Smart Working: le semplificazioni stanno per terminare. In arrivo una nuova riforma?

Occorre rivederne la disciplina dello smart working in modo da renderlo ancor di più una risorsa per aziende e lavoratori.

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Occorre rivederne la disciplina dello smart working in modo da renderlo ancor di più una risorsa per aziende e lavoratori.

Negli ultimi mesi lo strumento dello smart working è stato utilizzato per far fronte all’emergenza sanitaria del coronavirus e alle relative politiche di contenimento adottate dal nostro Paese. Ma le semplificazioni per accedere a questo strumento stanno per terminare. Per questo motivo è necessaria una nuova riforma dello Smart working.

Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Nunzia Catalfo, intervenuta al convegno “#Smartworking: dall’emergenza all’opportunità”, promosso della portavoce al Senato, Barbara Floridia, ha fornito alcune importanti indicazioni in merito alla prossima riforma dello smart working. Vediamo meglio di cosa si tratta.

Smart working e semplificazioni

Per prima cosa bisogna sottolineare che l’introduzione delle recenti regole semplificate per accedere allo strumento dello smart working, previste per far fronte alle politiche di contenimento dell’emergenza sanitaria del coronavirus introdotte dal nostro Paese, dureranno fino alla fine dello stato di emergenza, quindi fino al 15 ottobre.

Con il progressivo ritorno alla normalità, spiega la ministra, “sarà necessario recuperare la ratio dello smart working, cioè quella di gestione flessibile e per obiettivi del rapporto di lavoro slegato da precisi vincoli di spazio e tempo”.

Smart working e riforma post covid

Anche se le ultime modifiche all’istituto del lavoro agile sono abbastanza recenti (2017), la Catalfo ha in mente di apportare rilevanti novità, in primo luogo per quel che riguarda il “diritto alla disconnessione”.

Lo smart working, spiega la Catalfo, “si è rivelato un valido strumento per garantire la continuità produttiva al mondo del lavoro durante la fase più acuta dell’epidemia.

Adesso occorre rivederne la disciplina in modo da renderlo ancor di più una risorsa per aziende e lavoratori, soprattutto nel percorso di ripartenza che sta affrontando il nostro Paese”.

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