Spending review: sanità e stipendi statali nel mirino del governo

Negli ultimi anni è calata la spesa per l'istruzione ma è aumentata a dismisura la spesa sanitaria. Le ragioni del boom sanitario sono facilmente intuibili: tanti soldi, spesi male per compiacere amici che propongono servizi inutili e un servizio, spesso, poco efficiente

di Alessandra M., redazione Investireoggi.it, pubblicato il
Negli ultimi anni è calata la spesa per l'istruzione ma è aumentata a dismisura la spesa sanitaria. Le ragioni del boom sanitario sono facilmente intuibili: tanti soldi, spesi male per compiacere amici che propongono servizi inutili e un servizio, spesso, poco efficiente

In dirittura di arrivo lo studio finale sulla spending review, la ricognizione della spesa pubblica con l’obiettivo successivo di razionalizzare le uscite. In particolare il Ministro per i rapporti con il Parlamento Pietro Giarda ha recentemente dichiarato che la parte di spesa potenzialmente aggredibile nel breve periodo ammonta a 100 miliardi di euro, cifra che nel medio termine potrebbe ben presto giungere sino alla soglia dei 300 miliardi di euro.

Nella relazione redatta dal ministro si legge che su circa 650 miliardi di euro di uscite statali, almeno 300 sono rimodulabili e di questi un terzo è riferito al bilancio statale mentre due terzi sono spese sostenute dagli enti locali. Un dato che già di per se fa riflettere ma che denota un notevole squilibrio se si considera il fatto che gli enti decentrati gestiscono uscite per 240 miliardi di euro a fronte di entrate per soli 100 miliardi di euro. Una situazione alla quale neanche la legge n. 42 del 2011 in materia di federalismo fiscale, ha consentito di porre rimedio.

 

La spesa sanitaria va riportata sotto controllo

Indicativo il fatto che negli ultimi 30 anni i costi dei servizi pubblici abbiano avuto in media aumento di oltre 30 punti percentuali superiori rispetto agli stessi costi privati. Pertanto si è assistito alla lievitazione di numerosi costi, anche grazie all’interesse di talune ditte private o a quello di alcune parti politiche. Il dito è puntato soprattutto sul settore sanitario dove la spesa pubblica è cresciuta dal 32 per cento al 37 per cento in pochi anni, mentre nello stesso periodo gli investimento nel settore scolastico sono calati dal 23 per cento al 18 per cento.

Aumenti di tasse a parte, come dire che negli ultimi anni sempre più spesa pubblica destinata all’istruzione ha finito per finanziare il settore sanitario, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Occorre pertanto innanzitutto individuare i settori dove si concentrano le maggiori inefficienze e successivamente attuare le azioni più idonee. Oltre ai risparmi di breve periodo, Giarda ricorda che ad ogni ministero è stato comunque chiesto di redigere un piano per i prossimi cinque anni in materia di contenimento della spesa.

 

L’obiettivo è riorganizzare gli stipendi della pubblica amministrazione 

La seconda fase dello spending review, prevista dopo il 2014, riguarderà invece stipendi e politiche del pubblico impiego. Nel rapporto tracciato da Piero Giarda tale fase assume una rilevanza cruciale per assicurare la modernizzazione della macchina burocratica pubblica. L’obiettivo di medio lungo termine in questi casi è quello di attuare forme di mobilità a livello nazionale ed introdurre una flessibilità retributiva in tutti i settori del pubblico impiego. Il dato di partenza è costituito dalle retribuzioni lorde che interessano gli impiegati della pubblica amministrazione: in totale vengono erogati in stipendi circa 122,1 miliardi, di cui 61,8 a carico delle amministrazioni statali, 12,8 dei Comuni e 4,5 delle regioni. Tali valori, dopo il processo di riorganizzazione della PA che intende avviare l’esecutivo, saranno confrontati con i vari benchmark di settore e si opereranno quindi degli aggiustamenti.

 

Contenimento della spesa pubblica 

Un primo giro di vite è stato comunque effettuato grazie alla linee guida contenute nel Dl n. 52 del 2012 pubblicato in gazzetta ufficiale l’8 maggio. Il testo contiene alcune “buone pratiche” da seguire affinchè la spesa pubblica venga contenuta entro certi limiti. In particolare si consiglia ai vari enti di utilizzare sedute pubbliche per l’apertura delle buste negli appalti aggiudicati con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, introdurre la possibilità di annullare d’ufficio alcune procedure di acquisto che non risultano convenienti rispetto agli standard nazionali, utilizzare sempre e comunque i parametri Consip in caso di acquisto di beni e servizi. Le linee guida saranno valide per tutte le pubbliche amministrazioni ( ad eccezione di Camera, Senato, Quirinale, tutti enti che godono di totale autonomia anche in tempi di “vacche magre” come questi), comprese società totalmente pubbliche partecipate, enti ed autorità indipendenti, enti locali (lo spending review si occuperà anche dei piani di spesa delle regioni impegnate nel rientro dal deficit sanitario). In particolare il decreto punta ad intervenire su due filoni principali: appalti ed acquisti della pubblica amministrazione. Gli strumenti per poter renderli sempre più trasparenti saranno quelli di ancorarli a parametri nazionali, facendo in modo che venga superato l’attuale sistema che prevede il ricorso a fornitori di fiducia con il risultato di ottenere una miriade di prezzi diversi per lo stesso tipo di bene o servizio.

 

E’ giallo sullo stipendio di Bondi

A vigilare sull’attuazione del Decreto sarà il super commissario Bondi ( il quale sarà affiancato da due ministri)chiamato in causa dal presidente del consiglio Monti. Tra l’altro si è venuto a creare un piccolo “giallo” per quanto riguarda la remunerazione per l’incarico assunto dall’ex liquidatore di Parmalat. Inizialmente Monti sembra avesse previsto uno stipendio di circa 150 mila euro annui, ma Bondi ha rifiutato tale tipo di compenso. Lo stipendio ( che non dovrà superare il trattamento economico complessivo correlato all’incarico di dirigente generale nell’ambito della Presidenza del Consiglio dei Ministri ) e la durata dell’incarico ( massimo un anno) saranno quindi decidi tramite un apposito Dpcm.

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Argomenti: Lavoro e Contratti