Rottamazione cartelle esattoriali: potrebbe risultare illegittima, ecco perchè

La rottamazione delle cartelle esattoriali potrebbe violare la Costituzione, vediamo perchè.

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La rottamazione delle cartelle esattoriali potrebbe violare la Costituzione, vediamo perchè.

La rottamazione delle cartelle esattoriali rischia di compiere una disparità di trattamento tra i cittadini configurando, in questo modo un’illegittimità costituzionale.

Vediamo il perchè di questa affermazione e cosa comporta la rottamazione delle cartelle esattoriali per i cittadini, approfondendo al tempo stesso quali cittadini potranno fruirne e quali, invece, ne saranno tagliati fuori.

Rottamazione cartelle esattoriali: come funziona?

Abbiamo ampiamente parlato, in articoli precedenti, di cosa è la rottamazione delle cartelle esattoriali, ovvero la possibilità, per i contribuenti, di pagare soltanto il debito nei confronti del Fisco estrapolando da esso mora e sanzioni.

Ciò riguarda, principalmente le cartelle esattoriali emesse da agenti di riscossione, come Equitalia, ma non i contribuenti che hanno debiti pendenti con i Comuni, i quali si occupano in autonomia della riscossione e non sempre incaricano agenti per la riscossione. L’obbligo di aderire alla rottamazione per i Comuni significherà il perdere introiti derivanti da interessi di mora e dalle sanzioni. Proprio per questo è opportuno che il Parlamento vada a correggere la disparità di trattamento tra Comuni che si occupano in autonomia della riscossione e gli altri.

Differenze tra cittadini

In questo modo, infatti, i cittadini potrebbero essere trattati diversamente, in base al Comune in cui risiedono, di fronte alla legge e all’agente di riscossione poichè il decreto legge 193 del 22 ottobre 2016 sancisce che la rottamazione si applica soltanto ai carichi inclusi in ruolo affidati agli agenti di riscossioni. Per i Comuni che non ricorrono ad agenti di riscossione, quindi, l’esecuzione avviene tramite ingiunzioni fiscali e non sussistono carichi iscritti a ruolo.

Per gli anni dal 2000 al 2015, per i Comuni che hanno utilizzato l’ingiunzione fiscale, quindi, non esiste la possibilità di aderire alla forma di riscossione agevolata e chi sarà, a questo punto discriminato sono i cittadini.

Questo genera, evidentemente , una disparità di trattamento tra i cittadini e quindi un’illegittimità costituzionale. D’altro canto, però, anche l’imposizione ai Comuni di aderire alla rottamazione delle cartelle viola l’autonomia ad essi riconosciuta costituzionalmente.

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