S.r.l. non più a responsabilità limitata, con il codice della crisi d’impresa

Prevista la nomina di un delatore per le S.r.l. che fatturano più di 4 milioni. In caso di fallimento i soci potranno rispondere anche col patrimonio personale.

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Prevista la nomina di un delatore per le S.r.l. che fatturano più di 4 milioni. In caso di fallimento i soci potranno rispondere anche col patrimonio personale.

Le Società a Responsabilità Limitata (Srl) potrebbero presto perdere autonomia. A prevederlo è la legge firmata dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, figlia di un’attesissima riforma della ormai datata legge fallimentare del 1942 e approvata lo scorso anno in occasione delle legge di bilancio.

Con il decreto legislativo numero 14/2019 è stata introdotta in Italia la nuova disciplina sul fallimento (termine oggi non più utilizzato), si tratta del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza che riordina e aggiorna un po’ tutta la normativa in materia. Il testo prevede, nello specifico, anche una serie di modifiche importanti che riguardano prettamente l’organo di controllo delle Società a Responsabilità Limitata.

Il Codice della Crisi d’Impresa

Con il Milleproroghe, verrà quindi approvata anche questa importante riforma che sostanzialmente obbliga le S.r.l. a nominare un delatore, cioè una figura di controllo dell’attività imprenditoriale sopra un certo volume d’affari. Non solo, la nuova legge interviene per regolare la mancata nomina dell’organo di controllo, attribuendo ai soci delle S.r.l. il potere di denuncia al Tribunale per gravi irregolarità degli amministratori la mancata nomina dell’organo di controllo. La figura del delatore, quindi, si inserisce in un più ampio contesto di prevenzione delle crisi aziendali nel tentativo di non fare ricorso poi alle aule dei tribunali con aggravi di costi per la giustizia e limitando altresì i maggiori danni che ne potrebbero derivare per i contribuenti. Il risvolto della medaglia è che gli amministratori si ritroveranno ad operare sotto un assiduo controllo da parte del delatore, pronto a denunciare qualsiasi irregolarità, traducendosi magari in controlli eccessivi ai danni dell’attività aziendale.

Obbligo del revisore

L’obbligo del revisore scatta al superamento di un fatturato o totale dell’attivo oltre i 4 milioni, oppure quando la media dei dipendenti assunti negli ultimi due anni ha superato le 20 unità di dipendenti full time (limiti ampliati rispetto al progetto originario di riforma). Con il risultato che le aziende cercheranno di non crescere troppo assumendo meno personale o assumono part time. Basterà quindi superare anche uno solo dei parametri di cui sopra, sempre in relazione al periodo temporale dei due esercizi consecutivi, per far scattare l’obbligo di nomina dell’organo di controllo per la Srl. E detto organo dovrà essere pagato dalla società con le risorse a bilancio, con evidenti ripercussioni economiche sugli utili. E’ pertanto immaginabile che l’azienda cercherà di rimanere nei limiti per non incorrere in ulteriori costi aziendali compromettendone la crescita e l’espansione.

Srl e fallimento

A ciò si aggiunga anche il fatto che le Srl in crisi rischiano di dover pagare i debiti con il patrimonio personale dei soci, così come prevede la nuova normativa. Viene così a decadere il concetto di responsabilità limitata previsto dal diritto d’impresa, come hanno evidenziato i commercialisti. Sarà, in ogni caso il giudice a stabilire se i soci dovranno concorrere con il proprio patrimonio personale se non verrà dimostrato di aver fatto tutto il possibile per evitare la crisi aziendale. Una norma che tende a responsabilizzare maggiormente gli imprenditori a maggior tutela dei lavoratori e delle attività produttive, ma anche dell’erario, perché notoriamente, da un fallimento, a pagare è sempre la collettività. La riforma della legge fallimentare non tende a scoraggiare la decisione di intraprendere un’attività d’impresa, ma a renderla più trasparente e in linea con gli obiettivi generali e nell’interesse comune.

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