Se hai una seconda casa ti conviene resistere almeno un anno e pagare le tasse

Mantenere una seconda casa ai tempi del Covid costa. Quando si riprenderà il mercato immobiliare?

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Abbiamo analizzato gli effetti del Covid sul mercato immobiliare e, in particolare, l’aggravio dei costi per mantenere una seconda casa che, a causa delle restrizioni, in molti casi non si può usare ed è difficile anche da affittare (essendo drasticamente sceso il numero di studenti fuori sede e lavoratori pendolari). La questione, stando ai dati degli esperti analisti del mattone, riguarderebbe tutto il mondo, non solo l’Italia. L’unica eccezione potrebbe essere rappresentata dalle compravendite di asset industriali e logistici. Qualche spiraglio anche per i locali a scopo di ufficio.

Vendere la seconda casa non conviene prima del 2022

La situazione di chi ha una seconda casa oggi è questa:

  • tasse e quote fisse per le bollette si pagano;
  • affittare diventa più difficile perché gli affitti brevi e a scopo turistico sono praticamente annullati e anche studenti fuori sede e pendolari sono diminuiti drasticamente;
  • se si vive in una zona rossa o arancione (in questo secondo caso a meno che l’abitazione non si trovi nello stesso comune di residenza) non è neppure possibile raggiungere la seconda casa (salvo motivi di urgenza e necessità previsti).

 

In questo scenario le seconde case, già considerate in un certo senso un lusso per pochi, perdono ulteriormente appeal. La tentazione è quella di vendere? A meno che la crisi pandemica non imponga l’esigenza di liquidità immediata, questa potrebbe non essere la soluzione più conveniente.

Si legge nel report Nuveen Real Estate:

 

Le previsioni suggeriscono che potrebbe essere necessario attendere fino alla fine del 2022 per una ripresa completa in alcune regioni, mentre altri Paesi potrebbero raggiungere la posizione entro la metà del 2021. I principali fattori che determineranno la performance sono la dipendenza relativa dal settore dei servizi e la competenza del Governo nel controllo del coronavirus.

Uno dei fattori chiave per le performance a breve termine delle città è la dipendenza dal turismo e dai viaggi d’affari. In particolare le città che di solito attraggono un gran numero di turisti internazionali per affari e per turismo risentono particolarmente della situazione, anche se di fatto i viaggi nazionali stanno reggendo molto meglio. Città come Praga, Parigi, Firenze, Ginevra, Dublino e Vienna sono penalizzate da hotel vuoti, con ripercussioni sulle vendite al dettaglio, sui ristoranti e sui servizi di viaggio.

Vendita e acquisto di case in Italia: su quali città tornare ad investire

Per quanto riguarda gli effetti del Covid sul mercato immobiliare italiano, i dati sono confermati anche dall’Osservatorio Nomisma, realizzato in collaborazione con Intesa Sanpaolo Private Banking, che vede molto improbabile una ripresa prima del 2022-2023 e ne ipotizza comunque una lenta e graduale. L’andamento ha ripercussioni anche sui mutui che hanno fatto segnare una flessione nelle erogazioni (meno 1,7% rispetto allo stesso periodo del 2019). Le prime città che daranno segnali positivi di ripresa saranno probabilmente Milano e Bologna. Seguono Firenze e Venezia, mentre a Roma e Torino sono previsti i cali più preoccupanti.

 

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