Smart working, si cambia ancora col decreto Brunetta

Smart working, cosa cambia con il dl Reclutamento e le novità introdotte e volute dal ministro Brunetta in materia di lavoro agile.

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“Anche il pubblico sarà agile”, così – in un’intervista rilasciata al settimanale Gente – il ministro della PA Renato Brunetta aveva confermato la sua intenzione di voler estendere lo smart working per i lavoratori della Pubblica Amministrazione anche dopo la fine dello stato di emergenza.

Le sue intenzioni sono poi state ribadite recentemente, al termine a al termine del Cdm sul dl Reclutamento. “Adesso non c’è più il tetto del 50% allo smart working, adesso ogni ufficio si può regolare come meglio crede per dare tutte le risposte alle famiglie e alle imprese che chiedono”, ha infatti affermato il ministro, in modo da cogliere le opportunità di una crisi per abbracciare l’innovamento, anche nel settore pubblico.

Smart working, cosa cambia con il dl Reclutamento

Una Pubblica Amministrazione più smart e semplificata: questi sono gli obiettivi che si prefissa il dl Reclutamento. Il lavoro agile, e la sua disciplina, è il settore su cui il decreto interviene principalmente, modificando (e in alcuni casi estendendo) le regole adottate durante l’emergenza Covid.

Quello su cui il ministero della Pubblica Amministrazione mira, nello specifico, è arrivare all’approvazione di una disciplina unitaria. Per non fare più affidamento solamente a norme e misure temporanee.

Tra le principali novità, quella relativa al tetto del 50% per i lavoratori in smart working nella PA. La norma, infatti, non limita, ma anzi incoraggia la flessibilità organizzativa di ogni Pubblica Amministrazione per quanto concerne il ricorso al lavoro agile. Il principio, adesso, è quello di introdurre lo smart working all’interno di un ufficio non più attenendosi solamente al rispetto della percentuale massima ma al “rispetto di principi di efficienza, efficacia e customer satisfaction”.

Smart working: la disciplina di riferimento nelle PA

Il dl Reclutamento rinvia alla contrattazione collettiva (che ha preso avvio proprio in data 29 aprile presso l’Aran) la definizione degli istituti del lavoro agile. Fino al 31 dicembre 2021, e fino a quando la procedura collettiva non sarà terminata, permette il ricorso allo smart working attraverso le modalità semplificate approvate durante l’emergenza sanitaria (quindi senza la necessità del previo accordo individuale e senza gli oneri informativi a carico della parte datoriale, come previsto all’articolo 87 del decreto legge n. 18 del 2020).

Al tal proposito, il decreto mantiene – a regime e quindi al di là del contesto emergenziale – il Pola (Piano organizzativo del lavoro agile), aumentando la capacità organizzativa delle singole amministrazioni e prevedendo che, in caso di mancata adozione del Pola, il lavoro agile sia svolto da almeno il 15% del personale che ne faccia richiesta.

“Facciamo tesoro della sperimentazione indotta dalla pandemia e del prezioso lavoro svolto dalla ministra Dadone – ha dichiarato il ministro Brunetta – per introdurre da un lato la flessibilità coerente con la fase di riavvio delle attività produttive e commerciali che stiamo vivendo e dall’altro lato la piena autonomia organizzativa degli uffici. Fino a dicembre le amministrazioni potranno ricorrere allo smart working a condizione che assicurino la regolarità, la continuità e l’efficienza dei servizi rivolti a cittadini e imprese”.

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