Sciopero scuola 21 ottobre 2016: lo stop delle lezioni contro la Buona Scuola

Sciopero nazionale del settore scuola proclamato dalle maggiori sigle sindacali per protestare contro la legge 107.

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Il mese di ottobre sarà interessato da numerose proteste che si estenderanno anche al mondo dell’istruzione con uno sciopero scuola. Lo stop nazionale previsto per il mese di ottobre è il 21 ottobre, un venerdì durante il quale le lezioni in tutte le scuole italiane saranno a rischio.

Sciopero scuola 21 ottobre, i motivi della protesta

Lo sciopero scuola del 21 ottobre è stato proclamato dalle maggiori sigle sindacali del settore, Unicobas, USB e USI, per protestare contro la legge 107, la Buona Scuola,  che ha aperto diverse polemiche e conflitti tra lavoratori della scuola e governo. Si protesta principalmente contro il bonus premiale con il quale si dovrebbe assegnare un bonus premiale basato sul minimalismo culturale e le verifiche a quiz.

Nella proclamazione dello sciopero scuola da parte della sigla USB si legge “La storia della Legge 107 ha reso definitivamente chiari i dettagli del panorama politico-sindacale italiano.

Da una parte i Lavoratori hanno incontrato i sindacati conflittuali, che con lo sciopero del 24 aprile 2015 hanno dato avvio con decisione e senza ambiguità alla stagione delle lotte contro l’umiliazione della Legge 107.

Dall’altra parte, hanno incontrato i sindacati firmatari, che con lo sciopero del 5 maggio hanno intercettato il malessere dei Lavoratori e lo hanno guidato su un binario morto. Quella che, all’indomani del varo della Legge 107, poteva apparire semplicemente debolezza politica da parte di chi – pur avendo portato più del novanta per cento della categoria in piazza – non aveva saputo fermare il governo, si è manifestata, con il passare dei mesi, per quello che era realmente e cioè condivisione della politica scolastica del governo.

CGIL, CISL, UIL e Snals, con il loro immobilismo prima e con la sottoscrizione dell’ultimo contratto sulla mobilità poi, hanno dimostrato, qualora ve ne fosse stato ancora bisogno, di essere corresponsabili dei guasti prodotti dal governo alla scuola. I sindacati complici non hanno fatto altro che incanalare e spegnere le proteste dei Lavoratori.”

Si protesta, innanzitutto sulla trasformazione dell’insegnante da docente a impiegato, figura cui si nega la libertà d’insegnamento ma anche contro la chiamata diretta da parte del dirigente che è ritenuta anticostituzionale.

Ma anche sulla riduzione della qualità dei programmi di studio. “La destrutturazione autoritaria e privatistica della Scuola, incentrata sulla trasformazione dell’insegnante in impiegato deprivato della libertà d’insegnamento e del preside in manager-dirigente, con la chiamata diretta (anticostituzionale) dei docenti e la logica ‘premiale’ discrezionale, basata sul minimalismo culturale delle verifiche a quiz e sulla riduzione della qualità dei programmi, ancora in corso, e combattuta su più fronti da due anni a questa parte, grazie alle lotte di insegnanti e studenti, nonché con la campagna referendaria abrogativa, è stata il primo passaggio di un disegno complessivo che ha la chiusura del cerchio nella trasformazione della democrazia sostanziale sempre più in democrazia formale, tramite la revisione del sistema rappresentativo parlamentare ed elettorale su ‘mandato’ della Troika dell’Europa delle banche.” Scrive Stefano d’Errico, segretario generale CIB Unicobas.

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