Sblocco licenziamenti, braccio di ferro Orlando sindacati

Governo verso lo sblocco licenziamenti a luglio, ma sarà selettivo. Si pensa di estendere il contratto di espansione alle Pmi.

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Governo verso lo sblocco licenziamenti a luglio, ma sarà selettivo. Si pensa di estendere il contratto di espansione alle Pmi.

Sempre più vicino lo sblocco licenziamenti. Il governo non è più intenzionato a rinviare la misura oltre la data del 30 giugno. Il mondo imprenditoriale non ne può più e chiede di restituire libertà ai datori di lavoro.

Non che si voglia per forza lasciare a casa i lavoratori, ma il blocco dei licenziamenti ha impedito finora a molte aziende, anche in salute, di non poter operare quel ricambio necessario per operare nuove assunzioni. Contrari i sindacati che chiedono di non lasciare che i datori di lavoro licenzino selvaggiamente il personale.

Sblocco licenziamenti più vicino

Il ministro del Lavoro Andrea Orlando si trova quindi fra i due fuochi, costretto a trovare un punto d’incontro. Non senza aver fatto i conti con lo sblocco licenziamenti. Se da un lato, infatti, la misura preserva l’occupazione, dall’altra costa allo Stato svariati milioni di euro in termini di Cig covid da concedere alle aziende.

Purtroppo i soldi non sono infiniti e – come ha detto il premier Mario Draghi – più in là di tanto non si può andare. Così si sta facendo sempre più probabile l’ipotesi di uno sblocco licenziamenti selettivo.

Credo sia necessario – ha dichiarato Orlando – distinguere tra le varie dimensioni delle imprese per prevedere uno sblocco licenziamenti selettivo. Faremo un censimento delle diverse situazioni e pensiamo di adottare misure ad hoc per gestire le crisi aziendali e per le politiche industriali“.

Del resto alcuni settori dell’economia hanno subito di più la crisi, anche all’interno dello stesso macro comparto, rispetto ad altri. Sarà quindi necessario individuare quelle aziende che meritano maggiore tutela e sostegno del personale rispetto ad altre.

Il contratto di espansione

Lo strumento principe sul quale intende fare leva il governo è il contratto di espansione.

Lo sblocco licenziamenti sarà quindi studiato anche il relazione all’applicabilità di questo sistema che consente lo scivolo pensionistico fino a 5 anni.

Così il contratto di espansione potrebbe essere riconosciuto ed esteso anche alle piccole realtà industriali. Al momento è previsto solo per le industrie con almeno 500 di pendenti (250 per le succursali e controllate).

Ma forse sarebbe uno strumento più utile alle Pmi che mal hanno sopportato la crisi economica, piuttosto che per le grandi aziende che hanno gli strumenti necessari per fronteggiare le difficoltà.

Sindacati contro lo sblocco licenziamenti

Apertamente contrari allo sblocco licenziamenti dal 1 luglio sono i sindacati. Secondo in segretario nazionale della Cisl Luigi Sbarra,

pur apprezzando gli sforzi fatti dal governo, continuiamo a ritenere la data del 30 giugno troppo vicina per la fine del blocco dei licenziamenti, alla luce della attuale situazione epidemiologica e dei tempi della campagna vaccinale. Va fatto uno sforzo ulteriore e prorogare il blocco almeno sino al 31 ottobre“.

Alla Cisl fa eco anche la Uil che chiede al governo di non attuare lo sblocco licenziamenti il 1 luglio, tenuto conto che l’emergenza sanitaria sarà estesa fino al 31 luglio (e forse oltre). In questo contesto non è possibile dare mano libera alle aziende di licenziare. Allo Stato costerebbe di più pagare le indennità Naspi che la Cig covid. Dice in proposito il segretario generale Pierpaolo Bombardieri:

Abbiamo chiesto al Ministro di valutare l’obbligatorietà per le aziende di utilizzare le 12 settimane di cassa integrazione a loro disposizione, prima di avviare qualsiasi procedura“.

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