Restrizioni e spostamenti: cosa cambia da zona arancione a zona rossa

Dpcm Conte, cosa cambia da zona arancione a zona rossa: le regole per bar, ristoranti, spostamenti, scuola e università.

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Dpcm Conte, cosa cambia da zona arancione a zona rossa: le regole per bar, ristoranti, spostamenti, scuola e università.

Con il Dpcm 3 novembre il Governo Conte ha individuato tre scenari di rischio, ognuno corrispondente ad un colore, per ogni regione d’Italia. Tenendo conto di tutta una serie di fattori (dalla curva dei contagi alla situazione nelle terapie intensive) sono state così distinte: zona rossa, zona arancione e zona gialla. Il colore assegnato a una singola regione, tuttavia, può cambiare a seguito del monitoraggio del Ministero della Salute, magari perché la situazione interna è peggiorata. Questo è quello che succede, per esempio, quando una zona passa da arancione a rossa, con il ritorno di limitazioni e restrizioni già valide durante il lockdown di marzo 2020.

Ristoranti, pizzerie, pasticcerie e altre attività di ristorazione in zona rossa

Con il passaggio da zona arancione a zona rossa, i ristoranti e le altre attività di ristorazione (compresi bar, pasticcerie e gelaterie) rimangono aperti esclusivamente per la vendita da asporto, consentita dalle 5 alle 22, e per la consegna a domicilio consentita senza limiti di orario. È vietata, invece, l’apertura al pubblico e/o il consumo ai tavoli e, ovviamente, non sono permessi gli assembramenti né il consumo in prossimità dei locali.

L’ingresso e la permanenza nei locali da parte dei clienti deve essere invece limitato al tempo strettamente necessario ad acquistare i prodotti per asporto, sempre nel rispetto delle misure di prevenzione del contagio, mentre la sospensione delle attività di somministrazione di alimenti e bevande e di ristorazione rimane vietata anche nei centri culturali, nei centri sociali e nei centri ricreativi per i soci, poiché si tratta di attività chiuse in zona rossa.

Rimango aperti, invece:

  • gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande siti nelle aree di servizio e rifornimento carburante situate lungo le autostrade (autogrill), negli ospedali e negli aeroporti, con obbligo di assicurare in ogni caso il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro;
  • i ristoranti degli alberghi per i clienti che vi alloggiano, ma il servizio è consentito solo all’interno della struttura;
  • le attività commerciali che vendono generi alimentari o beni di prima necessità (cioè quelli previsti dall’allegato 23 del Dpcm).

Va specificato, comunque, che il responsabile di ogni attività commerciale, comunque denominata (ipermercato, supermercato, discount, minimercato, altri esercizi non specializzati di alimentari vari), può esercitare esclusivamente l’attività di vendita servizi e prodotti consentiti. Lo stesso, a tal proposito, è tenuto a organizzare gli spazi in modo da precludere ai clienti l’accesso a scaffali o corsie in cui siano riposti i tali beni. Questo vuol dire che non è consentito ai clienti l’acquisto di articoli che, seppur venduti nel supermercato, non rientrano tra quelli di prima necessità. Nel caso in cui ciò non sia possibile, devono essere rimossi dagli scaffali i prodotti la cui vendita non è ammessa. Tale regola vale per qualunque giorno di apertura, feriale, prefestivo o festivo.

Nelle zone rosse, comunque, i negozi e gli altri esercizi di commercio al dettaglio che vendono prodotti diversi da quelli alimentari o di prima necessità (temporaneamente chiusi al pubblico) possono tranquillamente proseguire le vendite effettuando consegne a domicilio, evitando al momento della consegna contatti personali e mantenendo il distanziamento interpersonale.

