Studi di settore: cosa cambia se il lavoratore è assente?

L’assenza di lavoratori influisce sugli studi di settore e l’accertamento dell’Agenzia delle Entrate può essere contestato, ma solo davanti al giudice.

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L’assenza di lavoratori influisce sugli studi di settore e l’accertamento dell’Agenzia delle Entrate può essere contestato, ma solo davanti al giudice.

L’assenza di lavoratori influisce sugli studi di settore. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione in una recente ordinanza, la numero 1495 del 2020, con la quale si precisa che l’assenza di lavoratori all’interno di una piccola società costituisce elemento rilevante per la formazione del reddito.

In particolare, l’assenza di uno o più lavoratori di una piccola azienda influisce sul reddito e in particolare sullo scostamento fra reddito dichiarato e presuntivamente accertato dall’amministrazione finanziaria. In ogni caso, spetterà al giudice di merito valutare i motivi per i quali si ravvisano scostamenti significativi rispetto agli studi di settore.

Assenza di lavoratori e studi di settore

La sentenza della Cassazione scaturisce al termine di un lungo contenzioso instauratosi fra una piccola azienda con pochi dipendenti e soggetta studi di settore e l’Agenzia delle Entrate. Il fisco aveva notificato alla ditta un avviso di accertamento per minor reddito dichiarato e ampiamente difforme rispetto agli studi di settore a cui era soggetta la ditta. Sia la CTP che la CTR avevano dato ragione all’Agenzia delle Entrate non potendo il contribuente dimostrare l’insussistenza dei maggiori ricavi presentando documentazione idonea a sostenere le ragioni dello scostamento.

Cosa dice la Corte di Cassazione

Sul punto è intervenuta la Corte di Cassazione ponendo fine alla diatriba. I giudici di legittimità hanno in primo luogo ribadito il principio per cui, in materia di accertamento tributario effettuato dall’Amministrazione finanziaria valendosi degli studi di settore, assume un indubbio rilievo il contraddittorio istituito con il contribuente, che già in sede precontenziosa può proporre ogni difesa. Tuttavia i giudici precisano che “l’esito del contraddittorio … non condiziona l’impugnabilità dell’accertamento, potendo il giudice tributario liberamente valutare tanto l’applicabilità degli “standards” al caso concreto, da dimostrarsi dall’ente impositore, quanto la controprova offerta dal contribuente che, al riguardo, non è vincolato alle eccezioni sollevate nella fase del procedimento amministrativo e dispone della più ampia facoltà, incluso il ricorso a presunzioni semplici, anche se non abbia risposto all’invito al contraddittorio in sede amministrativa”.

Il processo tributario

Pertanto, il giudice di merito dovrà sempre tenere conto delle circostanze in cui l’azienda ha generato minor reddito, soprattutto se si tratta di una piccola ditta dove anche solo l’assenza di un lavoratore può pregiudicare il conseguimento di redditi in linea con gli studi di settore. Essendo la ditta di piccole dimensioni maggiormente soggetta alle fluttuazioni di mercato e alle crisi, anche territoriali, è indispensabile che l’amministrazione finanziaria ne tenga conto. Il vuoto normativo, in tal senso, potrà essere completato solo con l’intervento del giudice di merito nel processo tributario. Ovviamente ciò dovrà essere dimostrato da fatti e da documentazioni che giustifichino il mancato realizzo di redditi riconducibili a quelli stabiliti dagli studi di settore.

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