Startup? No grazie: piccoli imprenditori crescono

In Italia le startup non decollano e tra i giovani autonomi c’è chi rifiuta questa etichetta: errori e luoghi comuni da evitare quando si avvia un’attività di impresa

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In Italia le startup non decollano e tra i giovani autonomi c’è chi rifiuta questa etichetta: errori e luoghi comuni da evitare quando si avvia un’attività di impresa

Se sei giovane e hai un’idea imprenditoriale sei una startup? Ovunque questa formula è in fase di espansione ma in Italia il fenomeno stenta a decollare: analizziamo la questione cercando di comprenderne i motivi ma anche pro e contro. E’ vero che anche nel nostro Paese esistono delle agevolazioni per le startup ma la pressione fiscale resta alta e l’accesso al credito difficile per questo il fenomeno va a rilento e la crisi non ha risparmiato neppure queste realtà imprenditoriali. Non stupisce in questo quadro che molti giovani con idee interessanti si trasferiscono all’estero per metterle in pratica. Ma spesso più che di fuga di cervelli dovremmo parlare di fuga di idee.    

Dall’idea alla startup e dalla startup all’impresa

Con il termine decisamente inflazionato di startup si indica la fase di avvio di un’impresa. Non si tratta di un concetto nuovo: a ben vedere le startup sono sempre esiste in ambito imprenditoriale perché ogni impresa ha un suo inizio. Ma il mito della Silicon Valley e delle idee brillanti che fanno fare soldi (magari facili) hanno concorso ad innescare una vera e propria moda dando origine alla generazione degli startupper (quella di Internet delle cose) ma anche ad alcuni luoghi comuni fuorvianti e falsi miti da sfatare. Non basta quindi un’ida per fare una startup e non lo è di per sé neppure un’app o un sito internet. Perché si possa propriamente parlare di startup occorrono alcune attività e/o operazioni. Quanto può durare al massimo una startup? Diciamo in media tre anni (questo il tempo stimato per la fase di avvio). Dopo questa data è piuttosto un’impresa fallita. Eppure in molti non hanno le idee chiare su questo e i numeri parlano chiaro: secondo i dati della Camera di Commercio di Monza e Brianza realizzata dalla Confederazione libere associazioni artigiane italiane (Claai), il 31,3% delle attività imprenditoriali cessate in Italia nel 2014 era nata dopo il 2009. In altre parole aveva meno di 4 anni. I giovani quindi dovrebbero puntare a fare un’azienda e non accontentarsi di restare una startup.

Ha ben chiaro il concetto Riccardo Ocleppo, l’ingegnere che ha fondato Docsity, una piattaforma sociale dedicata a studenti di fine liceo, universitari e neolaureati per la stesura dei curricula: ““In Italia, anche tra i giovani, la startup, specialmente legata al mondo del web, è percepita come una moda: è vista come una schedina del superenalotto, con la differenza che forse è più probabile avere successo con la lotteria che aprendo una startup. I ragazzi, oggi, vogliono lavorare online pensando che sia più facile che lavorare altrove, e puntano subito al guadagno. Non capiscono, ancora, che anche dietro una semplicissima app ci sono tanto lavoro e tanta competenza.” </em

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