Rimborso Iva sulla Tia: scadenza, moduli e chiarimenti

Si parla del 30 marzo 2012, ma non ci dovrebbe essere alcuna scadenza dei termini del ricorso. Il consiglio è di fare il prima possibile, sperando che qualcuno non cambi le carte in tavola

di Redazione InvestireOggi, pubblicato il
Si parla del 30 marzo 2012, ma non ci dovrebbe essere alcuna scadenza dei termini del ricorso. Il consiglio è di fare il prima possibile, sperando che qualcuno non cambi le carte in tavola

In riferimento al rimborso Iva sulla Tia, tante sono le domande e i dubbi avanzati dai contribuenti interessati. Cerchiamo brevemente di venirvi in aiuto con un breve vademecum che ha ad oggetto proprio il rimborso dell’Iva pagata sulla Tia.

 

Sì al rimborso: lo conferma la Cassazione

Oggi si torna a parlare di rimborso dell’Iva sulla Tia, grazie ad una sentenza della Corte di Cassazione. La sentenza in questione è stata depositata lo scorso 9 marzo 2012 e ha il merito di concordare e quindi di sottolineare quanto già affermato nel 2009 dalla Corte Costituzionale: l’Iva sulla Tia è illegittima e come tale va rimborsata.

 

Rimborso Iva Tarsu non possibile

Onde evitare di fare confusione, il rimborso Iva è previsto solo per chi ha pagato la Tia. Nel nostro sistema tributario abbiamo infatti Tarsu e Tia. La Tia non è applicata da tutti i comuni italiani, quindi non può essere richiesto il rimborso Iva sulla tassa sui rifiuti da parte di tutti i cittadini indistintamente. Alcuni comuni infatti applicano la Tarsu e altri la Tia. Risale al  1999, la sostituzione della Tarsu, la Tassa Smaltimento Rifiuti Solidi Urbani, con la Tariffa di Igiene Ambientale, anche detta Tia, ai sensi dell’art. 49 del D.lgs. n. 22 del 1997, anche conosciuto come  Decreto Ronchi e dal DPR n. 158/1999.

 

Differenze Tarsu Tia

La principale differenza tra Tarsu e Tia è nei criteri di commisurazione del prelievo. Mentre la Tarsu viene calcolata sulla base dei metri quadrati dei locali e delle aree occupate dal contribuente, senza che rilevi il numero degli occupanti, nel caso della tariffa, la Tia, questa è divisa in una quota fissa e in una quota variabile. La quota fissa è rappresentativa delle spese generali sostenute per l’organizzazione del servizio (vedi ad esempio le spese di amministrazione e dei costi di gestione dei rifiuti esterni, come lo spazzamento delle strade). La seconda invece varia a seconda del grado di fruizione del servizio pubblico da parte dell’utente, che viene distinto in due grandi categorie: utenze domestiche (famiglie) e utenze non domestiche (operatori economici). Per le utenze domestiche, i criteri per calcolare l’importo della tariffa da pagare sono costituiti dai metri quadrati dei locali e dal numero dei componenti del nucleo familiare. Per gli operatori economici invece, tali criteri sono costituiti dalla superficie dei locali e dalla produttività media di rifiuti per metro quadrato, individuata per ciascuna tipologia di attività.

 

L’avvento (mancato) della Tia 2

Per chiarezza di contenuti, si ricorda come il d.lgs. n. 152 del 2006, il Codice ambiente, ha poi introdotto la Tia 2, la tariffa integrata ambientale di cui all’art. 238. La Tia 2 funziona in modo analogo alla Tia l, anche se è stata qualificata come entrata non tributaria dal Dl 78del 2010.

Chiunque possegga o detenga a qualsiasi titolo locali, o aree scoperte ad uso privato o pubblico non costituenti accessorio o pertinenza dei locali medesimi, a qualsiasi uso adibiti, esistenti nelle zone del territorio comunale, che producano rifiuti urbani, è tenuto al pagamento di una tariffa. La tariffa in questione, la Tia 2, costituisce il corrispettivo per lo svolgimento del servizio di raccolta, recupero e smaltimento dei rifiuti solidi urbani e di conseguenza la Tia 1 è abrogata, a decorrere dall’entrata in vigore della norma istitutiva della Tia2. ll comma 6 dell’articolo 238 del d.lgs. n. 152/2006, però aveva previsto l’emanazione da parte del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro delle attività produttive, di un apposito regolamento, da emanarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del decreto del 2006, che disciplinasse in maniera precisa la Tia2. Tuttavia si era anche precisato che fino all’ emanazione di questo regolamento e fino al compimento degli adempimenti per l’applicazione della tariffa, dovessero continuare ad applicarsi le discipline regolamentari vigenti, quindi quelle relative alla Tia1. Il termine ultimo per poter adottare il regolamento disciplinante la Tia2, era fissato al 30 giugno 2010, ma a questa data non è stato emanato, con la conseguenza che ci sono attualmente comuni che applicano la Tarsu e comuni che applicano la Tia1.

