Statali nel mirino del governo: troppo tempo per fare le pratiche

Più controlli sui tempi di erogazione dei servizi e ricorso allo smart working per velocizzare la pubblica amministrazione. Per Dadone è necessario un cambio di passo.

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Più controlli sui tempi di erogazione dei servizi e ricorso allo smart working per velocizzare la pubblica amministrazione. Per Dadone è necessario un cambio di passo.

Giro di vite sugli statali. Il governo ha intenzione di stringere i controlli sull’attività dei dipendenti pubblici, per velocizzare l’attività della pubblica amministrazione e renderla più efficiente.

E’ noto che per ottenere un documento o per svolgere una pratica i tempi degli uffici pubblici sono mediamente lunghi e questo causa disservizi e una cattiva immagine del Paese. Lo si è visto in particolare durante l’emergenza coronavirus all’Inps dove le pratiche di cassa integrazione e l’erogazione dei bonus sono rimaste bloccate, vuoi per cause tecniche, vuoi per inefficiente organizzazione del lavoro.

Dadone: ridurre i tempi per svolgere le pratiche

C’è quindi “il dovere di misurazione e pubblicazione dei tempi di erogazione delle pratiche della Pubblica amministrazione“, per capire quanto gli uffici impiegano “a fornire una carta d’identità o la cig o la pensione d’invalidità“. Così la ministra della P.A., Fabiana Dadone, intervenendo in conferenza stampa sul decreto semplificazioni. “I tempi di erogazione delle pratiche – ha spiegato – saranno pubblicati sui siti delle amministrazioni e parametrati a quelli previsti dalla legge”. L’ottica perseguita dal DL semplificazioni è quella di una “Pubblica amministrazione alleata di questa ripresa, non solo percepita come più semplice“, ha aggiunto.

P.A. italiana ancora troppo lenta

Una pubblica amministrazione più efficiente e veloce è quanto chiedono da anni i cittadini, costretti spesso a rivolgersi a intermediari (Caf, consulenti, commercialisti, ecc.) per ottenere un certificato, fare domanda di pensione o semplicemente per rinnovare un documento scaduto. In Italia, oggi, vengono i brividi pensare di recarsi a uno sportello pubblico per svolgere una pratica senza perdere mezza giornata di tempo e col rischio di non risolvere nulla.

Non è possibile, ad esempio, che per ottenere il rinnovo di un passaporto in Italia bisogna aspettare mediamente due settimane quando gli uffici di Polizia sono dotati di strumentazioni e accessi immediati a banche dati tali da rendere la pratica disponibile in poche ore. E così per richiedere l’erogazione della Cig o di un bonus all’Inps. Per alcuni versi sembra di essere rimasti fermi a 30 anni fa quando la digitalizzazione e l’informatizzazione era ancora un miraggio.

Gli intoppi burocratici

Sul fronte della digitalizzazione abbiamo fatto già un bel lavoro nel decreto rilancio. Questo è il momento per fare un lavoro importate per la interconnessione delle banche dati. Presenteremo l’agenda per le semplificazioni, si devono snellire sempre di più dei passaggi che rallentano i procedimenti“, ha detto Dadone. Poi ha annunciato: “Ci confronteremo con le Regioni e con gli Enti locali sull’Agenda per le semplificazioni 20-23“. Lo scopo è quello di tagliare radicalmente tutti gli intoppi burocratici che rallentano lo svolgimento del lavoro. Anche i dipendenti pubblici dovranno, però, fare la loro parte visto che il rendimento, misurato dai tempi sogli di lavorazione delle pratiche, è decisamente superiore a quello della media degli altri Stati europei.

Smart working

A proposito dello smart working – dice Dadone – non c’è alcuna percentuale fissa di dipendenti che devono lavorare da casa. L’obiettivo, però, è quello di arrivare a fine anno al 50%, aumentando al 60% a gennaio 2021. E’ dimostrato che il dipendente che lavora da casa è più produttivo e costa meno all’amministrazione. Il lavoro agile, però, dovrà essere accompagnato anche da un maggiore impegno nell’erogazione dei servizi, anche di sabato. “Puntiamo a mantenere lo smart working non in maniera ordinaria come nella fase emergenziale, ma tra qui e fine anno per il 50% dei lavoratori che svolgono attività eseguibili in modalità agile. E da gennaio al 60% attraverso il Pola (Piano organizzativo del lavoro agile)“, ha dichiarato la ministra. “Non si può dare dall’alto una percentuale fissa per tutti, va calata sulla diversa natura delle varie amministrazioni, anche sul diverso livello di digitalizzazione“, ha poi aggiunto, specificando che “occorre responsabilizzare il dirigente che deve individuare le attività eseguibili in modalità agile. Non c’è nulla di centralizzato o burocratico. Il processo – ribadisce – va poi improntato sul risultato“.

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