Scenari post-Brexit: dogane Iva e accise, cosa cambia?

Ecco i possibili scenari post-Brexit e quello che potrebbe mutare in materia di Iva, accise e dogane.

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Ecco i possibili scenari post-Brexit e quello che potrebbe mutare in materia di Iva, accise e dogane.

Dopo la vittoria del si al referendum per l’uscita del Regno Unito dall’Ue, quali saranno le conseguenze fiscale della Brexit sulla fiscalità internazionale?

Molte saranno, infatti, le implicazioni fiscali della Brexit  e riguarderanno, tra le altre cose le dogane, le accise e l’Iva.

Vediamo, quindi, quali conseguenze, in base a diversi scenari, potrebbero esserci negli scambi intracomunitari di beni e servizi.

La procedura che porterà il Regno Unito all’uscita dall’UE sarà molto lunga e complessa poichè, secondo l’articolo 50 del Trattato sono previste trattative che dovranno delineare il futuro rapporto economico e politico della nazione con l’Unione Europea.

Per quel che riguarda i diritti doganali, le accise e l’IVA occorrerà seguire, da un lato, l’evolversi delle trattative, e dall’altro tenere conto anche dell’esigenza di disposizioni transitorie per gestire le operazioni in corso alla data in cui l’uscita dell’UK dall’UE avrà effetto.

Innanzitutto bisogna tenere presente che la Brexit avrà come effetto inevitabile quello di escludere la Gran Bretagna dalle applicazioni del Codice Doganale  Unionale che, in alcuni casi, si applicano anche a Stati che non fanno parte dell’UE (come ad esempio il principato di Monaco) in virtù di specifici accordi esistenti con gli stati confinanti. Tale disposizione, però, al momento non può essere applicata alla Gran Bretagna poichè nessun paese terzo è includo nell’ambito dell’applicazione dell’articolo 4 del regolamento numero 952 del 2013.

Nelle prossime pagine analizzeremo i 3 possibili scenari e quali sono i cambiamenti che potrebbero avvenire in materia Iva e accise.

 

Scenario post-Brexit numero 1

Questo sembra essere lo scenario più probabile con il Regno Unito che potrebbe aderire allo Spazio Economico Europeo, istituito nel 1994 allo scopo di estendere le disposizione dell’UE anche ai paesi dell’Associazione europea di libero scambio. L’adesione comporterebbe il mantenimento della legislazione UE per quel che riguarda il mercato interno anche se l’accordo non detta disposizioni vincolati in tutti i settori del mercato interno e non riguarda l’unione doganale che, a sua volta, dovrà essere disciplinata con un accordo specifico.

Scenario post-Brexit numero 2

Un altro scenario potrebbe essere rappresentato dalla stipula di un accordo simile a quelli che l’UE ha stabilito con la Repubblica di San Marino e il Principato di Andorra che prevedono la costituzione di un comitato di cooperazione che delibera sull’applicazione dell’accorda e sulla normativa in materia doganale pur prevedendo limitazioni applicative. Le formalità doganali, in questi accordi, sono svolte dalle dogane dei paesi confinanti.

Scenari post-Brexit numero 3

La stipula di un accordo come quello che l’UE ha con la Svizzera che, pur facendo parte dell’Associazione europea di libero scambio, non ha aderito allo Spazio Economico Europeo. L’accordo presenta diversi punti critici poichè non presenta alcun meccanismo di adeguamento all’evoluzione normativa dell’UE. Questo scenario rimane uno dei meno probabili.

Accise: cosa potrebbe cambiare?

Sulla circolazione dei prodotti soggetti alle accise la Brexit avrà sicuramente un effetto negativo. Si tratta di prodotti energetici, elettricità, alcool, bevande alcoliche e tabacchi.

Il regime sospensivo per la circolazione dei prodotti soggetti alle accise avviene soltanto limitatamente ai territori dei parsi che hanno aderito all’UE. I negoziati, quindi, dovranno tenere conto e prevedere delle disposizioni specifiche per i beni che si troveranno nei territori fuori dall’UE alla data dell’effettiva uscita della Gran Bretagna. Potrebbe essere necessaria l’uscita dal regime sospensivo e tali beni dovranno transitare in regime di deposito doganale.

Iva: cosa cambia dopo la Brexit?0

Le disposizioni di applicazione dei regimi di Iva alle operazioni transfrontaliere si basano sulle disposizioni, negli stati membri, di cooperazione amministrativa e lotta alle frodi ma anche di mutua assistenza e recupero crediti fiscali che con i Paesi terzi si applicano sulla base di accordi bilaterali.

In mancanza di una disposizione che rendano applicabile la direttiva Iva anche alla Gran Bretagna le problematiche riguarderanno prevalentemente:

degli scambi intracomunitari di beni;

– delle vendite a distanza;

– dei servizi prestati in via elettrica (MOSS);

– di rimborso dell’imposta assolta in altro Stato membro;

– di semplificazione per l’identificazione in altro Stato membro,

Per i beni provenienti da paesi che fanno parte del territorio doganel ma sono esclusi dal territorio ai fini Iva, l’articolo 275 prevede che “le formalità relative all’importazione di beni di cui all’articolo 274 sono identiche a quelle previste dalle vigenti disposizioni doganali comunitarie relative all’importazione di beni nel territorio doganale della Comunità”.

In questo modo i beni sono soggetti alle medisime formalità doganili applicanili ai beni provenienti da Paesi terzi. Anche, quindi, se Gran Bretagna rimanesse nel territorio doganale UE le merci scambiate con il Paese dovranno essere assoggettate alle formalità doganali.

 

 

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