 

Rimborso Iva rifiuti solo nel caso della Tia

Detto ciò, per capire se si può chiedere il rimborso dell’Iva sulla Tia, bisogna verificare in primo luogo se il Comune di residenza applica la Tarsu o la Tia perché, nel caso della Tarsu, l’Iva non è mai stata applicata, e come tale non può chiedersi il rimborso. Per avere queste informazioni, basta guardare le bollette ricevute se contengono la dicitura Tarsu o Tia o per maggiore chiarezza, si può chiamare direttamente il proprio Comune, all’ufficio tributi o ancora verificare anche sul portale internet se vi siano comunicazioni al riguardo da parte dello stesso comune. Dopo aver accertato se il Comune di residenza applica la Tia e non la Tarsu, occorre visionare le proprie bollette, se vi sia indicata espressamente la voce Iva al 10%. Se risulta che il Comune ha applicato la Tia, e di conseguenza l’Iva al 10%, occorre recuperare dai vecchi cassetti le bollette degli ultimi 10 anni, risalenti al 2002 in pratica, perché la prescrizione è ordinaria, quindi vale 10 anni.

 

Scadenza rimborso Iva sulla Tia

In riferimento ai tempi per poter chiedere il rimborso, si è parlato inizialmente di un termine in scadenza al 30 marzo prossimo, anche se attualmente le notizie che trapelano specificano che non dovrebbe esserci alcuna scadenza. Queste incongruenze portano comunque a consigliare l’invio nel più breve tempo possibile della richiesta di rimborso onde evitare di cadere in termini di decadenza che potrebbero far venir meno il diritto a presentare la suddetta istanza.

 

Modulo rimborso Iva Tia: alcuni link utili

Non essendoci una normativa ad hoc che stabilisce tempistica e modulistica, molte associazioni dei consumatori e non, si sono impegnate a preparare, con i propri consulenti, dei moduli per poter presentare questo rimborso. Qui di seguito vi indichiamo alcuni link dove potete reperirli gratuitamente:

 

http://www.calabriaconsumatori.it/wp-content/uploads/2012/03/ISTANZA-RIMBORSO-IVA-SU-TARIFFA-INTEGRATA-AMBIENTALE.pdf

 

http://www.federconsumatori.it/news/foto/modello_fac_simile_tia.pdf

 

http://www.mdc.it/documenti/Modello_MDC_TIA.pdf

 

http://www.remakeit.it/modulo-rimborso-iva-tia-2012-download/

 

http://www.contribuenti.it/iva/facsimile_modello_irt2012.pdf

 

Come chiedere il rimborso su tassa dei rifiuti

Al modulo di rimborso vanno allegate le copie dei bollettini di pagamento effettuati, a cui è stata addebitata l’Iva. Con esso, si chiede al gestore del servizio rifiuti innanzitutto di sospendere dalla prossima bolletta l’applicazione dell’Iva e la restituzione dell’imposta pagata, illegittimamente secondo una sentenza prima della Corte Costituzionale e ora della Cassazione, degli ultimi 10 anni. Ovviamente sono le aziende a dover togliere l’Iva, dopo che l’Agenzia delle Entrate avrà fornito le relative istruzioni. La richiesta è legittima, ma se l’azienda non asseconda la richiesta legittima del soggetto istante, il contribuente non può decidere autonomamente di non versare dalla prossima bolletta l’Iva, poiché rischia di vedersi irrogate sanzioni e interessi moratori. Una dei soliti cavilli della nostra giustizia. Il contribuente ha ragione sì, ma se fa da solo, attendendo i tempi lunghi della burocrazie, rischia di passare dalla parte del torto.

 

Niente certezza sul successo della richiesta dei rimborsi

Non c’è certezza di ottenere il rimborso dell’Iva pagata. Nei moduli sono presenti alcuni avvertimenti alle aziende che non attuano i rimborsi, in merito all’avvio di azioni legali. L’avvio di azioni legali ha ovviamente una serie di conseguenze, che devono essere valutate con il proprio legale di fiducia, anche in base all’entità del rimborso che si pretende. Nessuno poi garantisce la vittoria in giudizio. Essendo poi una questione dibattuta da molto tempo, già dal 2009, quando la Consulta aveva a suo tempo sancito l’illegittimità dell’Iva sulla Tia, il contribuente interessato che è già in possesso di moduli precedenti che ha inviato in ossequio alla sentenza della Consulta di tre anni fa, anche inutilmente cioè che non hanno avuto riscontro, può rinviarli, ma con l’indicazione delle bollette successive al 2009 per cui è stata pagata l’Iva indebita.

 

Quali saranno le mosse del Governo?

Onde evitare che il Governo corra ai ripari come ha fatto dopo la sentenza della Consulta, e con una circolare smentisca quanto affermato dal giudice supremo di legittimità nel 2009, oggi confermato dagli ermellini, in un question time alla Camera, un onorevole interrogante ha proprio chiesto di conoscere le misure che il Ministero dell’economia e delle finanze intende urgentemente adottare per assicurare il pieno rispetto della sentenza della Corte costituzionale n. 238 del 2009 e non frustrare le legittime aspettative dei cittadini. Vi terremo aggiornati.

 

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Argomenti: Tassa rifiuti