Statali: anticipo TFS in banca, conviene veramente?

Fra tempi di attesa, spese e interessi passivi, per gli statali richiedere l’anticipo del TFS in banca non sempre conviene.

di , pubblicato il
Fra tempi di attesa, spese e interessi passivi, per gli statali richiedere l’anticipo del TFS in banca non sempre conviene.

Richiedere l’anticipo del TFS per gli statali conviene veramente? A prima vista sembrerebbe di sì, ma a ben guardare ci sono dei punti che, se ben presi in considerazione, potrebbero far desistere dal chiedere l’anticipo del TFS in banca.

Come noto, l’accordo quadro firmato dal governo con il ceto bancario ABI e riportato nel decreto di Agosto è da poco stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. E’ quindi operativa la procedura che permette ai dipendenti pubblici che vanno in pensione di ottenere l’anticipo in tutto o in parte del TFS maturato. Questo perché le attuali leggi in vigore non permettono la liquidazione del trattamento di fine servizio immediatamente al termine del rapporto di lavoro, ma bisogna attendere almeno 6 mesi.

Un problema non da poco che crea disparità di trattamento fra dipendenti pubblici e privati. I primi, infatti devono attendere tempo per vedersi garantito un loro diritto, mentre i secondi avranno i soldi del TFR subito dopo il termine del rapporto di lavoro. Ma al di là di questo aspetto controverso e che oggi fa ancora discutere molto, analizziamo qui se – a conti fatti – conviene veramente richiedere l‘anticipo del TFS in banca o se è opportuno attendere.

Anticipo TFS conviene o no?

Normalmente il lavoratore fa affidamento sulla buonuscita per sostenere spese programmate. E arrivare alla fine della carriera lavorativa dovendo attendere ancora mesi per intascare i soldi maturati genera non poca frustrazione. C’è però anche da considerare che l’anticipo del TFS in banca non è gratuito e comporta comunque estenuanti tempi di attesa. Il disbrigo della pratica, fra ottenimento della relativa certificazione da parte dell’ente pensionistico (entro 90 giorni) e istruttoria bancaria per il rilascio dei fondi (30 giorni in media) non è indifferente.

Se il dipendente pubblico che va in pensione ha diritto ad ottenere il TFS dopo 6 mesi dalla cessazione del servizio, la convenienza non c’è, stante anche gli interessi e i costi di istruttoria da dover corrispondere alla banca erogatrice del finanziamento. Se, invece, il pensionato matura il diritto ad ottenere il TFS dopo 12 mesi (pensionamento anticipato) o 18 mesi (per dimissioni), allora potrebbe esserci la convenienza.

I costi del TFS in banca

Attenzione ai costi per ottenere il TFS anticipato in banca. Trattandosi di un finanziamento vero e proprio, al pari di tutti gli altri finanziamenti bancari, la banca potrà richiedere al richiedente costi di istruttoria e commissioni. Spese che normalmente sono variabili e rapportate all’importo dell’anticipo richiesto. Ci sono poi i tassi di interessi da corrispondere che sono in misura fissa e stabiliti in base al rendimento medio dei titoli di Stato con una maggiorazione dello 0,40%.

Bisogna però anche fare attenzione alla durata del finanziamento. Le banche tendono infatti ad erogare il prestito per una durata superiore a quella dell’atteso pagamento del TFS. Se, ad esempio il prestito bancario ha una durata di 24 o 36 mesi e il TFS sarà erogato dopo 12 mesi, c’è il rischio di dover corrispondere maggiori e inutili spese alla banca. Salvo pagare anche delle penali in caso di chiusura anticipata del finanziamento.

Le tasse

Altro aspetto da tenere in considerazione sono le tasse. La legge fissa un limite di anticipo del TFS fino a 45 mila euro. Ma tale somma si intende al lordo delle imposte che il dipendente statale dovrà corrispondere al momento della liquidazione della buonuscita.

Come noto, le imposte sui trattamenti di fine servizio e fine rapporto sono soggette a tassazione separata. Cioè seguono un regime fiscale diverso da quello ordinario, salvo poi subire dei conguagli. Per il TFS, come per il TFR, il prelievo fiscale ai fini Irpef segue la tassazione ordinaria prevista per gli scaglioni in base ai redditi percepiti nell’ultimo anno.

Esistono dal 2007 delle clausole di salvaguardia che determinano un prelievo fiscale ai fini Irpef sulle somme maturate e rivalutate del 23% per redditi conseguiti fino a 15.000 euro e del 27% fino a 28 mila euro.

Per cui, tornando ai 45 mila euro che si possono ottenere come anticipo del TFS, bisogna considerare la cifra al lordo delle opportune ritenute fiscali. L’importo al netto che la banca potrà erogare sarà quindi inferiore poiché una percentuale del TFS maturato sarà di spettanza dell’erario.

Argomenti: ,