Speranza di vita in calo, cosa cambia per le pensioni se si muore prima

Cala di 1,2 anni la speranza di vita a causa della pandemia. Cosa cambia dal prossimo anno per le pensioni di vecchiaia e anticipate.

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Cala di 1,2 anni la speranza di vita a causa della pandemia. Cosa cambia dal prossimo anno per le pensioni di vecchiaia e anticipate.

La speranza di vita media degli italiani è in calo. Lo certifica la ragioneria generale dello Stato che ha analizzato l’andamento della spesa delle pensioni in Italia. Come noto, dal 2013 l’età pensionabile è agganciata alla vita media della popolazione.

Cosa significa questo? In pratica se la vita media degli italiani si allunga anche l’età per andare in pensione segue di pari passo. Oggi servono 67 anni per lasciare il lavoro, sia per gli uomini che per le donne. Ma nel 2013 ne bastavano 66 e dal 2023 sarebbe previsto un innalzamento di 3 mesi.

Speranza di vita media in calo a 82 anni

Tutto fermo però. La pandemia ha ridotto le speranze di vita degli italiani di 1,2 anni per una vita media di 82 anni (79,7 per gli uomini e 84,4 per le donne). I dati sono stati elaborati dall’Istat sulla base dell’aumento dei decessi a causa della pandemia.

Cosa significa questo per le pensioni? Ebbene, da quest’anno è previsto che l’adeguamento dell’età pensionabile avvenga ogni due anni, pertanto per il biennio 2023-24 l’età pensionabile sarebbe dovuta crescere a 67 anni e 3 mesi.

Il meccanismo di aggiornamento, però, non prevede un arretramento, ma soltanto uno stop all’aumento dell’età qualora la speranza di vita subisse un calo. Alla luce dei fatti, quindi, l’età per andare in pensione non aumenterà per il biennio 2023-2024 e resterà ferma a 67 anni.

In altre parole, si potrà andare in pensione di vecchiaia a 67 anni fino alla fine del 2024, anche se ciò dovrà essere confermato da apposito decreto interministeriale entro la fine dell’anno. La corsa al rialzo riprenderà quindi nel 2025 per raggiungere il limite fissato dalla Fornero a 68 anni nel 2031.

Da lì in avanti gli incrementi, sempre legati alla speranza di vita, passeranno da 3 mesi a 2 mesi ogni biennio fino al 2054.

Adeguamenti congelati per le pensioni anticipate

Per le pensioni anticipate che si basano sull’anzianità contributiva, invece, l’uscita rimarrà a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, indipendentemente dall’età.

La sospensione, in questo caso, non è dovuta al calo della speranza di vita, ma a specifico provvedimento legislativo contenuto nella legge di bilancio 2017 che congela il pensionamento anticipato fino alla fine del 2026.

Stesso discorso vale per le pensioni anticipate riservate ai lavoratori precoci. Cioè a coloro che hanno iniziato a lavorare in giovane età e possono vantare almeno 12 mesi di contributi versati prime del compimento dei 19 anni.

La legge di bilancio 2019 ha congelato gli adeguamenti (cinque mesi ogni due anni) fino alla fine del 2026. I precoci, quindi, potranno continuare ad andare in pensione con 41 anni di contributi versati indipendentemente dall’età.

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