Rimborso Tari: a rischio se c’è stato accertamento e rottamazione

Rimborsi Tari: accertamento e rottamazione cristallizzano la richiesta impositiva escludendo questa possibilità?

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Rimborsi Tari: accertamento e rottamazione cristallizzano la richiesta impositiva escludendo questa possibilità?

Si parla molto in questi giorni, e soprattutto dopo l’emanazione della circolare di conferma che non si trattasse di una bufala, della possibilità di rimborso tari in caso di importo gonfiato. E tra i contribuenti è stata corsa al controllo delle cartelle per verificare se si ha diritto al rimborso tari. Ma arrivano anche le prime smentite. Non perché, come accennato sopra, si tratti di una notizia falsa ma perché, per rientrare nell’ipotesi di rimborso della Tari, occorre che ricorrano alcune condizioni.

Salta il rimborso Tari in caso di accertamento e rottamazione

A tal proposito i tributaristi hanno precisato che se alla notifica dell’importo Tari gonfiato ha fatto seguito il pagamento con accertamento o rottamazione, il diritto al rimborso viene meno.
In altre parole il contribuente che ha regolato il pagamento della Tari mediante un accertamento, e dunque anche ricorrendo alla recente possibilità di rottamazione, ha perso di fatto il diritto ottenere quello che ha eventualmente ormai versato anche se illegittimamente, in quanto in base alla legge lo scadere del termine di 60 giorni congela la cifra impositiva. In questa circostanza infatti l’unica strada da percorrere è quella dell’autotutela ma è molto raro statisticamente che l’Ente interessato dia seguito a richieste di questo tipo.

A titolo di esempio si riporta il caso al limite del paradosso del contribuente che ha ricevuto l’accertamento per via del pagamento non pervenuto del bollo auto di una macchina della quale però non è mai stato proprietario: “se entro 60 giorni non ha presentato il ricorso, cristallizza la pretesa contributiva”.

Rimborsi Tari: perché il caso è esploso solo ora?

In merito ai prezzi gonfiati della Tari, peraltro, va detto che i presupposti ci sono da tempo e quindi parlare di un caso scoppiato ora è forse anche improprio. Ma la verità è che i contribuenti scoraggiati non hanno presentato ricorso perché questo sarebbe costato più di un eventuale rimborso della cifra dovuta. Oggi che cosa è cambiato? A dare fiducia ai contribuenti che hanno pagato più del dovuto per la Tari è stata un’interrogazione parlamentare.

Così quello dei rimborsi della tassa sui rifiuti è diventato un caso e ha coinvolto un numero crescente di contribuenti.

Bolletta Tari, non solo pertinenze: il calcolo non è chiaro

Peraltro il caso rimborsi Tari riguarda il calcolo delle pertinenze ma, aldilà di questo, sono diversi gli elementi che rendono il bollettino Tari poco chiaro e incongruo.
Il consiglio quindi è quello di rivolgersi alle associazioni dei consumatori o al proprio commercialista per accertarsi che, pertinenze o non pertinenze, il calcolo della tassa sui rifiuti sia stato effettuato correttamente. Per prima cosa infatti, qualora vi siano i presupposti, bisognerà fare una richiesta formale al Comune e, solo in assenza di risposta entro i tempi dovuti, si può presentare il ricorso. I tempi quindi sono purtroppo realisticamente medio-lunghi anche senza prendere in considerazione il ricorso in appello.

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