Scegliere l’università: le facoltà umanistiche sono un lusso da ricchi?

Scegliere l’università: quali criteri si seguono? E’ solo una questione di inclinazione o di convenienza?

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Scegliere l’università: quali criteri si seguono? E’ solo una questione di inclinazione o di convenienza?

Scegliere l’università è un momento cruciale della propria crescita personale perché significa indirizzarsi verso una certa formazione professionale. La macro distinzione è tra facoltà umanistiche e scientifiche. E se la scelta non fosse solo di indole?

Lauree umanistiche: lusso per pochi

Un recente studio delCeps di Bruxelles ha fatto i conti alle università italiane: fissato a 100 il valore medio attualizzato di una laurea di cinque anni, per un uomo laureato in Giurisprudenza o in Economia si parte da 273 e per Medicina si sale a 398 mentre chi studia Fisica o Informatica si ferma a 55 e chi è iscritto a Lettere o Storia si assesta addirittura su valori negativi (-265). In altre parole, considerando l’investimento per lo studio e le possibilità di trovare lavoro dopo, le lauree in materie umanistiche appaiono quasi un lusso per pochi.  

Lavoro post laurea: le facoltà che danno più possibilità

Che determinate facoltà aprano maggiori possibilità dal punto di vista professionale del resto non c’è dubbio. Basta guardare agli stipendi medi secondo i dati forniti da Almalaurea: quello di un ingegnere parte da 1759 euro mentre chi ha fatto studi letterari mediamente si ferma a 1263 euro. Il tasso di disoccupazione tra gli ingegneri è del 2,9% mentre i laureati in materie umanistiche senza lavoro sono il 17,3%.

Tra cinque anni saremo tutti ingegneri?

Ma bastano i numeri a scegliere la facoltà? L’approccio che lascia perplessi è quello di dare al titolo di studio un valore esclusivamente economico e calcolabile. Ma, anche volendo restare nell’area economico-occupazionale: se tutti seguissero questa filosofia tra cinque anni ci sarebbe un’inflazione di ingegneri o dottori e quindi professori, linguisti etc tornerebbero ad essere figure professionali più ricercate. Il punto non dovrebbe essere considerare queste u

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Argomenti: Lavoro e Contratti

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