Segreto bancario addio: il fisco spia nei conti correnti italiani

Invio periodico di tutti i movimenti finanziari al Fisco che selezionerà i contribuenti da sottoporre a verifiche. La novità contenuta all'art. 11 del Dl 201 del 6 dicembre 2011. Attesa per un provvedimento delle Entrate che ne stabilisca le modalità operative.

di Redazione InvestireOggi, pubblicato il
Invio periodico di tutti i movimenti finanziari al Fisco che selezionerà i contribuenti da sottoporre a verifiche. La novità contenuta all'art. 11 del Dl 201 del 6 dicembre 2011. Attesa per un  provvedimento delle Entrate che ne stabilisca le modalità operative.

La manovra Monti introduce tante novità e tra queste si segnala l’addio al segreto bancario attraverso l’applicazione delle le previsioni contenute agli art. 11 e 11 bis del Dl 201 del 2011 convertito in legge 22 dicembre 2011, n. 214. Le norme  in questione  prevedono controlli a tutto tondo dei conti correnti e di tutti i rapporti finanziari con gli intermediari finanziari, quali istituti di credito e poste , anche in assenza di specifiche indagini finanziarie e fiscale. 

Già la manovra bis, il dl 138/11 convertito in legge n. 148, aveva previsto un inasprimento in tal senso e ora la manovra di Monti sancisce che dal 1 gennaio 2012  banche, imprese di investimento, Società di gestione del risparmio, fiduciarie e società di assicurazione hanno l’onere di inviare con cadenza periodica all’Anagrafe Tributaria, l’archivio dell’Agenzia delle entrate introdotto dal DPR 605/1973 che censisce tutti i contribuenti italiani, sia i dati anagrafici e il codice fiscale dei legittimi  intestatari, insieme ai delegati e al tipo di rapporto intrattenuto come previsto dall’art. 7 del decreto 605/73, sia specifiche indicazioni, individuate dalla recente manovra, come gli importi delle movimentazioni nei conti e tutte le operazioni fuori conto (si veda cambio valuta estera, cambio assegni, richieste di bonifici per contanti) ad esclusione dei pagamenti con bollettini di conto corrente postale inferiori ai 1500 euro.

 

COMUNICAZIONI ANAGRAFE TRIBUTARIA: IL FISCO GUARDA GLI ESTRATTI CONTI DEL CITTADINO

In altre parole, già dal 1° gennaio 2012 l’estratto conto viene inviato, in duplice copia, al titolare del conto e al Fisco. Questa previsione, nell’ottica di arginare il fenomeno dilagante dell’evasione fiscale, rafforza lo scambio di informazioni tra gli intermediari abilitati e l’Agenzia delle entrate. Si prevede infatti un vero e proprio obbligo in capo agli operatori finanziari di comunicare periodicamente all’Anagrafe tributaria, tutte le movimentazioni effettuate su tutti i rapporti intrattenuti con i propri clienti. In questo modo il Fisco utilizzerà le informazioni sui rapporti finanziari per selezionare i contribuenti da sottoporre a verifiche e controlli, evidenziando casi di discrepanze tra i redditi e i volumi d’affari dichiarati e le risorse economiche effettivamente detenute dai contribuenti.

 

CONTI DEPOSITO TITOLI, CONTI CORRENTI, CERTIFICATI DI DEPOSITO AI RAGGI X 

Si precisa che ad essere soggette alle comunicazioni periodiche al Fisco, saranno le movimentazioni sui conti correnti, conti deposito titoli e deposito a risparmio, rapporti fiduciari, certificati di deposito, gestioni dopo incasso, cessioni indisponibili, cassette di sicurezza, contratti derivati, carte di credito e debito, garanzie , crediti, fondi pensione e finanziamenti e partecipazioni.

 

GLI EFFETTI DELLA NUOVA PREVISIONE 

Come conseguenze dell’introduzione della nuova misura prevista dalla manovra salva Italia, gli operatori finanziari finiranno per intasare gli archivi fiscali e spetta in un secondo momento al Fisco provvedere al loro smaltimento, creando delle liste selettive di contribuenti da assoggettare a controllo, senza necessità che vi sia un’indagine finanziaria aperta o in corso.

Si dice quindi addio al segreto bancario con la manovra salva Italia, anche se alcuni operatori del settore, hanno evidenziato come in verità il segreto bancario in questione, era già tramontato con la creazione dell’Anagrafe tributaria. Ciò che si fa ora è cancellare l’ultimo ostacolo all’archiviazione in toto del segreto in questione, poiché l’articolo 11 e l’articolo 11 bis del dl 201/11 convertito in legge n. 214/11, ha abrogato, l’ultimo intervento sulle indagini finanziarie che è stato previsto a suo tempo, con la manovra di ferragosto o manovra bis, il dl 138/2011, per cui l’Agenzia delle entrate poteva procedere a stilare specifiche liste selettive di contribuenti, una sorta di black list,  da sottoporre a controllo. Liste queste fondate esclusivamente sulle notizie relative ai rapporti e operazioni comunicati appunto all’Anagrafe tributaria. L’articolo 11 del dl 201/11 stabilisce ora  un flusso di informazioni, tra l’Inps e l’Agenzia delle entrate, per i dati relativi alla posizione dei contribuenti beneficiari di prestazioni socio-assistenziali e basate sulla fedeltà dei redditi denunciati. Altra disposizioni previste e che ora sono state cancellate, sono quelle individuate dalla legge n. 106/2011 che ha stabilito una sorta di codice comportamentale sulla durata dei controlli nelle aziende di dimensioni ridotte e sulla programmazione dei controlli e delle verifiche. Vengono infatti cancellate le norme sui controlli che devono concludersi entro 15 giorni e che devono essere  effettuate ogni 6 mesi. Così viene meno anche l’illecito disciplinare per i dipendenti dell’Agenzia delle entrate che violano tali norme.

 

CONTROLLI FISCALI: UNA VIOLAZIONE DELLA PRIVACY GIUSTIFICABILE

In merito al funzionamento pratico della nuova previsione introdotta dalla manovra Monti, si prevede che le informazioni disponibili, circa 4 miliardi di notizie relative a circa 40 milioni di conti correnti, sono utilizzati dall’Agenzia delle Entrate per individuare i contribuenti a maggiori rischio evasivo, che devono essere sottoposti a controllo fiscale. Non  vi è più come in passato, l’individuazione del contribuente sospetto che viene sottoposto a controllo, aprendo così su di lui l’indagine finanziaria. Con la previsione della manovra salva Italia, già con l’analisi dei movimenti bancari e finanziari, si potrà procedere ai controlli e stilare una lista di contribuenti da indagare.
Rimane fermo come onere, la richiesta obbligatoria di autorizzazione ai dirigenti per  la richiesta di ulteriori informazioni e l’uso specifico dei dati rilevanti in un eventuale accertamento o processo tributario. Le modalità operative dovranno poi essere definite con un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate. Tale provvedimento, si spera sia di imminente adozione, ma si specifica che dovrà essere emanato, solo dopo aver sentito gli operatori interessati e il Garante della privacy.  Proprio il Garante della privacy ha espresso sul tema delle preoccupazioni e dei timori, perché sembrerebbe palese la violazione della privacy dei cittadini- contribuenti, ma allo stesso tempo lo stesso garante ha indicato come una ingerenza di questo tipo sia giustificabile, considerando la grave situazione economica in cui versa il nostro paese, dove il fenomeno dell’evasione fiscale ha raggiunto livelli tra i più alti registrati, rispetto a quelli degli altri paesi europei.

 

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Argomenti: Evasione fiscale, Normativa e Prassi