Separazione dei beni: quali conseguenze sui coniugi?

Cosa comporta la separazione dei beni nella coppia? Generalmente la scelta di passare dal regime di comunione dei beni a quello diseparazione dei beni è volta a tutelare uno dei due coniugi dai creditori mettendo, in questo modo, al riparo i beni da possibili pignoramenti. In caso di comunione dei beni, infatti, i creditori possono […]

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Cosa comporta la separazione dei beni nella coppia? Generalmente la scelta di passare dal regime di comunione dei beni a quello diseparazione dei beni è volta a tutelare uno dei due coniugi dai creditori mettendo, in questo modo, al riparo i beni da possibili pignoramenti. In caso di comunione dei beni, infatti, i creditori possono […]

Cosa comporta la separazione dei beni nella coppia? Generalmente la scelta di passare dal regime di comunione dei beni a quello diseparazione dei beni è volta a tutelare uno dei due coniugi dai creditori mettendo, in questo modo, al riparo i beni da possibili pignoramenti.

In caso di comunione dei beni, infatti, i creditori possono rifarsi  non soltanto sul coniuge debitore ma anche sul 50% di patrimonio dell’altro coniuge.

In caso, invece, di separazione dei beni i creditori potranno rifarsi solo ed esclusivamente sui beni del coniuge debitore.

Separazione dei beni: quando è possibile?

La scelta del regime di separazione dei beni è possibile fin dal momento in cui si contrae il matrimonio ma anche in seguito è possibile passarvi in qualsiasi momento. Per farlo sarà necessario rivolgersi ad un notaio che stipulerà una convenzione matrimoniale. La stipula sarà poi annotata a margine dell’atto di matrimonio. Se la convenzione comprende anche beni immobili dovrà essere trascritta anche nei registri immobiliari.

L’operazione nel suo complesso costa all’incirca 500 euro, di cui 255 euro di imposta e 200 euro più Iva per il pagamento di un notaio.

E’ bene  tenere presente, però, che se la scelta di migrare nella separazione dei beni fosse compiuta all’unico scopo di arrecare un danno ai creditori, è possibili da parte di chi deve ricevere soldi, esercitare un’azionde revocatoria (entro 5 anni dalla stipula dell’atto che ha modificato il regime patrimoniale) per rendere inefficaci tutti gli atti che si sono attuati per pregiudicare i diritti dei creditori.

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