Smart working obbligatorio per 70% degli statali

La nuova fase di emergenza impone il ricorso allo smart working al 70% degli statali. Ma il settore privato già lo sta apprezzando e difficilmente tornerà indietro.

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La nuova fase di emergenza impone il ricorso allo smart working al 70% degli statali. Ma il settore privato già lo sta apprezzando e difficilmente tornerà indietro.

Smart working obbligatorio per almeno 7 statali su 10. Come ampiamente prevedibile, il governo ha imposto il lavoro agile al 70% del personale dipendente della pubblica amministrazione. L’ultimo DPCM recepisce infatti le misure di contenimento dell’epidemia suggerite dal Comitato Tecnico Scientifico.

L’indicazione è quella di incentivare lo smart working anche al settore privato che, però, già si sta muovendo da tempo in questa direzione. Banche e uffici hanno lasciato a casa migliaia di lavoratori riservando la presenza sul posto di lavoro solo laddove è espressamente necessario, come per le attività di sportello riservate agli impiagati.

Smart working obbligatorio al 70% nella P.A.

Nel frattempo fa ancora discutere la scellerata presa di posizione del Comune di Milano, dove il sindaco sala aveva deciso di  richiamare tutto il personale a lavorare in ufficio riservando allo smart working solo 6 giornate su 20.

Una decisione che cozza in maniera macroscopica con l’andamento della diffusione del coronavirus nella città di Milano, la più colpita d’Italia e con il maggior numero di casi registrati.

Irragionevole e insensata – avevano commentato i sindacati la decisione del primo cittadino Giuseppe Sala – di far rientrare i dipendenti a lavorare negli uffici in un momento così critico solo per soddisfare le esigenze di commercianti, bar e ristoratori che campano sulle pause caffè e pause pranzo degli impiegati”.

Così, di fronte ai numeri preoccupanti del virus che avanza, è stato inevitabile il passo indietro del sindaco di Milano. Come ha dichiarato Sala:

“c’è la disponibilità e voglio essere chiaro: non sono contrario allo smart working, il mio richiamo l’avevo fatto quando vedevo la situazione sanitaria sotto controllo. Adesso la situazione è cambiata e bisogna lavorare con fessibilità”.

Smart working ha portato molti benefici

Secondo un’indagine a campione condotta nel settore privato, lo smart working ha portato molti vantaggi. Sia i datori di lavoro che i lavoratori stanno apprezzando molto il nuovo metodo di lavorare da remoto.

Poiché comporta benefici sia in termini di produttività sia di efficienza. L’87% degli intervistati ha, infatti, riscontrato una produttività pari o superiore a prima del lockdown e il 71% è convinto che le nuove modalità “ibride” di lavoro comportino significativi risparmi in termini di costi. Inoltre, sei intervistati su dieci (64%) credono che garantire modalità di lavoro da remoto possa essere un modo efficace per trattenere i collaboratori migliori.

Nessuno vuole tornare indietro

Sia i manager sia i dipendenti stanno apprezzando i vantaggi del lavoro da remoto (smart working) e nessuno di essi intende tornare alle vecchie abitudini. Infatti, l’88% dei manager si aspetta l’introduzione di modalità di lavoro più ibride nel lungo periodo. Mentre i dipendenti prevedono di trascorrere in media un terzo del proprio tempo (37%) al di fuori del tradizionale luogo di lavoro.

Tra i principali benefici si annoverano la possibilità di vestirsi in modo più casual (77%) e di personalizzare il proprio ambiente di lavoro (39%). Ma anche avere più tempo per i propri hobby (49%), per i propri figli (36%) ma anche per gli animali domestici (22%).

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