Sei proprietario di casa? Anche se non ti pagano l’affitto arrivano i controlli del Fisco dopo il Covid

Sei proprietario di una casa in affitto e in questi ultimi mesi, complice anche il Covid, hai avuto difficoltà a riscuotere regolarmente il canone di locazione? Sappi che sei in buona compagnia. Eppure l’Agenzia delle Entrate non si dimostra particolarmente comprensiva nei confronti di chi, evidentemente, ha già subito una perdita. Come si dice: oltre […]

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Sei proprietario di una casa in affitto e in questi ultimi mesi, complice anche il Covid, hai avuto difficoltà a riscuotere regolarmente il canone di locazione? Sappi che sei in buona compagnia. Eppure l’Agenzia delle Entrate non si dimostra particolarmente comprensiva nei confronti di chi, evidentemente, ha già subito una perdita. Come si dice: oltre il danno la beffa. Il Fisco infatti potrebbe bussarti a casa.

Casa in affitto: i controlli del Fisco

Partiamo dal modus operandi: di quali dati dispone il Fisco e quali controlli effettua sulle case in locazione? Con la registrazione dei contratti, di fatto, si rende noto l’importo pattuito per la locazione e, di riflesso, si può verificare anche il corretto pagamento delle relative tasse e imposte sugli affitti. Queste, come sappiamo, variano anche in base al tipo di contratto scelto. Tra i più utilizzati c’è la cedolare secca (ideale anche per affitti brevi e stagionali). Optando per la cedolare secca, scelta che va specificata nel quadro dedicato ai redditi fondiari della dichiarazione dei redditi, il proprietario pagherà un’imposta sostitutiva con un’aliquota al 21%. Esiste anche una versione agevolata della cedolare riservata ai contratti per gli studenti universitari fuori sede. In questo caso l’aliquota scende al 10% (gli inquilini godono della detrazione Irpef pari al 19% per i canoni di locazione pagati, con un tetto massimo di 2.633 euro per anno). Dalla denuncia degli inquilini o dai dati bancari, potrebbero emergere contratti di affitto in nero. Quindi, se ve lo stavate chiedendo, NO non registrare il contratto non è sicuramente la soluzione per evitare che il Fisco metta il naso sulle tasse pagate e controlli eventuali errori.

E veniamo proprio alle tasse sugli affitti: quali e quante se ne pagano.

Tasse sugli affitti anche non riscossi: serve riforma dopo il Covid

Come abbiamo accennato sopra, il Covid ha complicato ulteriormente la situazione dei proprietari di casa. Quattro sembrerebbero ad oggi le priorità di riforma:

  1. estensione della cedolare secca anche ad immobili non abitativi;
  2. abolizione della tassa sui canoni di locazione non percepiti (tuttora valida nel campo degli affitti commerciali);
  3. intervento sul blocco generalizzato degli sfratti;
  4. Riduzione dell’IMU.

Nel frattempo il Presidente di Confedilizia ha suggerito come difendersi in caso di controlli: “come per tanti altri adempimenti fiscali, è consigliabile che si faccia assistere regolarmente, specie se proprietario di più immobili dati in locazione, da parte di professionisti, anche attraverso una delle associazioni territoriali di Confedilizia”. Bisogna prestare attenzione a “non non incappare nella vivace attività interpretativa delle norme da parte dell’Agenzia delle entrate tramite circolari, risoluzioni, risposte ad interpelli eccetera”, ha concluso Spaziani Testa.

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