Startup innovative: come (non) funziona il crowdfunding

Perchè l'equity crowdfunding per le startup innovative stenta a decollare? Ecco le problematiche e come dovrebbe funzionare questa opportunità di finanziamento online

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Perchè l'equity crowdfunding per le startup innovative stenta a decollare? Ecco le problematiche e come dovrebbe funzionare questa opportunità di finanziamento online

L’equity crowdfunding è una forma di finanziamento per le startup innovative basato sul’acquisto di titoli di partecipazione, ossia azioni o quote di una società, mediante canali di raccolta online vigilati dalla Consob. E’ quindi una via di mezzo tra il classico crowdfunding e un vero e proprio investimento finanziario sullo stile dell’acquisto di azioni in Borsa. L’Italia ha investito molto in questa tipologia di raccolta fondi: è stata infatti il primo Paese a dotarsi, nel 2013, di un regolamento specifico per questo genere di raccolta fondi su internet. Sulla carta sembrava una vera rivoluzione e così fu presentata e accolta ma a distanza di due anni questo crowdfunding online per startup innovative non decolla: sono stati raccolti solo due milioni di euro e sui 22 progetti ospitati sui 15 portali, solo 4 hanno ottenuto la quota dei finanziamenti mentre due sono quasi arrivate (Diaman Tech, Cantiere Savona, Nova Somor, Paulownia Social Project e, tra poco verosimilmente, Bio Erg e ShinSoftware).    

Equity crowdfunding: investire nelle startup è un rischio?

Il bilancio dei primi due anni dall’introduzione dell’Equity crowfunding sembra essere quello di una buona occasione sprecata. Perché i finanziamenti non decollano? Il primo fattore che frena lo sviluppo dell’equity crowdfunding è senza dubbio il rischio, soprattutto considerando che ad investire sono persone comune e non professionisti. Credere in una realtà imprenditoriale agli esordi, sebbene si tratti di una startup innovativa, non è facile. A questo si aggiunge anche la mancanza di progetti virali in grado di differenziarsi e catturarel’attenzione. Colpa anche della burocrazia: la procedura di sottoscrizione delle quote richiede la schedatura del cliente per importi superiori a 500 euro nel rispetto della Mifid (la direttiva 2004/39/CE). Anche i costi per la successiva vendita della quota da parte del notaio o commercialista risultano essere troppo alti. Sono limiti importanti che frenano i piccoli e medi investitori privati, così come dimostrano i dati. Un’occasione persa per le <a

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Argomenti: Startup

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