Inoltre, le attività aperte devono rispettare i protocolli di sicurezza volti a prevenire o ridurre il rischio di contagio. Fra le regole da seguire:

  • il mantenimento, in tutte le attività, del distanziamento sociale;
  • la pulizia e l’igiene ambientale almeno due volte al giorno (in funzione dell’orario di apertura);
  • la garanzia di adeguata aereazione naturale e ricambio d’aria;
  • l’ingresso uno alla volta negli esercizi di vicinato (fino a 40 metri quadrati), oltre a un massimo di due operatori;
  • l’accesso regolamentato e scaglionato, in proporzione alla relativa superficie aperta al pubblico, nelle medie e grandi strutture di vendita, differenziando, ove possibile, percorsi di entrata e di uscita.

A tal fine, è obbligatorio esporre un cartello che indichi il numero massimo di persone che possono essere contemporaneamente presenti all’interno dei locali. Infine, è previsto l’uso obbligatorio di mascherine e guanti per i lavoratori e quello del gel per disinfettare le mani e dei guanti monouso, particolarmente negli esercizi di vendita di generi alimentari e bevande, da mettere a disposizione in prossimità delle casse e dei sistemi di pagamento, nonché, ove possibile, individuare percorsi diversi per entrate e uscite.

I negozi che rimangono chiusi in zona rossa

Tenendo conto di quanto specificato sopra, va da sé che ogni attività non considerata “essenziale” può continuare a vendere solo rispettando le regole previste per la consegna a domicilio. I commercianti, che svolgono attività diverse da quelle di ristorazione, così come i gestori degli esercizi commerciali al dettaglio, devono chiudere le proprie attività al passaggio della regione da zona arancione a rossa. La vendita dei beni consentiti, però, può avvenire sia negli esercizi “di vicinato” (piccoli negozi) sia nelle medie e grandi strutture di vendita, anche all’interno dei centri commerciali, purché sia consentito l’accesso esclusivamente agli esercizi o alle parti degli esercizi che vendono i beni essenziali. La spesa al supermercato del centro commerciale, per esempio, è consentita, ma l’ingresso e il transito all’interno della struttura deve essere organizzato e finalizzato esclusivamente a quel servizio. Per tutti gli altri negozi, infatti, restano confermate le chiusure previste per i centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi, a meno che non si tratti di farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, punti vendita di generi alimentari, tabacchi ed edicole.

Eventi, manifestazioni, cerimonie e musei: divieti e regole in zona rossa

Per quanto riguarda gli eventi, come manifestazioni (culturali, religiose etc.) e cerimonie, in zona rossa sono vietati:

  • le manifestazioni locali, anche a carattere commerciale di natura fieristica, come nel caso dei cosiddetti mercatini di Natale, ma realizzate fuori dell’ordinaria attività commerciale in spazi dedicati ad attività stabile o periodica di mercato, che sono da assimilare alle fiere;
  • tutte le gare, le competizioni e tutte le attività connesse agli sport di contatto di carattere amatoriale;
  • la presenza di pubblico agli eventi e alle competizioni in ambito sportivo;
  • il servizio di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura (di cui all’articolo 101 del Codice dei beni culturali e del paesaggio).

Sono consentite, invece, le funzioni religiose con la partecipazione di persone, purché nel rispetto dei protocolli sottoscritti dal Governo e le manifestazioni pubbliche ma soltanto in forma statica e a condizione che, nel corso di esse, siano osservate le distanze sociali prescritte e le altre misure di contenimento.

Lavoro, PA e concorsi pubblici in zona rossa

In zona rossa, per i concorsi pubblici è stato disposto che, in caso di procedure di esame orali che comportino la convocazione in presenza in unica sede di candidati provenienti da tutto il Paese, andrà preferibilmente disposta la sospensione. Altrimenti, le eventuali prove in presenza, motivate da ragioni di urgenza, dovranno sempre svolgersi con numero ristretto e programmato di ingressi, uso di dispositivi di protezione individuale e nel rispetto della distanza di sicurezza tra tutte le persone che vi partecipano e che vi assistono e, a tal fine, le prove di più candidati andranno adeguatamente scaglionate nel tempo.

