Rottamazione cartelle, molte escluse ma è un vantaggio, ecco perché

Escluse molte cartelle dalla sanatoria del governo, ma in alcuni casi è perché le cartelle sono prescritte.

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Cartelle cancellate e rateizzate, o ridotte solo in parte nella sanatoria. Sono i punti salienti di ogni intervento di questo genere sulle cartelle, e naturalmente non poteva essere diverso con la sanatoria del Governo Meloni, quella della Tregua Fiscale. Con la misura molti contribuenti italiani indebitati con il fisco e con molte cartelle a carico, risolveranno in un modo o nell’altro. I contribuenti però devono sapere che devono muoversi per step. Infatti dovranno prima di tutto verificare l’ammontare delle cartelle a loro nome passate ad essere affidate all’Agenzia delle Entrate Riscossione o a Equitalia. Poi bisognerà vedere ogni singola cartella in quale parte di sanatoria rientra. Sempre che vi rientri. È un occhio di riguardo bisogna darlo anche alle regole che riguardano le cartelle esattoriali, perché ci sono cartelle che anche se caricate regolarmente nell’estratto di ruolo di ogni singolo contribuente, non sono da pagare.

Cartelle esattoriali escluse dalla rottamazione ma non sono da pagare

Ci sono molti siti e molti media che hanno messo la lente di ingrandimento sulle cartelle esattoriali escluse dalla sanatoria.
Ma parlano esclusivamente di cartelle che non vi rientrano perché il legislatore ha deciso così. E sono cartelle sulle quali venendo meno la sanatoria, andranno pagate per intero dagli interessati. Noi invece oggi, facciamo focus sul fatto che molte cartelle escluse dalla sanatoria, lo sono perché non sono proprio da pagare. Cartelle che il contribuente non deve pagare e quindi già escluse a priori dalla sanatoria.
“Gentile redazione mi chiamo Paolo e sono un contribuente che ha diverse cartelle esattoriali da pagare e che contava di risolvere la propria situazione debitoria grazie alla sanatoria appena introdotta dal Governo.
Ciò che non mi quadra però è il fatto che molte delle cartelle che trovo ancora iscritte a ruolo sul sito dell’Agenzia delle Entrate Riscossione, a cui ho accesso con il mio Spid, erano state cancellate qualche tempo fa. Parlo di cartelle sotto i 1.000 euro già affidate a Equitalia prima del 2010. E poi, mi trovo cartelle che non sapevo di dover pagare, perché molto vecchie. Non è che sono prescritte?”

Errori da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione? A volte capita

Sicuramente chi ha avuto a che fare con enti pubblici, agenzie fiscali, agenti della riscossione e così via dicendo sa bene che l’errore è sempre dietro l’angolo. E il quesito del nostro lettore mette in luce proprio una situazione che sicuramente potremmo definire abbastanza diffusa. Infatti ci sono molti contribuenti che hanno riscontrato alcune problematiche relative ai loro debiti così come sono riportati nell’estratto di ruolo. Molte delle cartelle che finiscono negli estratti di ruolo dei cittadini italiani, sono non più dovute perché ormai prescritte. Oppure presentano vizi di forma e ricorsi alle autorità giudiziarie che evidentemente l’Agenzia delle Entrate Riscossione non considera.

Cancellazione automatica delle cartelle? Non è la prima volta

Ogni decreto fiscale e quindi ogni collegato alla Legge di Bilancio del governo, ha dei provvedimenti di sanatoria. Quest’anno il pacchetto si chiama Tregua Fiscale, come lo scorso anno si chiamava Pace Fiscale. Nella Tregua Fiscale entrano le cartelle diventate tali tra il 2000 e il 2022. In pratica ci sono anche quelle cartelle che erano state cancellate con un vecchio provvedimento del Governo Conte, a cui fa riferimento il lettore. In pratica, oggi viene varata la cancellazione automatica delle cartelle esattoriali affidate all’agente della riscossione entro il 2015. Ma solo se di importo inferiore a 1.000 euro. Lo stesso che fu introdotto in passato dal Governo Conte, solo che riguardava cartelle affidate all’agente della riscossione entro il 2010.

Cosa controllare prima di chiedere la rottamazione della nuova sanatoria del governo Meloni

Escludendo la cancellazione delle cartelle e lo stralcio, che sono due misure automatiche e senza domanda da parte degli interessati, la rottamazione dovrebbe essere trattata da una angolazione diversa.
Infatti dal momento che prevede una domanda da parte del contribuente, deve essere quest’ultimo ad indicare le cartelle di cui chiede la definizione agevolata. E serve controllare per prima cosa se c’è qualcosa di anomalo nell’estratto di ruolo. Perché ci potrebbero essere cartelle inferiori a 1.000 euro diventate di competenza del concessionario della riscossione entro il 2010. E quindi già cancellate automaticamente. Oppure ci potrebbero essere cartelle già andate in prescrizione. Significa cartelle che non solo non rientrano nella rottamazione, ma non sarebbero nemmeno dovute. La prescrizione infatti rende le cartelle non più dovute.

La prescrizione delle cartelle esattoriali nella sanatoria

Una cartella esattoriale si dice prescritta nel momento in cui il credito vantato dall’Agenzia delle Entrate Riscossione non può più essere riscosso perché scaduto. Le cartelle, o anche i debiti da cui le cartelle esattoriali derivano, hanno una loro scadenza. Infatti le pretese verso i contribuenti non sempre sono legittime. Esistono le scadenze e cioè la prescrizione delle cartelle. Una cartella prescritta non è più dovuta. La prescrizione delle cartelle esattoriali in genere è di 5 anni. E il calcolo parte da 60 giorno dopo la notifica della cartella, che poi è il termine concesso per pagare la cartella in genere. Per sapere se una cartella esattoriale è prescritta bisogna verificare l’esatta data dell’ultima notifica ricevuta, o degli ultimi solleciti di pagamento che fungono spesso da interruzione della prescrizione. Infatti se dall’ultima notifica ricevuta non è arrivato altro, se decorrono i 5 anni prima citati, la cartella può considerarsi prescritta. I 5 anni prima citati però, riguardano la regola generale. Ormai invece si guarda al singolo tributo o alla singola tassa precedentemente evasa e da cui parte la cartella. La durata della prescrizione varia dai 3 ai 10 anni, in base alla tipologia di debito da pagare.
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