Stipendio e assegno esodo a confronto: quanto costa e quando conviene l’isopensione

Costo del lavoro e dell'isopensione a confronto: ecco come fare il calcolo per valutare se l'uscita anticipata con questo tipo di scivolo può convenire o no nel proprio caso.

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Costo del lavoro e dell'isopensione a confronto: ecco come fare il calcolo per valutare se l'uscita anticipata con questo tipo di scivolo può convenire o no nel proprio caso.

Abbiamo visto più volte che lo scivolo dell’isopensione come accompagnamento per i dipendenti in esubero in aziende medio-grandi ha un costo non indifferente per il datore di lavoro. Ma molti utenti ci hanno chiesto maggiori dettagli per cercare di quantificare più realisticamente il costo dell’isopensione, in modo da poter valutare la convenienza della misura.

Stipendio e assegno di esodo a confronto per l’analisi del costo dell’isopensione

Analizzare i costi dell’isopensione per il datore di lavoro significa nello specifico mettere a confronto il costo lavoro (stipendio e altre voci che si versano per i lavoratori dipendenti) con l’assegno di esodo e gli altri oneri a favore di chi accetta di uscire in isopensione in attesa di raggiungere i requisiti per la pensione anticipata o di vecchiaia (entro un massimo di sette anni).

Ebbene partiamo da una posizione alta: il costo del mantenimento al lavoro è dato da stipendio annuo (supponiamo in questo esempio 77.044 euro) a cui si sommano le ferie (5.926,46) e i permessi retribuiti (911,76), la contribuzione previdenziale (22.446,88), i premi assicurativi (423,61) e il TFR (5.794,09) per un totale di 112.546,80 euro.

Quanto costerebbe l’isopensione per lo stesso lavoratore considerato?

Il costo del prepensionamento è dato dal rateo della pensione mensile a cui avrebbe diritto (4.269 euro) moltiplicato per 13 mensilità (55.497), più 27.352,72 euro di contribuzione figurativa e 3.334,70 di fideiussione bancaria, per un totale di 86.184 euro.
Rispetto al “mantenimento” del dipendente in servizio, il datore di lavoro ha quindi un risparmio di oltre 26 mila euro. Ovviamente questa cifra è alta perché si basa su valori abbastanza alti a loro volta. Ma il ragionamento di base è lo stesso.
Così ad esempio per un dipendente medio dallo stipendio annuo (40.719 euro), ferie (3.132,23), permessi (481,88), contribuzione previdenziale (11.863,54), premi assicurativi ( 223,88) e TFR (3.062,27), la spesa totale a carico del datore di lavoro è di 59.482,80. Con l’isopensione invece quest’ultimo sarà tenuto a corrispondere rateo pensione mensile (2.500 euro) moltiplicato per 13 mensilità (32.500 euro), più 14.545,84 euro di contribuzione figurativa e 1.893,60 euro di fideiussione bancaria, per complessivi 48.939,44 euro con un risparmio di oltre 10 mila euro (circa il 17,7%).


Ora è evidente che la differenza maggiore sta nel fatto che con l’isopensione il datore di lavoro non può contare sull’attività della risorsa per cui paga, “dettaglio” non da poco. Ma per le aziende con esubero di personale questa potrebbe essere una soluzione di compromesso da considerare nonostante i costi.

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