Smart working manda a picco gli affitti in città

Gli effetti dello smart working si fanno sentire anche sugli affitti. In calo la domanda nelle grandi città, già anche i canoni mensili.

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Gli effetti dello smart working si fanno sentire anche sugli affitti. In calo la domanda nelle grandi città, già anche i canoni mensili.

Lo smart working fa scendere i canoni di affitto. Nelle grandi città soprattutto, dove la necessità di un alloggio nei pressi dell’ufficio non è più indispensabile. E il trend potrebbe proseguire anche dopo la pandemia.

L’effetto dell’ampliata offerta di mercato e della ridotta richiesta da parte degli inquilini, rispetto ad anni “normali”, si notano sui canoni di affitto, in calo mediamente del -7,5%.

Smart working fa scendere i prezzi degli affitti

Il calo dei canoni – si legge in una nota – è generalizzato per tutti i tagli immobiliari, con punte negative per i trilocali (-8,0%), che soffrono di una minore richiesta. Meno marcati per i quadrilocali e gli immobili più spaziosi (-7,2%), che invece risultano in crescita nelle preferenze degli inquilini.

Il calo dei canoni di affitto causa smart working è maggiore nelle zone più centrali, meno in quelle periferiche. Il dato più evidente, tuttavia, è la riduzione dei canoni diversa a seconda della dimensione urbana. Molto pronunciato nelle grandi città (-9,5%), dove l’offerta è cresciuta maggiormente e la riduzione della domanda di studenti e lavoratori trasfertisti si è fatta sentire di più. Molto meno pronunciato nelle città di medio-piccole dimensioni (-3,8%).

A Milano sale lo smart working e scendono le locazioni

Guida la classifica dei cali di prezzo Milano (-16%, ovvero mediamente -200 euro al mese). Seguono Venezia-Mestre (-12%, ovvero -88 euro mensili in mese), Bologna (-11%, uno sconto di ben -91 euro), Roma (-89 euro), Firenze (-75 euro) e Perugia (-10%), Napoli e Genova (-9%), Torino (-8%). Stabili o in leggera crescita i canoni in pochissime città: Cagliari (-1%), Potenza (invariati), Catanzaro e Campobasso (+1%).

Il canone medio italiano che passa dai 616 euro del 2019 ai 570 euro del 2020.

Insomma, le conseguenze dello smart working sui canoni di affitto dell’emergenza sanitaria Covid-19 ha determinato un ritorno dei prezzi sul mercato della locazione ai valori del 2016.

Mercato affitti in calo ovunque

L’andamento dei canoni di locazione è da attribuire agli effetti del Covid-19 sul mercato delle locazioni. Innanzitutto si rileva una crescita dell’offerta di immobili, soprattutto nelle zone più centrali, legata all’afflusso di appartamenti precedentemente destinati all’affitto breve- Appartamenti che ora vengono proposti sul segmento residenziale, in attesa della ripresa del settore turistico. Ma anche di appartamenti per studenti fuori sede, alcuni dei quali rimasti sfitti.

Inoltre, sui prezzi impatta anche l’andamento della domanda di locazione. In calo due segmenti particolarmente influenzati dall’emergenza sanitaria Covid-19. Quello dei lavoratori trasfertisti (29,5% delle richieste, in calo del -3,7%), che hanno approfittato dell’emergenza sanitaria per proseguire la propria attività in smart working. ,E quello degli studenti fuori sede (14,8% della domanda, in calo di -3,2%), alcuni dei quali hanno deciso di sfruttare la didattica a distanza viste le incertezze sulla possibilità di seguire l’anno accademico in presenza.

In aumento domanda affitti prima casa

Cresce, invece, la domanda di affitto residenziale “classica” (54% del totale della richiesta abitativa, in aumento del +7,8% rispetto allo scorso anno). La quale beneficia anche di canoni di locazione in calo, trovando opportunità interessanti sul mercato.

Così si spiega lo spostamento della domanda sulle famiglie, con figli (24,5% del totale, a +1,2%) o senza figli (43,2%, a +4,2%). Fa da contraltare al ridimensionamento della fetta di inquilini che cercano casa da soli (20,7%, in calo di 3,1 punti rispetto al 2019).

Come prevedibile, anche se in maniera tutto sommato limitata, risulta in calo anche il fenomeno della condivisione dell’appartamento, che rappresenta l’11,6% della domanda di locazione e che perde 2,4% rispetto allo scorso anno.

Il calo richieste affitto trilocali e canone concordato

Cambia anche la tipologia degli appartamenti ricercati causa smart working. Diminuisce di 2,5 punti la richiesta di trilocali (29,5% del totale), in favore di tagli dimensionali maggiori (16,8% della richiesta), richiesti soprattutto dalle famiglie.

Studenti e lavoratori, invece, quest’anno preferiscono soluzioni piccole ma autonome, come i bilocali, in crescita complessivamente del +3,2%, piuttosto che immobili più spaziosi da condividere, come accadeva in passato.

Il calo dei canoni comunque non determina particolari contraccolpi sulla redditività netta dei proprietari grazie al meccanismo del canone concordato. L’utilizzo di contratti a canone concordato, infatti, permette al locatore di godere di importanti agevolazioni fiscali (cedolare secca al 10% e sconto Imu del 25%) in cambio di un canone di affitto scontato rispetto a quello che sarebbe stato fissato ricorrendo al libero mercato.

Per questo, nel 2020 il ricorso al canone concordato è aumentato. Complessivamente i contratti 3+2, a studenti e transitori crescono del +3,4% rispetto al 2019, arrivando al 75,7% del totale dei contratti di locazione stipulati nelle città capoluogo di regione. Il grande successo del canone concordato è dovuto sia alle generose agevolazioni fiscali, sia al recente aggiornamento dei valori degli accordi territoriali in diverse città.

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