Straordinario: ecco quando il tempo per arrivare in sede va retribuito

Il tempo che ci vuole a tornare da fine turno alla sede di inizio lavoro conta come straordinario?

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Il tempo che ci vuole a tornare da fine turno alla sede di inizio lavoro conta come straordinario?

Sono diversi i lavori in cui il turno inizia in un luogo e termina in una sede diversa. Il tempo per tornare al punto di partenza va considerato come straordinario e, come tale, retribuito?

Una recentissima sentenza della Cassazione ha preso in analisi il caso tipo dell’autista di pullman che torna in sede dopo il cosiddetto “posto di cambio”.

Verosimilmente infatti l’auto o il mezzo con cui si arriva in ufficio viene lasciata in sede: questo significa che il tempo di spostamento va retribuito e, se eccede le otto ore giornaliere, pagato come straordinario.

Attenzione quindi a non confondere le fattispecie: non viene retribuito in generale il tempo trascorso nel traffico per recarsi a lavoro. Affinché il tempo di spostamento sia retribuito quindi occorre che il lavoro inizi in un posto e si concluda in un altro diverso. La separazione dei luoghi di inizio e di fine della prestazione lavorativa non va dimostrata e la retribuzione spetta anche se il lavoratore è nelle condizioni di usare la propria auto. L’unica condizione è che vi sia separazione tra le due sedi di lavoro, rispettivamente quella in cui inizia il turno e quella in cui finisce.

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