Scuola: bonus di merito addio, i soldi che fine faranno?

Sarà il Fis a gestire 200 milioni di euro all’anno per pagare attività supplementari di insegnanti, bidelli e personale ATA. Perplessità dal Anief.

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Sarà il Fis a gestire 200 milioni di euro all’anno per pagare attività supplementari di insegnanti, bidelli e personale ATA. Perplessità dal Anief.

Bonus di merito addio. Dal 2020 sparisce un caposaldo della riforma della “buona scuola” voluta da Renzi, misura incentivante profondamente odiata dal copro docente italiano. Lo stanziamento annuo pari a 200 milioni saranno quindi “utilizzati dalla contrattazione integrativa in favore del personale scolastico, senza ulteriore vincolo di destinazione”.

Lo prevede un emendamento alla manovra di bilancio recentemente approvata in Senato e ora al vaglio della Camera. La platea dei destinatari sarà quindi ampliata ed estesa ai supplenti con contratto fino al termine delle lezioni (30 giugno) oppure fino al termine delle attività didattiche (31 agosto).

Fine del bonus scuola, le risorse finiranno al Fis

Le risorse saranno quindi spostate dal 2020 sul Fis (fondo d’istituto e autonomia scolastica) e ritornano nella disponibilità della contrattazione di istituto e dunque ai docenti – ha spiegato il sottosegretario all’istruzione Peppe De Cristofaro -. Criterio che molte scuole avevano già adottato da tempo per limitare al massimo la discrezionalità dei dirigenti e dei comitati di valutazione. È chiaro però che questo non può bastare bisogna rinnovare i contratti per adeguare gli stipendi dei docenti a quelli dei loro colleghi in Europa“. Si tratta quindi di un vero e proprio stravolgimento delle abitudini che avrà ripercussioni sull’organismo scolastico, cioè il comitato di valutazione, che stabiliva le regole di assegnazione dei bonus.

Quando partiranno le nuove regole

Resta da vedere se le nuove disposizioni partiranno dal 2020 o da quello successivo. Normalmente la legge finanziaria, in assenza di indicazioni, prevede che le nuove regole vengano attuate a partire dal 1 gennaio, ma è probabile che maggiori dettagli saranno affidati a successiva emanazione di circolari da parte del MIUR. Tuttavia, per l’anno scolastico in corso (2019-2020) le somme sono state già accreditate alle scuole. Il governo e il ministero dell’Istruzione, com’è avvenuto per l’alternanza scuola-lavoro, potrebbe intervenire anche in corso d’anno.

Una riforma con molte perplessità

Il cosiddetto Bonus di merito è stato da sempre al centro di polemiche perché creava divisioni e screzi fra docenti bravi e meno bravi. Nella maggior parte dei casi, l’erogazione del premio è avvenuta a domanda da parte degli insegnanti interessati ed è stata destinata solo al 30% circa dei docenti per cifre variabili che vanno dai 200 ai 300 euro lordi annui.

Tuttavia, la modifica introdotta in legge finanziaria 2020 che dovrebbe mettere d’accordo insegnanti e dirigenti scolastici vede una parte del sindacato rappresentativo perplesso. Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief, “lo spostamento del bonus merito nel fondo d’istituto è un provvedimento che non coglie il cuore del problema dei compensi dei docenti e del personale Ata: i nostri decisori politici sanno bene che la priorità rimane quella di vincolare gli stipendi, ridotti ai minimi termini, al costo della vita che è più avanti di quasi 10 punti percentuali”. Mentre per Maddalena Gissi, a capo della Cisl scuola, “accogliamo con favore la novità che dirotta i fondi del Bonus nella contrattazione d’istituto, anche se da tempo rivendichiamo cifre ben diverse per l’intera categoria del personale della scuola. Diciamo che almeno questi fondi, già esistenti, verranno spesi meglio”.

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