Sovraindebitamento: decreto “dimezzato”, accordo solo per piccole imprese

In sede di conversione in legge del D.L. n. 212/2011, le norme sul sovraindebitamento per i consumatori sono state stralciate. L’unica procedura riconosciuta è quella della legge n. 3/12 per le piccole imprese che entra in vigore dal 29 febbraio

di Redazione InvestireOggi, pubblicato il
In sede di conversione in legge del D.L. n. 212/2011, le norme sul sovraindebitamento per i consumatori sono state stralciate. L’unica procedura riconosciuta è quella della legge n. 3/12 per le piccole imprese che entra in vigore dal 29 febbraio

Sulla composizione delle crisi da sovraindebitamento, il legislatore ha voluto tenere distinti piccole imprese e consumatori. Per i primi, le disposizioni in materia di esdebitazione del non fallibile sono confluite nella recente Legge n. 3/2012, mentre quelle dei consumatori hanno costituito oggetto di disciplina nel decreto legge n. 212/2011.  

Sovraindebitamento del consumatore

Quest’ultimo decreto ha specificamente introdotto il concetto di “sovraindebitamento del consumatore”, intendendo per tale la situazione di crisi in cui dovesse venire a trovarsi la persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività di impresa, quando cioè versi nell’impossibilità di far fronte con il proprio patrimonio alle obbligazioni contratte.  

Sovraindebitamento decreto legge 212/11: stralciate le norme sui consumatori

In sede di conversione in legge del dl n. 212/2011, la Camera ha però deciso di abrogare proprio le disposizioni che riguardano le misure in materia di composizione delle crisi da sovraindebitamento per il cittadino consumatore, dove l’intento era aiutare soprattutto le famiglie in crisi. Attualmente così il dl n. 212 del 2011, sulle crisi da sovraindebitamento per i consumatori, è stato bloccato dal Governo, la cui intenzione almeno per ora, sembra quella di far confluire la procedura per i consumatori, in un nuovo disegno di legge, di cui per ora non si sa né quando, né come. Non si comprende appieno il perché di questo stralcio, anche se il governo ha rassicurato che sarà un successivo disegno di legge ad occuparsi unicamente della procedura di ristrutturazione dei debiti per i consumatori, ma anche in tal caso non è dato sapere né quando, né come. Certo è che i due provvedimenti normativi sulla composizione della crisi da sovraindebitamento, hanno distinti destinatari, anche se la procedura è simile, generando così numerose perplessità, vista la loro “identicità nella diversità”, volendo un po’ giocare con le parole. Di conseguenza con lo stralcio della procedura per i consumatori in sede di conversione in legge del dl n. 212 del 2011, l’unica procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento oggi concessa e riconosciuta, è quella disciplinata al decreto legge 3 2011, ossia quella per i debitori non assoggettabili a procedure concorsuali, i piccoli imprenditori, cancellandola di fatto per i consumatori.  

Legge n. 3/12: accordo per  debiti piccole imprese

Non però per tutti gli imprenditori, ma solo quelli che presentano specifiche caratteristiche. Devono essere infatti imprenditori non esercenti attività commerciali ovvero esercenti attività commerciale, ma che non hanno congiuntamente superato dei limiti specifici (vedi attivo patrimoniale superiore ad € 300.000,00, ricavi lordi annui superiori ad € 200.000,00, debiti anche non scaduti superiori a € 500.000,00). Il debitore – imprenditore deve essere in una situazione di “sovraindebitamento”, intendendo per tale quella situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte e allo stesso tempo in una situazione di definitiva incapacità di adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni. Se sussistono tali condizioni, il debitore propone ai suoi creditori un accordo di ristrutturazione dei debiti, sulla base di un piano che assicuri il regolare pagamento dei creditori estranei all’accordo stesso. (Crisi da sovraindebitamento: nuova procedura pro imprenditori indebitati)  

