Sospensione dei termini del contenzioso: accertamento con adesione anche online

E’ possibile il cumulo dei termini di sospensione tra quelli propri dell’accertamento con adesione e quelli previsti dal decreto Cura Italia

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E’ possibile il cumulo dei termini di sospensione tra quelli propri dell’accertamento con adesione e quelli previsti dal decreto Cura Italia

Sono giunti i primi chiarimenti e le istruzioni operative da parte dell’Agenzia delle Entrate (Risoluzione n. 6/E del 2020) sull’applicazione del periodo di interruzione dei termini di accertamento, previsto dall’8 marzo al 31 maggio, dal decreto “Cura Italia” (Decreto-legge n. 18 del 2020). Quest’ultimo, infatti, all’art. 67 sancisce che nel menzionato periodo sono sospesi i termini relativi alle attività di liquidazione, di controllo, di accertamento, di riscossione e di contenzioso, da parte degli uffici degli enti impositori (la misura si inserisce tra quelle urgenti connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19). Già dalle prime pagine l’Amministrazione finanziaria chiarisce che tale previsione normativa non sospende, né esclude, le attività degli Uffici, ma disciplina la sospensione dei termini relativi alle attività di controllo e di accertamento. In questo periodo emergenziale gli uffici delle Entrate sono stati destinatari di istruzioni volte ad evitare lo svolgimento delle attività sopra indicate, al fine di non sollecitare spostamenti fisici da parte dei contribuenti e loro rappresentanti, nonché del personale dipendente. Occorre, tuttavia, coordinarsi anche con la previsione normativa contenuta all’art. 83 comma 2 del medesimo decreto dove è prevista la sospensione dei termini di impugnazione dal 9 marzo al 15 aprile 2020, precisando inoltre che laddove il decorso del termine abbia inizio durante il periodo di sospensione, l’inizio stesso è differito alla fine di detto periodo. Da ciò, quindi, chiarisce l’Amministrazione finanziaria ne deriva che per gli avvisi notificati prima del 9 marzo 2020 ed il cui termine di impugnazione era ancora pendente a tale data, il termine per ricorrere resta sospeso dal 9 marzo al 15 aprile, riprendendo gli stessi a decorrere dal 16 aprile; per gli avvisi eventualmente notificati tra il 9 marzo e il 15 aprile 2020, l’inizio del decorso del termine per ricorrere è differito, invece, alla fine del periodo di sospensione.

In caso di accertamento con adesione

La sospensione di cui al citato art. 83 si applica anche nel caso di istanza di accertamento con adesione presentata dal contribuente, a seguito della notifica di un avviso di accertamento. Ne consegue che si applicano cumulativamente sia la sospensione del termine di impugnazione per un periodo di 90 giorni dalla data di presentazione dell’istanza del contribuente (prevista ordinariamente nell’ipotesi di accertamento con adesione dal comma 3 dell’art. 6 del D.lgs. n. 218 del 1997) sia la sospensione prevista dall’art. 83 del decreto Cura Italia. L’Agenzia delle Entrate riporta, nel documento di prassi l’esempio di un avviso di accertamento notificato il 21 gennaio 2020 e di istanza di accertamento con adesione presentata il 20 febbraio 2020. In questa situazione:

  • alla data del 20 febbraio sono trascorsi solo 30 giorni dei 60 previsti per la proposizione del ricorso;
  • dal 20 febbraio iniziano a decorrere i 90 giorni di sospensione previsti dall’art. 6, comma 3, del D.lgs. n. 218 del 1997 (per l’adesione), cui vanno sommati i residui 30 giorni risultanti dal punto precedente;
  • essendo intervenuta, dal 9 marzo al 15 aprile, la sospensione dei termini prevista dall’articolo 83, comma 2, del decreto, alla data del 9 marzo risultano decorsi soltanto 17 giorni dei 90 e i rimanenti 73 giorni, unitamente ai residui 30 utili per produrre ricorso, iniziano a decorrere dal 16 aprile.

In considerazione delle predette osservazioni, quindi, nell’esempio esposto il termine finale per la sottoscrizione dell’accertamento con adesione scadrà il prossimo 27 luglio.

Ad ogni modo, nel periodo di sospensione, in via del tutto innovativa ed in un’ottica di collaborazione tra fisco e contribuente, questi potrà comunque finalizzare l’accertamento effettuando contraddittori telefonici o in videoconferenza, con successivo scambio e firma dei verbali tramite PEC o posta ordinaria.

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