Società tra professionisti: osservazioni critiche dal Cup

In una circolare del 2 gennaio 2012 il Comitato Unitario Permanente delle professioni rileva criticità in merito alla società fra professionisti prevista dalla legge di stabilità 2012. Serve il regolamento ministeriale

di Redazione InvestireOggi, pubblicato il
In una circolare del 2 gennaio 2012 il Comitato Unitario Permanente delle professioni rileva criticità in merito alla società fra professionisti prevista dalla legge di stabilità 2012. Serve il regolamento ministeriale

Se la legge di stabilità 2012, la n. 183 del 2011, ha previsto delle novità importanti in merito alle professioni, come  la possibilità di costituire le società tra professionisti, il Comitato Unitario delle professioni, esprime tutte le criticità e gli aspetti problematici della normativa introdotta dalla legge di stabilità 2012 in una circolare datata 2 gennaio 2012.

 

LEGGE DI STABILITA’ 2012: PROPOSTE DI MODIFICA  

L’art. 10 della Legge 12 novembre 2011, n. 183 contiene disposizioni per la riforma degli ordinamenti professionali e in particolar modo disposizioni sulla disciplina delle società tra professionisti. Proprio sulla disciplina della società tra professionisti (comunemente dette STP per facilità di lettura) il Cup ne evidenzia gli aspetti di maggiore problematicità che potranno essere solo in parte colmati dai regolamenti di attuazione, così come ha sancito lo stesso Comitato Unitario delle Professioni. A tal scopo, si sottolinea la necessità di intervenire sul testo introdotto dalla legge di stabilità 2012 con alcune proposte di modifica al fine di definire la disciplina delle STP “affinché le prerogative degli ordinamenti professionali non rischino di essere vanificati dalla forma giuridica con cui una professione viene svolta”.

 

COSTITUZIONE SOCIETA’ TRA PROFESSIONISTI: FORME GIURIDICHE POSSIBILI

Nella sua circolare, il Cup sottolinea come ai sensi dell’art. 10, comma 3, l. n. 183/2011,si preveda la costituzione di società per l’esercizio di attività professionali regolamentate nel nostro sistema sulla base di modelli societari regolati nel codice civile. Così per costituire stp si può ricorrere alternativamente alla forma giuridica della società semplice; società in nome collettivo; società in accomandita semplice; società per azioni; società in accomandita per azioni; società a responsabilità limitata; società cooperativa.

In relazione all’oggetto sociale della costituenda società, si specifica che esso consiste nell’esercizio in via esclusiva dell’attività professionale da parte dei soci. Permettere la costituzione di società per “.l’esercizio di attività professionali regolamentate “, come si legge nella legge di stabilità 2012, significa che l’oggetto sociale specificato esclude lo svolgimento di qualsiasi attività d’impresa ed è perciò ristretto alle sole attività professionali che possono concretamente svolgere i professionisti appartenenti alle cd. professioni regolamentate, perciò  quelle indicate negli ordinamenti professionali. L’esercizio della stessa professione risulta così limitato ai soci della società che risultano iscritti in albi o collegi professionali secondo il disposto dell’art. 2229 c.c., previo superamento dell’esame di Stato previsto nell’art. 33, co. 5, della Costituzione. Nel documento del Cup si specifica anche che viene prevista la  costituzione di società tra professionisti ricorrendo allo schema societario delle società di capitali e consentendo, in definitiva, la limitazione della responsabilità patrimoniale del socio (professionista e non) che risponderà solamente nei limiti del capitale effettivamente versato. Si sottolinea in particolare che la costituzione di Stp possa avvenire secondo i tipi societari previsti per l’attività di impresa ed anche di tipo capitalistico. 