Entrata in vigore fissata al 29 febbraio

Destinata a essere la sola disciplina prevista attualmente per la composizione della crisi del debitore non fallibile, è solo la legge del 27 gennaio 2012, n. 3, che entra in vigore dal prossimo 29 febbraio, dopo che la conclusione dell’iter di conversione parlamentare del dl 212/2011 ha visto la Camera dei deputati modificare il testo del ddl approvato dal Senato, sopprimendo in particolare i primi due capi relativi alla disciplina delle crisi da sovraindebitamento per i consumatori. Così allo stato attuale, per il soggetto sovraindebitato trova applicazione solo la legge n. 3 del 27 gennaio 2012, anche detta legge Centaro, dal nome del senatore che l’ha proposta.  Il 29 febbraio entrerà ufficialmente in vigore tale legge, permettendo così a piccoli imprenditori di evitare il pignoramento, proponendo ai loro creditori un piano di rientro.  

Gli effetti della legge n. 3/2012: blocco azioni esecutive

Ritornando alla procedura di sovra indebitamento prevista per le piccole imprese, in sostanza coloro che non sono soggetti al fallimento, (anche i lavoratori autonomi, gli agricoltori, dipendenti e i pensionati), avranno a disposizione uno strumento per evitare di vedersi pignorati i propri beni, proponendo, sulla base delle condizioni e dei parametri indicati dalla legge Centaro, un piano di rientro ai creditori. L’effetto evidente è la possibilità di avere il blocco automatico delle azioni esecutive in corso per 120 giorni, a cui si affianca una moratoria fino a 1 anno per i pagamenti dei crediti che non partecipano all’accordo, con la possibilità di proporre uno sconto sugli altri pagamenti. Il tutto dovrà svolgersi sotto la protezione di appositi organismi di composizione delle crisi. In attesa della loro istituzione però, per evitare un vuoto normativo, saranno i professionisti (come i notai) a svolgere tutte le funzioni richieste al curatore fallimentare.  

La maggioranza del 70% dei creditori

Per poter attuare il piano di ristrutturazione dei debiti, condizione imprescindibile è che questo sia accettato e ottenga l’adesione da parte di  almeno il 70% dei creditori. Una quota considerata troppo alta e come tale potrebbe compromettere l’accettazione del piano e di conseguenza il dispiegarsi concretamente dei suoi effetti positivi, ossia far uscire l’imprenditore, il dipendente o il pensionato dalla crisi. Per questo in sede di conversione in legge del decreto in esame, si è cercato di intervenire su questo aspetto, presentando emendamenti ad hoc, con l’intento di eliminare  questa maggioranza considerata troppo alta. Anche in sede di discussione del decreto in riferimento alla procedura per i consumatori, si è cercato di ridurre la maggioranza prevista (50%) , ma, come detto prima, la procedura per il consumatore è stata stralciata, così come è stata stralciato anche l’emendamento in merito alla procedura per le piccole imprese, con la conseguenza la cifra del 70%, per l’unica procedura di ristrutturazione dei debiti rimasta in vita, rimane invariata, portando dietro di sé tutte le polemiche del caso.  

Problematiche connesse

Ma a parte le polemiche, rimangono anche problemi e nodi irrisolti. Se indubbiamente si riconosce l’importanza di una legge che fornisce ossigeno a quei soggetti soffocati da crisi e perdita di liquidità in generale, dall’altra parte però si notano le problematiche derivanti da una legge che sembra essere stata scritta frettolosamente, come quasi tutti i provvedimenti normativi emessi dal governo tecnico, annunciati di venerdì sera e in quattro e quattr’otto pubblicati, creando confusione, malumori e preoccupazione. Problema può essere così quello derivante dal fatto che allo stato attuale mancano gli organismi di composizione della crisi che dovrebbero guidare la procedura di ristrutturazione dei debiti. Nell’attesa di questa istituzione, che non si sa quando avverrà, il tutto è demandato ai professionisti, con la conseguenza che possono sorgere anche per loro, problematiche non da poco, vedi ad esempio la determinazione dei loro onorari, vista la recente abolizione di riferimenti alle tariffe minime e massime, con il decreto legge sulle liberalizzazione che proprio in questi giorni è nuovamente sotto esame. Vedremo se ci saranno cambiamenti, considerando le proteste proprio dei professionisti e non solo, che finiranno per produrre conseguenze anche sulla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento, così come ideata nelle legge Centaro.

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Argomenti: Aziende e Società