Sconti per chi paga in contanti, la risposta di alcuni negozianti contro il cashback

In risposta al bonus casback arrivano anche gli sconti per chi paga in contanti

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pagamenti in contanti vs casback

Il bonus cashback di Natale piace a tutti? Non proprio. Se nelle ultime ore molti utenti hanno provveduto a registrarsi all’app IO per poter accedere al rimborso per gli acquisti con carta e bancomat da domani, alcuni negozianti in controtendenza stanno promuovendo sconti per chi paga in contanti. L’idea vuole essere una risposta polemica al piano cashback del governo. Non tanto per la ratio in sé, così sembrerebbe, quanto per le modalità che, a detta di alcuni esercenti, non tutelano la categoria. E pensare che la decisione di anticipare il bonus cashback a dicembre in via sperimentale, sarebbe dovuta, nelle intenzioni di chi governa, proprio alla necessità di aiutare i negozi locali e le attività commerciali provate dalla pandemia e dalle restrizioni Covid. Ecco anche perché non rientrano nel piano cashback gli acquisti online (oltre al fatto che chi compra online in ogni caso non può farlo in nero, salvo oggetti usati in vendita tra privati su piattaforme e-commerce probabilmente). Al centro della polemica che ha spinto alcuni negozianti a proporre sconti per chi paga in contanti (alternativi al bonus cashback e con percentuali più convenienti) ci sono le commissioni sull’uso del POS. 

Sconto dal parrucchiere ma solo a chi paga in contanti

Il Gazzettino ha riportato la testimonianza di Daniela Magnavacca, titolare di un salone di parrucchiera a Este, in provincia di Padova.

“ogni transazione mi costa quasi un euro e mezzo. È una spesa che dovrei mettere in conto ai clienti ma finora non l’ho mai fatto perché di questi tempi non mi sembra giusto alzare i prezzi. Quindi finora le commissioni le ho sempre pagate di tasca mia”.

Ci tiene a precisare che la sua promozione per chi paga i contanti non ha lo scopo di disincentivare l’uso di bancomat e carte di credito ma di rendere il pagamento cash più conveniente fino a che lo Stato non interverrà per trasformare il bonus cashback in un guadagno per tutti, inclusi i piccoli commercianti. Ecco perché dal web ha invitato altri imprenditori a seguire il suo esempio.

“Ai miei clienti lo Stato rimborserebbe il 10%, io invece faccio loro risparmiare il 20% senza arricchire le banche né lo Stato stesso, che non ci sta tutelando. Anzi in questo modo, con le commissioni a carico e senza gli accordi con le banche su cui possono contare le grandi aziende, noi piccoli esercenti veniamo ulteriormente penalizzati”.

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