 

LE CRITICHE DEL COMITATO UNITARIO PROFESSIONI

Per ciò che riguarda i  regimi disciplinari applicabili alle nuove Società fra professionisti, il Cup nella circolare in oggetto, parte dal presupposto che non sia possibile effettuare discriminazioni tra illeciti disciplinari compiuti dal socio che sia professionista e illeciti disciplinari posti in essere dal professionista che socio non è. Se poi a quest’ultimo viene impedito lo svolgimento dell’ attività, si potrebbe agevolmente adoperare con azioni nell’interesse della società, ma in contrasto con la deontologia dei soci professionisti. Anche a questo proposito, il legislatore ha opportunamente disposto la necessità di un regolamento interministeriale, in mancanza del quale l’attività di vigilanza degli Ordini risulta impossibile nei confronti della società. Sulla base di queste considerazioni, il Cup richiede, “con la ferma volontà di valorizzare sempre più l’attività disciplinare, un fattivo coinvolgimento delle Professioni, al lavoro di stesura del Regolamento”.

 

ATTO COSTITUTIVO SOCIETA’ TRA PROFESSIONISTI: CRITERI GENERALI

Il Cup nella sua analisi si sofferma anche sull’atto costitutivo delle Stp. A tal proposito è il comma 4 dell’articolo 10 della legge di stabilità 2012, a prevedere le caratteristiche che deve contenere l’atto costitutivo della società tra professionisti. Si evidenzia preliminarmente che la forma dell’atto costitutivo della società tra professionisti sarà quella prevista ex lege dal tipo societario effettivamente utilizzato così come il relativo regime pubblicitario. In linea generale, l’atto costitutivo di qualsiasi società tra professionisti deve contenere i seguenti criteri generali:

a) esercizio in via esclusiva dell’attività professionale da parte dei soci;

b) l’ammissione in qualità di soci di: soli professionisti iscritti ad ordini, albi e collegi, anche in differenti sezioni, cittadini degli Stati membri dell’Unione europea, in possesso del titolo di studio abilitante, soggetti non professionisti unicamente per prestazioni tecniche, o per finalità di investimento;

c) criteri e modalità affinché: l’esecuzione dell’incarico professionale conferito alla società sia eseguito solo dai soci in possesso dei requisiti per l’esercizio della prestazione professionale richiesta;
la designazione del socio professionista sia compiuta dall’utente e, in mancanza di tale designazione, il nominativo debba essere previamente comunicato per iscritto all’utente;

d) modalità di esclusione dalla società del socio che sia stato cancellato dal rispettivo albo con provvedimento definitivo.

LE STP POSSONO ESERCITARE SOLO ATTIVITA’ PROFESSIONALI 

Viene negata la possibilità che tali società possano essere costituite per lo svolgimento anche di attività non professionale. Ciò comporta di conseguenza che nelle Stp costitutite secondo i tipici modelli capitalistici, la prestazione professionale deve essere effettuata solo da soggetti che siano effettivamente professionisti ed incaricati secondo le modalità che dovranno essere regolamentate dal Ministero della Giustizia di concerto con quello dello Sviluppo Economico.
Considerato, poi, che l’attività professionale è la sola attività che può essere svolta dalla Stp, non è importante distinguere tra attività professionali riservate o non riservate, essendo per definizione “professionali” tutte quelle attività svolte con il proprio titolo dal professionista, ricomprese tra quelle il cui svolgimento è consentito dall’ordinamento professionale. Tale considerazione si basa sulla normativa comunitaria in virtù della quale un’attività è regolamentata, riservata o meno, quando essa è svolta con un titolo professionale (Direttiva 2006/123/CE e D.Lgs. 59/2010, dal cui ambito di applicazione è peraltro espressamente esclusa la funzione notarile).
Con riferimento poi alle qualità dei soci professionisti, viene rilevata la necessità di riformulare la lettera b) del comma 4, art. 10, laddove ai cittadini degli Stati membri dell’Unione europea si richiede per poter partecipare alle STP, il solo possesso del titolo di studio abilitante. La norma secondo il Cup,  è inesatta e deve essere riformulata facendo riferimento alla qualifica professionale riconosciuta per l’esercizio della professione regolamentata nel rispetto delle previsioni della direttiva 2005/36/CE e del D.Lgs. 6 novembre 2007, n. 206, e non al mero titolo di studio abilitante. Titolo di studio abilitante che, in quanto tale secondo il Cup  non attribuisce alcuna qualifica professionale, ma solo il diritto a conseguirla ottenendo l’abilitazione, in qualunque forma essa sia prescritta dalle norme previgenti.

 

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Argomenti: Aziende e Società, Lavoro e Contratti