Studi di settore: limiti delle pagelle di congruità

E' necessario che le pagelle di congruità cessino di essere un postulato. Il casso dell'Ogliastra

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
E' necessario che le pagelle di congruità cessino di essere un postulato. Il casso dell'Ogliastra

La pubblicazione degli studi di settore relativi all’anno di imposta 2009 ha permesso di avere una panoramica più dettagliata sulle professioni maggiormente a rischio evasione fiscale in Italia. In media tra professionisti e imprenditori due su dieci non sono allineati nei bilanci agli studi di settore e quindi sono potenzialmente evasori.

Ma applicare una logica sistematica a queste analisi è fuorviante e pericoloso. Certo non si vuole essere ingenui e credere che un operario guadagni più di un avvocato ma non si può neanche attivare una caccia alle streghe sulla base di guadagni ipotizzati (cosa che anche Monti ha invitato a non fare). (Studi di settore: redditi 2011 e categorie che evadono di più)

Prendiamo ad esempio la provincia di Ogliastra, in Sardegna, che detiene nel documento sopra citato il record negativo italiano di congruità: un contribuente su tre dichiara meno di quanto previsto dagli studi di settore in base all’andamento del mercato. E’ facile pensare male. In realtà proprio il Bollettino regionale della Banca d’Italia ha individuato nella zona nell’anno 2009 l’acme della recessione finanziaria. Gli studi di settore teoricamente tengono conto di questi cicli ma di fatto, a livello locale e soprattutto nelle zone meno sviluppate, possono portare a dati non inerenti alla realtà dei fatti.

Le pagelle di congruità quindi andrebbero interpretate come un indizio per avviare eventuali approfondimenti e controlli incrociati, non come sentenze di condanna.

 

Vale anche il contrario: l’aderenza agli studi di settore non implica assenza (o quasi) di evasione fiscale. Nelle zone più industrializzate, e solitamente più in linea con gli studi di congruità, le aziende possono con meno fatica rispettare i vincoli imposti dalle richieste del Fisco rispondendo ai quesiti in maniera falsa e fraudolenta.

Le differenze non sono solo di tipo territoriale ma anche organizzativo: il 29% delle situazioni formalmente non regolari riguardano le società di capitali. Ma anche in questo caso ci sono esimenti da considerare, tra cui ad esempio la maggiore severità imposte dai registri contabili.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Aziende e Società, Studi di settore

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.