre un importo scaturito in proporzione al numero di anni lavorati e allo stipendio guadagnato. Ma c’è un’altra faccia delle pensioni d’oro di cui si parla meno, forse non a caso. Sono le pensioni di lunga data. Il fenomeno non è assolutamente marginale, anzi, e forse proprio nell’ampiezza della platea va ricercata la ragione dell’accanimento contro le pensioni che superano i 5 mila euro netti al mese. Queste ultime infatti sono circa 158 mila. Sull’altro fronte però ci sono assegni pensione erogati in alcuni casi perfino da più di 37 anni: il calcolo del costo per lo Stato è schiacciante. Ma andare ad agire sulle cd pensioni eterne significa smuovere potenzialmente quasi quattro milioni di assegni. Il governo appena sorto teme di perdere consensi? Secondo le stime di un recente studio commissionato dal Corriere della Sera infatti sono circa 3,8 milioni le persone che percepiscono la pensione da più di 25 anni, 785 mila di queste sono in pensione da 37 anni. Si tratta in moltissimi casi di pensioni riconosciute prima degli anni 90, quando non vi erano requisiti che imponessero un rapporto tra contributi versati e diritto alla pensione (o quando c’erano evidentemente erano elastici e facili da eludere con qualche stratagemma).

Parliamo di persone che con questo sistema hanno potuto smettere di lavorare intorno ai 45 anni.

Quali sono dunque i pensionati “privilegiati” e perché sono “intoccabili” da qualsiasi riforma pensioni?

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