Sempre in riferimento al settore pubblico, specifiche limitazioni valgono anche per la PA. In particolare, tenendo conto di quanto previsto dalla direttiva n. 2/2020 del Ministro per la pubblica amministrazione, le attività di ricevimento del pubblico o di erogazione diretta dei servizi al pubblico, fermo restando quanto detto nella stessa direttiva relativamente alle attività indifferibili, sono prioritariamente garantite con modalità telematica o comunque con modalità tali da escludere o limitare la presenza fisica negli uffici (ad es. appuntamento telefonico o assistenza virtuale). Nei casi in cui il servizio non possa essere reso con le predette modalità, gli accessi nei suddetti uffici devono essere scaglionati, anche mediante prenotazioni di appuntamenti, e deve essere assicurata la frequente aerazione dei locali.

Come nel settore pubblico, anche in quello privato è incentivato lo smart working o – in alternativa – il ricorso a ferie e permessi non ancora goduti, per limitare la presenza in ufficio o nei luoghi chiusi di persone non conviventi. Laddove questo non fosse possibile, è obbligatorio utilizzare strumenti di protezione individuale nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private, e quindi anche negli studi professionali, ad eccezione dei casi in cui l’attività si svolga individualmente e sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi.
Ove l’attività professionale comporti comunque un contatto diretto e ravvicinato con soggetti non conviventi o lo svolgimento in ambienti di facile accesso dall’esterno o aperti al pubblico, e non sia possibile rispettare in modo continuativo la distanza interpersonale di almeno un metro, occorre sempre utilizzare gli strumenti di protezione individuale, nel rispetto anche delle altre prescrizioni previste dai protocolli di sicurezza anti-contagio.

Sport e attività sportive sospese in zona rossa e quelle ancora concesse

In zona rossa le attività di palestre, piscine, centri natatori, centri benessere e centri termali sono sospese, fatta eccezione per l’erogazione delle prestazioni considerate attività riabilitative o terapeutiche e per gli allenamenti degli atleti, professionisti e non professionisti, che devono partecipare a competizioni ed eventi riconosciuti di rilevanza nazionale con provvedimento del CONI o del CIP. Allo stesso modo, sono sospese l’attività sportiva di base e l’attività motoria in genere presso centri e circoli, pubblici e privati, sia all’aperto che al chiuso.

Sono sospesi in questa area anche tutti gli sport di contatto di carattere amatoriale, così come tutte le gare, le competizioni e tutte le attività connesse a essi. Tuttavia, è consentito svolgere all’aperto e a livello individuale i relativi allenamenti, nonché gli allenamenti per sport di squadra, che potranno svolgersi in forma individuale, all’aperto e nel rispetto del distanziamento.

Le passeggiate sono ammesse in quanto attività motoria, ma esclusivamente in prossimità della propria abitazione. Resta per di più consentita la passeggiata, al fine di accompagnare i minori o le persone non completamente autosufficienti, senza che sia in questo caso necessario il rispetto della distanza di un metro.

Infine, salvo diverse specifiche disposizioni delle autorità locali, parchi e giardini pubblici rimangono aperti e accessibili, ma a condizione del rigoroso rispetto del divieto di assembramento. È consentito, altresì, l’accesso dei minori, anche assieme ai familiari o altre persone abitualmente conviventi o deputate alla loro cura, ad aree gioco all’interno di parchi, ville e giardini pubblici, per svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto.

Spostamenti e uscite in caso di necessità: cosa cambia da zona arancione a rossa

Uno dei cambiamenti più significati che comporta il passaggio da zona arancione a rossa riguarda gli spostamenti, che in questo caso rimangono consentiti solo in caso di necessità, per motivi di salute e/o lavoro. Difatti, all’interno dell’area rossa sono vietati sia nello stesso comune che verso comuni limitrofi (inclusi quelli dell’area gialla o arancione).

Non è consentito incontrarsi con parenti o amici non conviventi, in qualsiasi luogo, aperto o chiuso, mentre è permesso rientrare presso il proprio domicilio, abitazione o residenza (una sola volta) e l’accesso alla seconda casa se dovuto alla necessità di porre rimedio a situazioni sopravvenute e imprevedibili (quali crolli, rottura di impianti idraulici e simili, effrazioni, ecc.), ma sempre nel rispetto di tempistiche e modalità strettamente funzionali a sopperire a tali situazioni.

