Quale (secondo) lavoro può fare chi è in cassa integrazione senza perdere l’indennità

Non esiste un divieto assoluto di lavoro in cassa integrazione: ecco cosa prevede la legge

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“Sono in cassa integrazione da aprile. Non ho ancora capito se e quando i miei datori contano di riassumermi visto che l’attività è ripresa ma a ritmo molto più lento rispetto al pre-Covid. Nel frattempo ho ricevuto solo le prime due mensilità della cassa integrazione e, secondo i miei calcoli, nemmeno per intero. Ma qui, onestamente, non mi fido neppure di cosa il mio capo abbia inserito nel contratto. Sui ritardi nel pagamento della cassa integrazione però non c’è dubbio. Il mio compagno è gommista e ha continuato quasi regolarmente a lavorare. Questo, fino ad oggi, mi ha permesso di attendere ma la nostra situazione economica si sta facendo sempre più preoccupante e non vorrei erodere tutti i nostri (pochi) risparmi. Mi chiedo: se trovassi un lavoro saltuario e occasionale potrei accettare e arrotondare le mie entrate o qualsiasi (secondo) lavoro fa perdere la cassa integrazione?”

E’ possibile lavorare in cassa integrazione?

Il dubbio circa la possibilità di lavorare mentre si percepisce la cassa integrazione (o in molti casi “mentre si attende di percepire”), accomuna molte persone. L’Italia non è certo un Paese noto per gli stipendi alti. La cassa integrazione riconosce l’80% dello stipendio quindi non sempre è facile sopravvivere con questo importo mensile senza altre entrate, Se poi, come purtroppo spesso accade, i soldi della cassa neanche arrivano puntuali, le cose si complicano ulteriormente. Facciamo chiarezza su un punto che non di rado viene frainteso.

La legge non vieta in senso assoluto alle persone in cassa integrazione di svolgere un secondo lavoro, anche autonomo o occasionale. Anzi in un certo senso la possibilità di trovare un nuovo lavoro viene incentivata.

Tuttavia ci sono dei limiti orari, di salario e di tipo di lavoro ammessi. Più nel dettaglio:

  1. la fascia oraria non può coincidere con quella per cui il dipendente riceve la cassa integrazione;
  2. il tipo di lavoro non deve prevedere attività concorrenziali a quella principale o con essa incompatibili (resta il dovere di fedeltà;
  3. il salario previsto per il secondo lavoro non può essere superiore a 30.000 euro l’anno.

Ad esempio chi lavorava part time la mattina può trovare un lavoro nel pomeriggio, chi era assunto full time può lavorare nel week end etc. L’importante è tenere conto del tipo di lavoro e dello stipendio ricevuto. Basta violare uno dei tre paletti per perdere il diritto alla cassa integrazione. Chi, pur sapendo che non è conciliabile, intende accettare l’offerta (e dunque cambiare lavoro di fatto), deve darne comunicazione all’ex datore e all’INPS (preferibilmente tramite raccomandata a/r). Questa comunicazione determinerà la cessazione immediata dell’erogazione della cassa integrazione

L’orario ammesso dipende anche dal tipo di sussidio: nel caso di cassa integrazione a zero ore i dipendenti di fatto non possono svolgere alcuna attività lavorativa nel periodo del contratto aziendale (ma potranno, ad esempio, lavorare il sabato e la domenica senza superare il limite di 48 ore di lavoro a settimana); se la sospensione è solo parziale (alcuni giorni a settimana oppure con riduzione della fascia oraria), nel tempo residuo il dipendente può più facilmente  “arrotondare” le entrate con un altro impiego.

Per quanto riguarda il tipo di attività, invece, come abbiamo visto poc’anzi, il divieto riguarda solo l’incompatibilità di alcune professioni. Se il lavoro è tra quelli ammessi, non rileva il tipo di contratto (subordinato, autonomo, parasubordinato o accessorio).

 

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