“Senza una valida ragione per uscire”, si legge sul sito del Governo, “è obbligatorio restare a casa, per il bene di tutti”.

Uscire di casa comporta, in caso di controlli, l’esposizione di valida autocertificazione, che potrà essere resa su moduli prestampati già in dotazione alle forze di polizia statali e locali. Si deve essere sempre in grado di dimostrare che lo spostamento rientra tra quelli consentiti. La veridicità delle autodichiarazioni sarà oggetto di controlli successivi e l’accertata falsità di quanto dichiarato costituisce reato.

Come già detto, gli spostamenti verso Comuni diversi da quello in cui si abita sono vietati, salvo che per specifiche esigenze o necessità. Fare la spesa, per esempio, rientra sempre fra le cause giustificative degli spostamenti: laddove quindi il proprio Comune non disponga di punti vendita o nel caso in cui un Comune contiguo al proprio presenti una disponibilità, anche in termini di maggiore convenienza economica, di punti vendita necessari alle proprie esigenze, lo spostamento è consentito, entro tali limiti, che dovranno essere autocertificati.

Va ricordato che, tra gli spostamenti consentiti in zona rossa, rientra anche quello finalizzato a raggiungere un luogo di culto. Uscire di casa per andare a messa, quindi, è permesso, poiché vicino a casa ed evitando assembramenti. È altresì consentito partecipare alle funzioni religiose, nei limiti e nel rispetto degli specifici protocolli.

Gli spostamenti in automobili tra persone non conviventi non sono sanzionabili poiché autorizzati dal legislatore ma purché siano rispettate le stesse misure di precauzione previste per il trasporto non di linea: ossia con la presenza del solo guidatore nella parte anteriore della vettura e di due passeggeri al massimo per ciascuna ulteriore fila di sedili posteriori, con obbligo per tutti i passeggeri di indossare la mascherina.

Queste restrizioni sono valide per tutte le persone presenti sul territorio italiano, a prescindere dalla loro nazionalità. Per gli spostamenti da e per l’estero, oltre alle misure appena esplicate, si è altresì soggetti alle specifiche disposizioni relative a ciascuno Stato estero, reperibili sul sito istituzionale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Scuola e Università chiuse in zona rossa

In zona rossa rimangono chiuse le scuole superiori e quelle di seconda e terza media, con attivazione al 100% della didattica a distanza. Continueranno a svolgere attività in presenza, invece, insegnanti e alunni della scuola dell’infanzia, delle scuole elementari, della prima media e tutti i servizi educativi per l’infanzia.

Le attività formative e curriculari si svolgono a distanza anche nelle Università, ma i singoli atenei si possono eventualmente organizzare diversamente. Potranno essere previste in presenza, per espressa disposizione del dpcm 3 novembre 2020, le lezioni relativi ai corsi per i medici in formazione specialistica, quelli dei corsi di formazione specifica in medicina generale e le attività dei tirocinanti delle professioni sanitarie. Resta fermo che tutte le attività eventualmente previste in presenza dovranno svolgersi nel rispetto dei protocolli, specificamente dedicati alle università previsti dal dpcm del 3 novembre.

Inoltre, si possono svolgere in presenza tirocini, attività di laboratorio sperimentale o didattico o esercitazioni in quanto rientranti tra quelle curriculari, laddove previsti dai piani di organizzazione dei singoli atenei, ma sempre nel rispetto dei già citati protocolli.

Per quanto riguarda esami e sessioni di laurea, infine, questi si potranno svolgere in presenza, nel rispetto delle misure di sicurezza e, comunque, con le modalità previste dai piani di organizzazione della didattica e delle attività curriculari, adottati dagli atenei, sentito il Comitato Universitario Regionale di riferimento. Nel caso in cui non possa essere assicurato il rispetto delle linee guida e delle misure anti-Covid, ovvero in tutti gli altri casi in cui non si renda possibile la presenza degli studenti, si dovrà ricorrere alle modalità a distanza.

 

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